Caccia: Bari, intervista a un cacciatore, “Perché si va a caccia?”

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Cacciatori con caneCaccia: Bari, intervista a un cacciatore, “Perché si va a caccia?” risponde il presidente Debernardis dell’URCA, “Uccidere un animale è come estirpare una cicoria. Si tratta di cibo”.

Il 15 settembre si è riaperta la stagione della caccia (dura fino al 31 dicembre) e con essa si sono riproposte le critiche degli animalisti, che la giudicano un’attività “crudele, da vietare”. Si legge sul sito dell’associazione ambientalista Wwf: “In un territorio già provato dalla cementificazione, dalla perdita di habitat naturali, dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici, la caccia rappresenta l’ennesima aggressione alla fauna”. E i cacciatori che cosa rispondono? Lo abbiamo chiesto all’altamurano Giuseppe Debernardis,  vicepresidente e socio fondatore dell’URCA (Unione regionale cacciatori dell’appennino) di Bari.

Allora, i cacciatori come si difendono dalle critiche degli ambientalisti?

Per noi la caccia non è “uccidere per divertimento”.  Noi non abbattiamo animali per poi lasciarli sul terreno: ognuno di noi raccoglie la propria selvaggina per mangiarla. Proprio come fa il vegetariano che raccoglie la cicoria nata spontaneamente sulla Murgia. Anche quella cicoria in fondo non ha fatto nulla di male, eppure viene estirpata dal terreno per essere mangiata.

Va bene i cinghiali, ma sparare agli uccellini non rappresenta una lotta impari? Oltretutto non è che con i volatili ci si tolga la fame….

Sparare e poi mangiare gli uccellini è come gustare quei pesciolini che a Bari chiamiamo “schiuma di mare”. Anche in quel caso non ci si sazia, ma evidentemente c’è a chi li compra per togliersi uno sfizio. Ebbene, a noi piacciono gli uccelletti.

Altra critica: per la legge italiana un cacciatore può entrare per legge in un terreno privato per sparare a una preda. Lo ritiene giusto?

Si può entrare in una proprietà privata perchè esiste un accordo stipulato a suo tempo con gli agricoltori. Ma attenzione: i cacciatori possono entrare nel terreno esclusivamente a piedi, per non rovinarlo. E dove ci sono frutti pendenti il cacciatore può sparare solo se è stato già effettuato il raccolto. In più nelle vicinanze di case e immobili ci sono delle restrizioni.  Un cacciatore deve essere distante almeno 150 metri dal locale e solo se l’edificio si trova alle spalle (e quindi in direzione opposta al tiro), può far fuoco a una distanza minore, a 50 metri dallo stesso.

Con le armi come la mettiamo?

Alla fine della stagione venatoria le armi vengono riposte in casa, in armadietti sotto chiave e i fucili sono sempre denunciati presso la stazione dei Carabinieri più vicina al proprio domicilio.

Ma qui a quali animali è possibile sparare?

Tra le prede stanziali ci sono i cinghiali (in sovrannumero nelle nostre zone), le lepri, i fagiani e le volpi, classificate come animali “nocivi” perché mettono a rischio l’equilibrio faunistico. Tra le prede migratorie abbiamo invece beccaccie, quaglie, tordi e allodole.

E’ facile diventare cacciatore?

Per iniziare ad andare a caccia è necessario aver compiuto 18 anni ed aver superato un esame alla Provincia, al cospetto di una commissione composta da biologi, medici, ambientalisti, esperti balistici ed esperti cinofili. Non è affatto facile. E per fortuna esistono dei  gruppi amatoriali che organizzano corsi di formazione per i candidati, senza alcuna spesa.

Che cosa spinge una persona a prendere in mano un fucile?

Spesso si seguono le orme dei padri e dei nonni. Ma comunque non so se esista una caratteristica peculiare che invogli le persone ad andare a caccia. Io amo il fatto di stare al contatto con la natura ed essere lontano dal traffico e dalle città. Non sono figlio di cacciatori: questa passione è nata in me proprio perché ho sempre avuto a che fare con gli animali, che rispetto, perché mi danno da mangiare.

24 settembre 2013

Fonte: Barinedita

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