La cartuccia Remington .260

Remington - L’ampio panorama delle cartucce statunitensi per la canna rigata un tempo era assai limitato per quanto attiene ai 6,5 mm mentre negli ultimi tempi c’è stata una fioritura in tale misura, in particolare per cartucce bivalenti da tiro e da caccia

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Sul bancone di tiro del poligono di Carrù la confezione originale del .260 Rem. e sullo sfondo il Magpul 5R impiegato per la prova
cartridges Remington
Sul bancone di tiro del poligono di Carrù la confezione originale del .260 Rem. e sullo sfondo il Magpul 5R impiegato per la prova

L’indovinato bossolo della cartuccia militare 7,62×51 Nato non poteva stare solo in divisa e già dopo pochissimo tempo dalla sua presentazione nei primi Anni 50 si aveva la versione civile ad opera della Winchester e, poco dopo, quella ristretta a 6 mm: il .308 Win. e il .243 Win. erano state soluzioni vincenti quanto a precisione intrinseca e ad un ampio ventaglio di opportunità venatorie. Su questa base formidabile che ha parentele indietro nel tempo come la 7,65×53 Mauser o la nostra non dimenticata 7,35×51 Ord.It. si sono via via allestite cariche con la sola variazione del diametro del colletto: non solo Winchester si è dedicata all’opera, ma ugualmente la Remington a cui spetta probabilmente la palma di civilizzatrice di tante cartucce wildcat o il processo di naturale ampliamento su basi conosciute e assodate. Tornando al bossolo del .308 Win., visto l’ambito in cui ci si muove usiamo la denominazione propria del mercato civile, la Casa di Ilion ha presentato nel 1980 un 7 mm denominato 7 mm 08 sulle prime dedicato specificatamente al tiro alle sagome metalliche, specialità che da noi non ha ancora possibilità di pratica, ma dove sussiste offre agli appassionati un divertimento entusiasmante: la carica di media intensità ricorda la mamma di tutte le cartucce moderne, guarda caso uscita da quella fucina di progetti ben riusciti qual era la Mauser di Oberndorf, la 7×57 ancor oggi ampiamente in uso, pure negli States. Insieme alla 7 mm il salto indietro di 0,5 mm era cosa fatta e la .260 Rem. vede la luce del mercato nel 1997 combinando le caratteristiche della 7 mm e le prerogative di una sezione ridotta nel diametro.

Probabilmente l’insuccesso della .244 Rem. nei confronti della concorrente creata dalla Casa del Pony Express brucia ancora e l’adozione all’epoca di un passo di rigatura lungo rimane una pecca cui s’era poi cercato di rimediare, ma oramai la .243 Win. era stabilmente e felicemente introdotta sul mercato internazionale. Così quando c’è stato da proporre queste nuove cartucce si è curato di abbinarle a una rigatura delle canne con passo corto, mediamente si predilige quello di 1:8,5” per il 7 mm e di 1:9” per il 6,5 mm, adatto a stabilizzare palle discretamente pesanti, quindi con mantenimento dell’energia sulla lunga distanza, grazie anche alla sostanziosa densità sezionale.

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Nei fondelli non si osservano deformazioni a carico degli inneschi, segno di un caricamento non esasperato, e una percussione centrata e costante

Questa recente .260 Rem. somma favorevolmente tali caratteristiche insieme alla lunghezza ridotta, adeguata ad azioni compatte e di notevole rigidità, tant’è che viene camerata sia nei fucili con destinazione venatoria, sia e più ancora in quelli oggi chiamati Tactical e destinati al tiro di precisione su medio lunga distanza. Nel tiro sono preferiti proiettili da 140 grs e Sierra come Hornady soddisfano ampiamente i desideri e le aspettative balistiche degli utilizzatori, mentre nella caccia pare sia preferibile il 120 grs, come ad esempio il Nosler Ballistic Tip, anche perché l’ingaggio di selvatici come capriolo e camoscio, muflone e daino non dovrebbe andar oltre ai canonici 300 m: a tale distanza la palla spinta dalla carica del .260 Rem. assicura una buona tensione di traiettoria e abbondante energia oltre alla precisione intrinseca. Favorevole alla concentrazione nel puntamento e nello scatto il modesto rinculo che ai soggetti sensibili non crea preventive paure, quelle che influenzano la corretta tenuta dell’arma e la regolare pressione sul grilletto.

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La palla Core-Lokt ha un profilo apicale molto rastremato per assicurare buone doti di volo e termina con un tondino di piccolissimo diametro dove si affaccia il piombo interno

La presentazione Remington

La confezione delle cartucce originali è quella classica di Remington con la scatola in robusto cartoncino con i colori verde e giallo oro, le scritte alternate bianche o nere secondo quello su cui si vuole richiamare maggiormente l’attenzione: molto chiare e ben leggibili le diciture che vanno dalla marca al calibro, dalla tipologia di palla al suo peso e, sul retro, le peculiarità tecniche del proiettile con le immagini degli esiti sul selvatico a due diverse distanze di tiro.

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Due cartucce in verticale mostrano la linea nota del bossolo di un .308 Win. ma il diametro del colletto indica la variazione di calibro operata: la dicitura poi sul fondello cerziora il tiratore prima dell’impiego

Le 20 cartucce sono stivate in un comodo alveare bifilare in plastica nera da cui si prelevano senza sforzo con due dita anche restando seduti alla postazione di tiro. Queste cariche impiegate in un Remington Magpul 5R montano un proiettile Core Lokt Ultra da 140 grs: la precisione è valida considerando la palla non certo da tiro; per sondare ancora l’ambito venatorio si è provata una ricarica, specificata nelle immagini e nelle didascalie, con palla Sierra Pro Hunter da 120 grs con risultati ancora più validi e soddisfacenti. Per concludere questa cartuccia nota a pochi fino a qualche tempo addietro, oggi sta raccogliendo un esteso e meritato apprezzamento.

5/5 (3)

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