Caccia: Veneto, Stival fiducioso sul ritiro della sospensiva, “Presto si potrà ricominciare”

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Daniele StivalCaccia in Veneto: l’assessore Stival scrive al Tar chiedendo il ritiro della sospensiva sul Calendario Venatorio regionale, “Presto si potrà ricominciare”.

L’assessore regionale alla caccia Daniele Stival ieri ha depositato l’istanza per annullare la sospensiva del Tar nell’attesa della discussione, il 30 ottobre, del ricorso di Lav, Wwf, Lipu, Lac, Empa e Legambiente contro il piano venatorio di Venezia. La sospensiva del Tar ha dimezzato le specie cacciabili proprio nel momento più atteso dalle doppiette, quello dei passi.

Se gli ambientalisti gongolano, le associazioni cacciatori se la prendono con la Regione, accusandola di non aver tutelato sufficientemente la categoria. Di media ogni doppietta scuce 500 euro l’anno di tasse, iscrizione all’ambito di caccia e assicurazione. Una cifra ingiustificata per poi starsene senza sparare.

Ma Stival è ottimista. “Questione di ore e il Tar dovrebbe ridare la possibilità di cacciare”, dice, “la materia è facilmente strumentalizzabile dai protezionisti, ma altrettanto facilmente confutabile. Il Tar ha interpretato la legge in maniera restrittiva. Ma sono convinto che a vincere sarà il mondo venatorio”. Novemila le doppiette veronesi in attesa di cacciare.

L’assessore respinge le accuse di non aver tenuto in considerazione gli assalti ambientalisti: “La Regione non ha colpa. Il piano venatorio è quello di sempre, la normativa pure. Purtroppo è cambiata l’interpretazione del Tar circa i ricorsi, gli scorsi anni rigettati, quest’anno no. E’ stato così anche in Puglia, Lazio e Campania. Certo che al piano venatorio manca la valutazione d’incidenza, come dicono gli ambientalisti: non l’ha prodotta nessuno dei miei predecessori. Lo stesso dicasi per i piani di gestione a tutela dei selvatici a possibile rischio. Che senso ha accusare la Regione di manchevolezze”, si accalora l’assessore.

“Mi domando come Venezia possa predisporre piani di gestione della beccaccia, una delle 19 specie vietate, che migra dall’Italia agli Urali, e da lì in Spagna. Non sarebbe più logico che provveda l’Unione europea? Questa la logica, a mio parere corretta, per cui non si è provveduto ai piani di gestione”. «Su queste basi», conclude Stival, “poggia la richiesta di sospensione. Le condizioni ci sono tutte per centrare l’obiettivo”.

( 9 ottobre 2012 )

Fonte: L’Arena

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