Caccia al cinghiale in Val d’Orcia. “Per un chicco di granturco..”

Caccia al cinghiale. Una battuta pomeridiana veramente speciale vissuta in compagnia degli amici di Sarteano, tra la popolosa Valdichiana e l’incontaminata Val d'Orcia. Un avvenimento fortuito può riservare un’“enorme” sorpresa.

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I cani arrivano sul cinghiale fermato alle poste
I cani arrivano sul cinghiale fermato alle poste

Caccia al cinghiale – “A che ora ci si vede sabato?!?!? Forse non ho sentito bene… A mezzogiorno?!?!?” – non riesco a nascondere il mio stupore mentre parlo al telefono con Pietro, il capocaccia della grande squadra di Sarteano.  Vada per “un po’ più tardi”, ma l’appuntamento a mezzogiorno….!! Pietro mi spiega: “A novembre, il sabato mattina diamo modo ad alcuni di lavorare, e a tanti di dedicarsi ad altre forme di caccia: solo cosi riusciamo a riunire tutta la squadra. Perciò, alcuni di noi la mattina curano un’attenta tracciatura per organizzare una battuta pomeridiana “mirata”. “Allora vada per le 8:00 alla casa di caccia; verrò a tracciare con voi così mi sentirò meno ospite”- così concludo la mia telefonata a Pietro. Arrivo davanti alla casa di caccia dove ad attendermi ci sono Pietro, suo figlio Giordano, Bruno e Alessio pronti a partire. Salgo in macchina con Pietro e con molto piacere noto che non siamo soli: per la fase della tracciatura ad aiutarci ci sarà Pollicino. Il bassotto a pelo raso di Pietro, valido nel ruolo di limiere, si diletta a individuare le zone di rimessa. La zona che andiamo a sondare è quella detta “Dei ripetitori”: un’estesa tagliata attraversata da numerosi trottoi. Le abbondanti tracce e gli abbai decisi di Pollicino ci confermano la presenza di un grosso branco nella zona.

Essendo ancora “presto”, Pietro propone di andare a sondare un’altra zona e si decide per la il cosiddetto “Il Fitto”. In questa seconda zona il giro da compiere è più breve. C’è qualche traccia che costringe Pollicino a strattonare Pietro ma i segni di transito degli animali sono nettamente inferiori a quelli della zona esplorata prima. Ad un certo punto il nostro sguardo è attirato da una piccola macchia gialla tra le foglie: “Ah però!!! Questa si che è bella!!!” esclama Pietro. La vista di un chicco di granturco al lato di una strada bianca fa balenare nella testa di Pietro uno strano pensiero: “ Vuoi vedere che qualche bracconiere governa con il granturco a bordo strada per facilitare eventuali incontri ravvicinati? Nel dubbio oggi gli roviniamo i programmi: ho deciso!!! Cacceremo in questa zona.” Condivido la decisione di Pietro, anche se, la smania d’inizio stagione, avrebbe fatto propendere tanti per la zona “Dei ripetitori”.

Il momento della conta che definisce l'assegnazione delle poste
Il momento della conta che definisce l’assegnazione delle poste

Rientriamo alla casa di caccia. Ormai la squadra di Sarteano è al completo. Il discorso di Pietro, la conta per la disposizione delle poste, verricello, satellitare ai cani…tutto come da copione. La sciolta dei cani non si fa attendere. Dopo i primi scagni, i cani sono subito su una traccia buona. Un breve abbaio a fermo precede una bella canizza che porta un verro dritto alle poste…ma non alle nostre. Mentre abbai a fermo e canizze rallegrano l’altro versante delle poste, in lontananza due colpi ravvicinati anticipano la voce concitata di Emiliano via radio: “E’ grosso…è grossoooo!!! Attenti è partitooooo….ma sono sicuro di averlo preso con la seconda….”

Sarteano, tra la popolosa Valdichiana e l'incontaminata Val d'Orcia
Sarteano, tra la popolosa Valdichiana e l’incontaminata Val d’Orcia

Purtroppo la sua impressione è reale: un grosso verro anticipando l’arrivo dei cani, si è mosso dalla sua lestra, lasciandosi intravedere da Emiliano che, nel fitto della macchia, ha tentato il tiro piazzando su un fianco una palla del calibro 20, che non ha però avuto la meglio sull’animale. In quel momento diversi maremmani arrivati sulla lestra partono in canizza  scatenando un vero e proprio inferno nella macchia. Il grosso verro, incalzato dai cani, attraversa una strada asfaltata e, prima di raggiungere le poste, sceglie un fitto ginepraio come arena dove affrontare i cani. Ecco che gli ingredienti per l’irreparabile ci sono tutti: un verro ferito e arrabbiato…una macchia fitta e una decina di cani che s’incitano a vicenda.  Infatti i guaiti dei cani non si lasciano attendere: “Corri Mario! Corriiii!!! Se no ce li affetta tuttiiiii!!” urla Emiliano via radio. Mario si precipita sul posto. Grugniti e guaiti s’intrecciano nel fitto dei ginepri senza che si riesca a intravederne i protagonisti. Mario, a pochi metri dall’animale, appoggiato con le spalle su una quercia, resta in attesa che il cinghiale muova qualche passo.

Il piccolo chicco di granturco che ha deciso le sorti della braccata
Il piccolo chicco di granturco che ha deciso le sorti della braccata

In men che non si dica una montagna di setole punta anche il suo nemico a due zampe, ma la prontezza e l’istinto di Mario anticipano ogni riflessione: un colpo sparato a brevissima distanza fredda l’animale in carica che immediatamente si accascia a pochi centimetri dai suoi piedi. Solo a questo punto Mario si rende conto di quello che è successo e …. che stava per succedere! La scena che si mostra ai suoi occhi è sconcertante: un vero e proprio mostro dalle enormi difese giace ai suoi piedi, mentre dai ginepri compaiono i maremmani sanguinanti per le numerose ferite. Scrutando tra i ginepri, con le mani ancora tremanti, s’intravede il corpo esanime di un maremmano con un mortale taglio sul collo, e un secondo cane, le cui viscere sono sparse sul terreno, che farà appena in tempo a spirare tra le braccia del suo padrone. Il timore di Emiliano era fondato ma il tempestivo intervento del canaio ha fatto si che la sua previsione non si avverasse a pieno. Mario non riesce a celare gli effetti della tremenda scarica adrenalinica e ci confessa: “E’ da una vita che faccio il canaio ma una cosa del genere ‘un l’avevo mai vista!!” 

Pietro, il capocaccia, durante la fase di tracciatura
Pietro, il capocaccia, durante la fase di tracciatura

La battuta volge al termine sul far della sera. Sette grossi cinghiali sono da recuperare ma la curiosità di vedere da vicino il già leggendario verro abbattuto da Mario Ceccarelli spinge tanti ad accorrere sul luogo dell’abbattimento. Lo stupore nel vederlo è unanime: nessuno mai aveva visto tracce né aveva mai ipotizzato l’esistenza in queste zone di un simile animale! Inevitabilmente partono le supposizioni circa il peso del mostro: “centocinquanta”….“centottanta!”…ognuno è certo di avere la bilancia negli occhi, ma solo la bilancia della casa di caccia darà il verdetto finale: 174 Kg!!! Ancora una volta la squadra di Sarteano è riuscita a regalarci forti emozioni con una di quelle che doveva essere una “tranquilla battuta pomeridiana”, le cui sorti sono state decise da un piccolo ma prezioso chicco di granturco.

L'enorme verro protagonista della scena clou della braccata
L’enorme verro protagonista della scena clou della braccata

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