Browning BAR Mk 3 in .308 Win.

Browning BAR Mk 3 - Abbiamo provato l’ultima generazione della conosciuta semiautomatica a canna rigata della Casa di Herstal che mantiene la consueta affidabilità in una veste sempre più adeguata all’uso intenso a cui la sottopongono i cacciatori

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Un’immagine d’insieme della BAR Mk 3 con le cartucce della prova
Un’immagine d’insieme della BAR Mk 3 con le cartucce della prova

La Browning BAR Mk 3

Grazie alla cortesia di Adrien Koutny della Browning di Herstal, della BWMI distributrice in Italia della marca, dell’armeria Bonardo di Bra (CN) e di Giorgio Rosso insieme a Kevin del poligono di Carrù abbiamo potuto effettuare due sedute di prove con una BAR Mk 3 che abbiamo richiesto specificatamente camerata per il .308 Win. La scelta va un poco controcorrente rispetto all’andamento attuale delle vendite specifiche focalizzate sul sempreverde .30-06 Sprg. a cui si è affiancato da qualche tempo il mai dimenticato 9,3×62, realizzato agli inizi del ’900 dal tecnico berlinese Otto Bock. A nostro sommesso parere occorre distinguere le prede di elezione e, qui da noi, sono certamente i cinghiali: se le dimensioni correnti dei selvatici non figurano fra i giganti della specie e se la capacità di piazzare opportunamente il colpo è una carta che si ha in mano, fare un pensiero all’equilibrio della cartuccia che la Winchester ha derivato da quella militare dei primi Anni 50 non sarebbe male.

Browning BAR Mk 3 – Prestazioni in poligono

Le prestazioni sono di poco inferiori a quelle della .30-06 Sprg. e l’attitudine a gestire proiettili un po’ più leggeri non deve essere visto sempre come una diminuzione della potere vulnerante: rimane l’adattabilità a sfrascare, neologismo cinghialesco che tutti gli appassionati ben comprendono, di cui la palla più pesante viene accreditata in maggior misura. Sappiamo bene che se si è convinti d’aver necessità di una soluzione piuttosto che di un’altra ben difficilmente ci si sposta: a noi in quest’occasione basta sollecitare un pensiero per una comparazione. Nel corollario della cartuccia un po’ più gentile, si fa per dire, coabita la struttura del fucile: la BAR propone due misure del castello e qui troviamo quella più ridotta con innegabile vantaggio nel peso e nella dimensione, così che la maneggevolezza e la portabilità, tanto richieste in questa specifica caccia, ne risultano avvantaggiate.

La comoda valigetta di trasporto è sufficientemente ampia da contenere anche un’ottica montata

Browning BAR Mk 3 – Un breve esame

Osserviamo il fucile partendo proprio dal castello chiuso, ricavato di fresa da un estruso di ergal con la finestra di espulsione sulla destra, l’ampia feritoia inferiore per l’inserimento del pacchetto di scatto, fissato da due spine elastiche, e del caricatore da 2 cartucce, ma ne esistono di capienza diversa, il foro nell’anello anteriore per la giunzione della canna lunga 51 cm e scanalata nella metà anteriore. Proprio a tale misura e nella parte inferiore viene saldato il blocchetto di presa gas: la spinta su un pistone muove una massa di una certa entità collegata tramite due aste in lamiera tranciata al carrello portaotturatore composto da una parte cilindrica in cui è inserita la testina dotata di sette alette che ruota con i primi mm di corsa del carrello e grazie all’interazione di un piolo e di una pista inclinata: da notare che la chiusura avviene direttamente nelle mortise ricavate nella culatta della canna. Nella faccia ribassata si trovano il foro del percussore e il nottolino elastico di espulsione mentre in una delle alette è incassata l’unghia di estrazione registrata dalla molla filo che ha fatto scuola anche per molti altri fucili. Lo scatto diretto viene regolato di fabbrica a un peso di circa 1,1 kg con una resa ottimale sia nel tiro in movimento che in quello mirato con assenza di grattamenti, molleggi, collasso di retroscatto: insomma un risultato degno della fama del marchio. Sono presenti le mire aperte sotto forma di una corta bindella da battuta con i due punti verdi in materiale traslucido posti ai lati della tacca a V, mentre il mirino a barretta cilindrica, nello stesso materiale, è di colore rosso per staccare su qualsiasi sfondo: sono possibili precise regolazioni nei due sensi. Sul cielo del castello è fissata una slitta tipo Picatinny a cui poter collegare, è una novità della Browning, una slitta complementare che si fissa allo strumento ottico prescelto: con una spesa ridottissima delle due basi si potranno avere così a disposizione un cannocchiale specifico tipo 1-4×24 e un apparecchio optoelettronico come un punto rosso sostituibili in un momento mantenendone la taratura.

Il cannocchiale Meopta 6x42A è un pezzo che oggi si definirebbe datato: su una carabina come la BAR Mk 3 svolge ancora perfettamente il suo compito

Il cannocchiale da puntamento Meopta 6X42A – Le caratteristiche

Per le prove abbiamo montato un cannocchiale che avevamo a disposizione: è certo datato, ma questo Meopta 6×42 con reticolo 4 presenta tutt’oggi una rilevante e sostanziale funzionalità ottica con elevata definizione e apprezzabile stacco dell’immagine dall’insieme, senza poi far mancare una corretta rispondenza dei click alle torrette. La calciatura in sintetico di gradevole colore oliva riporta pannelli neri in gomma morbida nei punti di presa, quindi alla pistola e sull’asta, insieme al dorsalino mobile per regolare in un attimo la postura del viso, grazie a un galletto posto a destra del calcio. Completano la dotazione le piastrine per variare piega e deviazione nonché il calciolo Inflex ad assorbimento dell’energia e alla direzionalità del movimento di rinculo che stacca per un istante il dorso dal viso del tiratore impedendo alle vibrazioni di recare danno. Le magliette con attacco a espansione di sfere consentono di non dover sganciare le fibbie della cinghia ad ogni rientro e il blocco di fermo del grilletto con codice numerico sono tutte contenute nella pratica e robusta valigetta di trasporto nera con il logo aziendale in colore dorato.

Un primo bersaglio a 50 m per il controllo dell’azzeramento con le diverse munizioni

Browning BAR Mk 3 – La prova in poligono

Dopo una prima serie a 50 m per controllare l’azzeramento, raggiunto fra l’altro già al secondo colpo dopo un giusto calcolo degli scatti di registro, abbiamo verificato la precisione notevole con cartucce Fiocchi, in particolare con palla SPS da 150 gr e con le Barnes, stesso peso e palla TTSX. Una controprova a 100 m si impone e così anche in questo caso abbiamo verificato precisione e giustezza del fucile entro il MOA, anche con canna mediamente calda come impone il clima di luglio. Non contenti di aver sempre sparato salve di tre colpi inserendo la prima cartuccia in camera e le altre due nel caricatore, giusto così per verificare se per caso un BAR si inceppasse… siamo poi tornati ai 50 m per sparare identiche salve di tre colpi non più cadenzate come per il tiro mirato, ma in tiro celere, simulando quello di caccia. Le considerazioni dicono: assenza totale di inceppamenti, favorevole stabilità con secondo e terzo colpo a segno in tempi molto brevi, un corretto raggruppamento dei bossoli finiti a terra in un ambito di una trentina di cm sulla destra e dietro di noi. L’avvio della produzione di questo fucile nel 1966 e il raggiungimento di circa 1.300.000 esemplari venduti sono credenziali evidenti insieme a un prezzo di vendita davvero contenuto.

5/5 (5)

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