Caccia e Armi: Pavia, aumentano furti di armi

Caccia e Armi: Pavia, aumentati i furti in appartamento negli ultimi anni ed in particolare di armi da caccia che vengono poi piazzate in Est Europa dove si è venuto a creare un vero e proprio mercato nero dei fucili.

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Fucili da caccia
Fucili da caccia

Caccia e Armi. Aumentano i furti in appartamento nel pavese, i ladri vanno per rubare oro e soldi, ma non gli dispiace se trovano armi perché sanno già dove piazzarle: il mercato dei fucili da caccia rubati, infatti, nel paesi dell’Est Europa è fiorentissimo.

Ne sanno qualcosa i cacciatori della provincia di Pavia, soprattutto quelli dell’Oltrepò. In provincia i cacciatori sono circa 7000: si calcola che almeno il 10% negli ultimi tre anni abbia subito la visita dei ladri. Soprattutto quelli che abitano nelle zone più vocate per l’arte venatoria e cioè l’Oltrepò collinare.

I ladri vanno sul sicuro: in molte famiglie c’è un cacciatore, e si tratta di territori impervi, difficili da presidiare per le forze dell’ordine. “I furti di armi aumentano come i furti in generale – afferma Luigi Bertola, presidente dell’associazione “Libera Caccia” di Stradella, che raggruppa 1500 tesserati – Purtroppo il fenomeno sta investendo zone che un tempo erano praticamente immuni dai furti, come i territori rurali e montani”.

“Di solito i cacciatori – spiega Bertola – hanno tre o quattro fucili al massimo: chi ne ha di più, li ha ereditati. L’anno scorso a una donna di Montù Beccaria i ladri hanno rubato 14 fucili di vario tipo. A volte, anche se raramente, i fucili vengono ritrovati dopo il colpo. E’ accaduto a Verrua, dove a un mio amico hanno rubato tre fucili da caccia e una pistola. I fucili sono stati abbandonati giorni dopo in un campo, la pistola l’hanno tenuta: evidentemente le pistole hanno smercio sul mercato della criminalità organizzata. Comunque le assicurazioni pagano pochissimo per un’arma usata: si va da 50 a un massimo di 600 euro”.

“Non è un mistero per nessuno che i fucili vanno all’Est – afferma il titolare di un’armeria della provincia – Non si tratta di alimentare pregiudizi verso gli stranieri, perché è un dato di fatto. Se gli autori dei furti vengono dall’Est Europa, oltre all’oro si portano via anche i fucili. Un arma da caccia nuova può costare dai 1500 ai 30 mila euro, dipende dalla manifattura. Però in Italia i fucili rubati sono impossibili da riciclare: l’arma è facilmente identificabile dal numero di matricola, e se il numero è stato cancellato si rischia l’arresto”.

“All’est, invece, i controlli sono più blandi o inesistenti. – spiega l’armiere – I fucili vengono affittati a turisti-cacciatori: spesso senza neppure preoccuparsi di cancellare la matricola. Ovvio che i ladri devono avere contatti all’estero o un canale distributivo già pronto, per smerciare in tempi brevi una merce che in Italia scotta. Qui non c’è un mercato dei fucili rubati: per i controlli ma anche perché i prezzi dell’usato sono estremamente bassi. Farsi trovare a cacciare con un fucile rubato significa autodenunciarsi per furto o ricettazione”.

“Per la legge italiana – interviene Domenico Buscone, presidente dell’Ambito Territoriale di Caccia 5 di Varzi – Non è obbligatorio avere un armadio blindato per le armi. Ma l’esperienza insegna che in caso di furto, se l’armadio blindato non c’è scatta facilmente una denuncia per omessa custodia. Il che significa tra l’altro la perdita della licenza di caccia. In pratica chi ha l’armadio blindato può sostituire i fucili rubati; chi non lo ha non può comprarne altri”.

( 27 ottobre 2015 )

Fonte: LaProvinciaPavese

 

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