Caccia: Emilia Romagna, scontro sulla questione dei richiami vivi per uso venatorio

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Richiami Vivi - Attività VenatoriaCaccia: Emilia Romagna, scontro sulla questione dei richiami vivi per uso venatorio; botta e risposta tra il consigliere regionale dei Verdi, Gabriella Meo, e il delegato provinciale di Caccia Ambiente Ravenna, Claudio Miccoli.

L’Italia contravviene alle regole europee sulla tutela della fauna selvatica, consentendo metodi di cattura ed utilizzo degli uccelli selvatici come richiami vivi non conformi; sulla questione la consigliera regionale dei Verdi, Gabriella Meo, che ha affermato, “La Regione deve immediatamente abrogare le norme che consentono l’uccellagione in Emilia-Romagna se vogliamo evitare di pagare le sanzioni che ci imporrà l’Unione europea, sanzioni che saranno pagate non soltanto dai cacciatori, ma da tutti i cittadini”. Così ha commentato la Meo l’avvio, pochi giorni fa da parte della Commissione europea, della procedura di infrazione n. 2006/2014 contro l’Italia perché contravviene alle regole europee sulla tutela della fauna selvatica, consentendo metodi di cattura ed utilizzo degli uccelli selvatici come richiami vivi non conformi agli obblighi della “Direttiva Uccelli”.

“L’uso dei richiami vivi – spiega la consigliera Meo – è un tipo di caccia anacronistico, di gravissimo impatto sull’avifauna migratoria, eticamente ormai inaccettabile e secondo milioni di cittadini da proibire, che viene praticato in poche zone d’Italia, e in Emilia-Romagna soprattutto nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Bologna.”
“Nella stagione venatoria appena conclusa la Regione ha autorizzato le tre Province a mettere in funzione 30 impianti fra roccoli, prodine e copertoni (1 per Bologna, 13 per Forlì-Cesena e 16 per Ravenna). Sono impianti muniti di reti da uccellagione che possono catturare legalmente fino a 5.614 esemplari di Allodola, Colombaccio, Cesena, Merlo, Pavoncella, Tordo bottaccio e Tordo sassello che finiranno rinchiusi per sempre in minuscole gabbiette come richiami vivi utilizzati dai cacciatori negli appostamenti di caccia”.

“In attesa che il Governo italiano appena insediato dia subito a Bruxelles un segnale di voler rispettare rigorosamente le leggi europee sulla tutela della fauna selvatica – conclude l’esponente ecologista – l’Emilia-Romagna deve fare la sua parte vietando del tutto l’utilizzo degli uccelli a fini di richiamo da caccia e ponendosi, una  volta tanto, all’avanguardia nella tutela degli animali e della natura”.

Pronta la risposta alle affermazioni della Meo da parte del delegato provinciale di Caccia Ambiente Ravenna, Claudio Miccoli, il quale con una nota stampa ha contestato le affermazioni della consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo che nei giorni scorsi aveva ammonito la regione Emilia Romagna ad abrogare la legge sull’uccellagione per non incorrere in sanzione europee. “Vorrei porre l’attenzione su quanto riportato nella nota del Consigliere regionale Gabriella Meo per fare rilevare come sia attività troppo diffusa quella di piegare ( o addirittura stravolgere ) la realtà dei fatti per raggiungere propri fini politici” afferma Miccoli.
“L’Italia, da notizie assunte, – ha spiegato Miccoli – non rischia alcuna infrazione Comunitaria per la sua normativa venatoria, anzi l’unico rischio recente lo ha corso perché non applica le norme comunitarie normando la caccia per specie anziché per date secche e prive di contenuti scientifici – prosegue l’esponente di Caccia Ambiente. Infatti la battaglia che i cacciatori stanno portando avanti è quella di vedere applicate nel nostro paese la famosa Direttiva Uccelli, che prevede di svolgere l’attività venatoria nei periodi consentiti e alle specie che non hanno problemi di diminuzione”.

Proseguendo Miccoli ha dichiarato, “Il calendario venatorio della Regione Emilia-Romagna risulta essere molto più restrittivo delle Direttive Comunitarie togliendo specie consentite (vedi la Moretta), anticipando la chiusura ad altre o addirittura permettendo la caccia ad altre (Tortora) per soli tre giorni in un anno. Molte volte anche in barba ai tanti danni che il sovrannumero di alcune specie produce alle colture (girasoli, uva, ciliegie , frutta in genere ecc. ) e che la collettività deve poi ripagare agli agricoltori”.

“Si deve poi aggiungere – ha detto Miccoli – che le citate Direttive non obbligano a giorni di chiusura durante la settimana, mentre la normativa nazionale prevede il silenzio venatorio il martedì e il venerdì e quella della nostra regione (unica in Italia) anche il lunedì e mercoledì nel mese di gennaio. La signora non sa inoltre che ogni anno molti dei migratori che vanno in Africa si immettono erroneamente in una corrente che li porta verso il Sael da cui non riescono più a risalire trovando la morte in un numero stimato in 100 milioni di esemplari all’anno, da cui l’assoluta ininfluenza dei 5.614 esemplari che, “virtualmente”, possono essere catturati ogni anno”.
Miccoli poi aggiunge, “Che dire poi delle tante battaglie fatte da questa signora per tutelare quegli animali, spesso assolutamente alloctoni per il nostro ambiente, che manomettono la sicurezza degli argini di molti fiumi ponendo a rischio incolumità e risorse di ogni genere delle nostre popolazioni”.
“In questi momenti di grande difficoltà – conclude Miccoli – bisognerebbe porre tutta la nostra attenzione e le nostre risorse verso i problemi reali e non sviare la stessa con finti problemi, talora poi anche manipolati ad arte”.

( 12 marzo 2014 )

 

Fonte: RavennaNotizie

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