Caccia: Piemonte, Tar respinge le richieste animaliste, domenica si va a caccia

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CacciatoreCaccia in Piemonte: il Tar Piemonte respinge la richiesta di sospensione della caccia da parte degli animaliste pertanto domenica prossima si apre la Stagione Venatoria.

Il Tar del Piemonte ha deciso di respingere l’istanza di misure cautelari urgenti in merito all’apertura della Stagione Venatoria, presentata dalle associazioni ambientaliste di Lac, Pro Natura e Sos Gaia che avevano già ottenuto un rinvio al 30 settembre. I giudici del Tribunale Amministrativo Regionale hanno inoltre rinviato la valutazione di merito in Camera di consiglio al 10 ottobre prossimo pertanto la prossima domenica 30 settembre i cacciatori piemontesi potranno andare a caccia.

Per le associazioni ricorrenti “a partire dal 30 settembre sarà via libera alla strage di specie che rischiano l’estinzione”; il presidente della Lac Piemonte, Roberto Piana, ha così commentato la decisione del Tar, “Per la fauna selvatica piemontese è una ferale notizia. Per quattro specie (gallinella d’acqua, alzavola, allodola e ghiandaia) scompare la protezione durata 24 anni e dal primo ottobre aprirà anche la caccia alle specie della piccola fauna alpina (gallo forcello, pernice bianca, coturnice, lepre variabile) ormai quasi estinte”.

Proseguendo Piana ha spiegato “viene inoltre reintrodotta la caccia con l’arco mezzo silenzioso e crudele che il più delle volte ferisce solamente gli animali e li condanna ad atroci agonie, e i carnieri giornalieri ed annuali vengono assurdamente aumentati”.

Il presidente della Lac continua poi critico affermando, “Tra le tante nuove nefandezze del Calendario Venatorio 2012-2013, quasi un incentivo al bracconaggio, ricordiamo quanto troviamo prescritto per quanto riguarda l’annotazione dei capi abbattuti ad opera dei cacciatori: l’annotazione deve essere fatta con un puntino solo a capo recuperato”.

Piana poi evidenzia “Una sola nota positiva: gli uccelli estivanti se ne sono per fortuna già andati dalla nostra regione. Per tutti gli altri sarà una tragedia. A partire da domenica prossima una minoranza armata saccheggerà quello che resta della fauna selvatica”.

Inoltre secondo l’ambientalista, “senza Piano Faunistico Venatorio Regionale, con 6 Piani provinciali su 8 scaduti, senza Legge Regionale abrogata per impedire il voto popolare nel maggio scorso, senza l’obbligatoria Valutazione di Incidenza per le zone di Rete Natura 2000 (SIC e ZPS) la Giunta Sacchetto-Cota condanna la fauna selvatica piemontese a massacri come ancora non si erano visti”.

Anche i cacciatori esprimono il loro dissenso per la situazione venutasi a creare e Federcaccia annuncia azioni legali contro gli ambientalisti facendo notare che gli oltre 30mila cacciatori hanno pagato circa 500 euro per poter praticare l’attività venatoria solo per il tesserino venatorio e che il volume d’affari è di circa 70 milioni di euro.

Si legge infatti in un comunicato di Federcaccia Piemonte, “Continua lo scontro che oppone Federcaccia Piemonte a Lega per l’abolizione della caccia, Pro Natura e Fondazione per l’Ecospiritualità dopo il ricorso che le tre associazioni hanno notificato a Regione, comprensori alpini, ambiti territoriali, aziende faunistico-venatorie e agrituristico-venatorie.  Ricorso che fa seguito alla delibera del 14 settembre con la quale la Regione aveva preso atto della sospensiva del Tar piemontese e consentito la riapertura della caccia al cinghiale e di selezione il 15 settembre e alle altre forme di caccia al 30 settembre”.

“Federcaccia, per tutelare la posizione di 30mila cacciatori presenti in regione (che per il solo tesserino venatorio hanno speso in media 500 euro), ha deciso di agire legalmente nelle sedi opportune. Per questo è stato affidato un incarico all’avvocato Antonio Viglione di Mondovì, anche per difendere un sistema che genera un volume di affari di circa 70milioni di euro all’anno”.

Il presidente di Federcaccia Piemonte, Bruno Morena, “Non avremmo voluto arrivare a tanto ma vista la gravità della situazione era doveroso intervenire. Siamo stufi, dobbiamo difendere l’interesse degli iscritti che non possono soddisfare una loro legittima passione. Abbiamo dato mandato a un nostro legale di tutelarci e affiancare la Regione per raggiungere gli obiettivi prefissati”.

Il legale di Federcaccia, l’avvocato Antonio Viglione, ha fatto sapere, “Interverremo in giudizio a difesa delle tesi della Regione che riteniamo fondate e costituiremo un gruppo di lavoro per collaborare con le istituzioni e creare norme utili a impedire che in qualche modo si possa vietare l’esercizio di un attività pienamente legittima”.

26 settembre 2012

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