Caccia tradizionale: etica, religione e necessità

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Caccia: Un tour virtuale all’interno di alcune tecniche di caccia antiche, felice commistione fra religione, necessità e tradizione.

Curiosare nelle antiche tradizioni di caccia, che in alcuni casi ancora oggi sopravvivono, regala sempre qualche punto di riflessione nuovo su quella che oggi viene chiamata etica di caccia. Comportamenti che l’osservatore moderno non condivide, taccia come illeciti o immorali, trovano invece una spiegazione piuttosto semplice che prende il nome di religione e più affondo ancora di necessità alimentare. Curiosare nella tradizione venatoria ci consente di affondare lo sguardo fino a quell’epoca nella quale la caccia non era una semplice distrazione, nemmeno uno sport impegnativo e passionale,  ma piuttosto una pratica dal significato più ampio e profondo, uno strumento di sopravvivenza.

Cacciare con l’inganno. Oggi qualcuno non lo considerebbe il modo migliore, eppure c’è stato un tempo in cui si trattava dell’unico modo. Il tempo era quello in cui si cacciava per portare a casa proteine animali e nel quale le cartucce non è che ce ne fossero da regalare. In alcuni paesi dell’Europa, nelle sue estremità più orientali c’è chi questa caccia la pratica ancora, rivolta a grossi animali, gli stambecchi, che vengono spinti con l’uso di levrieri su spuntoni rocciosi.

L’animale che in fatto di agilità ne sanno una più del diavolo si arrocca in frammenti di roccia imprendibili guardando con sufficienza il cane. E’ a quel punto che si avvicina il cacciatore che senza grossa difficoltà lo abbatte. Oggi verrebbe da pensare che non si tratti di una sfida equa, eppure un tempo la necessità alimentare poco si curava di questi dettagli.

 

Caccia minuta: tradizione ed etica. Caccia immorale? C’è chi lo penserà sicuramente, ma questi generi di caccia provenienti direttamente da tradizioni antiche necessitano d’essere osservate meglio, e non necessariamente il cacciatore odierno è costretto a giudicarle. Conoscerle sì, questo è un piacere e un dovere. Uno dei casi che fa più parlar di sé è quello della pesca ai colombacci. Proprio così, si tratta di una caccia praticata sui Pirenei. Religione e pratica antica si mescolano piacevolmente, sicché la notte durante la quale vengono posizionate le reti è una vera e propria festa, sacra sì, ma pure profana. Proprio così, i colombacci si cacciano con l’uso delle reti e per quanto, comunemente si ritenga che a dar la caccia ai volatili con le reti non ci sia niente di elegante o morale, questa pratica va avanti da secoli. Qui, sui Pirenei si pescano i colombacci esattamente come più a sud si fa con le sardine, in un tramandarsi tradizioni senza fine che celebrano la vita dell’uomo, il rispetto per la divinità e l’amore per la natura.

Un caso simile è quello della folaga, un tempo pescata con le tese, pratica oggi vietata dalla Legge. Per quanto l’acquatico sia in più di una circostanza snobbato da chi ama andar per paludi, questo favoloso rallide è particolarmente apprezzato da chi vive poco distante dai laghi. In queste località europee (e non solo) si tratta di un acquatico più pregiato della stessa anatra: il motivo è da ricercarsi in diversi fattori. Si tratta di un animale sedentario e dunque decisamente più grasso, nutrendosi di germogli lacustri le carni sono decisamente più gustose e non di rado è cacciata a fermo e dunque senza l’uso di alcuna cartuccia. Anche nel caso della folaga inoltre la commistione fra sacro e profano è notevole, non solo una bolla pontificia ne autorizzava il consumo anche nei giorni di precetto, ma pure tra i paesi di religione mussulmana, che non consumano volatili, la carne della folaga è cibo consentito. Una caccia povera dunque, priva di cartucce ma che utilizza l’ingegno umano (l’inganno secondo alcuni).

Si tratta di un genere di caccia che in passato non veniva tacciata di immoralità (ben auspicata anche dalla religione) perché dettata dalla necessità, quella stessa che ha accomunato popoli cristiani e mussulmani, e tutti quelli che hanno vissuto a ridosso delle aree umide. Immorale poteva piuttosto sembrare in passato sprecare cartucce per la caccia dei volatili: costavano, non dovevano essere sprecate e le si impiegava per la caccia di grossi selvatici. Quella ai volatili era considerata una caccia signorile praticata da medici, avvocati o farmacisti. Richiedeva un grosso dispendio di denaro e nel caso in cui si fosse portato a casa il selvatico la quantità di carne a disposizione della famiglia sarebbe stata piuttosto ridotta.

Non è un caso forse che in Armenia durante la caccia alle coturnici non sia non sia previsto, secondo tradizione, l’uso del fucile. Questo è riservato alla cattura di mufloni, delle Armenian Sheep, e in generale per l’abbattimento dei grandi selvatici di montagna. Come si catturano le chukar armene? Vengono attratte da grandi festoni , tutti colorati con soggetto religioso. Questi vengono disposti sulla neve e i volatili gli si radunano sopra. A quel punto quelli che verrebbe da chiamare pescatori di montagna lanciano le reti e catturano i selvatici. Verranno consumati fra canti, balli e preghiere. Tutto per onorare degnamente una battuta di caccia secondo tradizione.

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