Fauna: Emilia Romagna, un piano per prevenire gli attacchi dai lupi

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Lupi in branco - Canis LupusFauna: Emilia Romagna, la Regione presenta un piano per prevenire gli attacchi dai lupi agli allevamenti di bestiame e i conseguenti danni.

l lupo delle storie dei nonni è tornato e attacca e uccide il bestiame: la regione Emilia Romagna, per salvare capra e cavoli, anzi lupi e agnelli, ha stanziato dei fondi per dotare gli allevatori di sistemi protettivi, dissuasori e per l’acquisto di cani da guardia addestrati. Un piano per prevenire gli attacchi dei lupi al bestiame: lo ha presentato la regione Emilia Romagna per per sostenere le aziende zootecniche collinari e montane esposte al rischio predatorio. Per il 2014 saranno staniziati fondi per 100 mila euro che potranno essere ulteriormente incrementati. Il fenomeno degli attacchi dei lupi, con la conseguente uccisione di bestiame, sta diventando una realtà significativa anche nell’Appennino emiliano-romagnolo; per convivere  con il lupo gli allevatori devono  quindi  adottare le precauzioni adeguate. Dal 2008 la Regione ha georeferenziato gli attacchi da canidi per identificare le zone più a rischio. Sono interessate tutte le province, ad eccezione di Ferrara; Forlì-Cesena è la più colpita. Su 572 aziende zootecniche presenti nelle zone collinari e montane, mediamente sono 130 all’anno quelle che subiscono gli attacchi.

“Il lupo è una specie protetta dalla legge italiana ed europea –  ha dichiarato l’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni nel presentare l’iniziativa –  Noi vogliamo proteggere anche i nostri allevamenti. L’obiettivo del piano è rendere possibile una convivenza difficile.  Esperienze simili già realizzate in Italia e in Europa hanno dato ottimi risultati, con un contenimento di oltre il 90% dei fenomeni predatori quando è stata fatta una buona prevenzione”.

Il piano, sperimentale, prevede tre fasi:
– la sensibilizzazione degli allevatori, con incontri sul territorio per far conoscere le opportunità offerte e raccogliere le manifestazioni d’interesse;
– sopralluoghi di esperti nelle singole aziende per individuare gli interventi più idonei alla protezione del bestiame;
– pubblicazione di un bando regionale per finanziare l’acquisto di cani da guardia addestrati e di materiale di protezione, come recinzioni e dissuasori.

Già dal 2002 la Regione Emilia Romagna riconosce agli allevatori zootecnici un indennizzo dei danni da canidi (lupi e cani vaganti): attualmente viene risarcito il 100% del valore dei capi predati, con un contributo di 100 euro per lo smaltimento delle carcasse, per una spesa annua complessiva di circa 150 mila euro, che non ha conosciuto picchi di crescita nel tempo. “Il piano di intervento – ha concluso Rabboni – costituisce dunque uno strumento aggiuntivo di supporto agli agricoltori, per aiutarli a convivere con un rischio d’impresa rispetto al quale si trovano spesso impreparati. Il lupo è stato infatti assente per lunghi anni dal territorio regionale, ma ormai è diffuso su tutto il crinale appenninico emiliano-romagnolo”.

Metteremo in atto le migliori pratiche già sperimentate con successo e concorderemo con gli allevatori soluzioni su misura in base a tipologia dell’allevamento, morfologia del territorio, modalità di ricovero del bestiame e guardiania” ha specificato l’esperto del settore Duccio Berzi che prenderà parte al progetto. Dal 2008 la Regione Emilia-Romagna ha georeferenziato gli attacchi da canidi per identificare le zone più a rischio. Sono interessate tutte le province, ad eccezione di Ferrara; Forlì-Cesena è la più colpita. Su 572 aziende zootecniche presenti nelle zone collinari e montane, mediamente sono 130 all’anno quelle che subiscono gli attacchi.

Un monitoraggio effettuato dalla Regione  in collaborazione con Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha stimato una popolazione annua di circa 200 individui, diffusi lungo l’intero crinale appenninico regionale, e sono state individuate 31 aree di presenza stabili, in alcune delle quali vivono esemplari con patrimonio genetico ibrido (21 quelli identificati). La caccia al lupo è proibita in Italia dal 1971, e dal 1976, il lupo è riconosciuto per legge “specie protetta”. La sua rapida ricomparsa non solo nelle aree montane, soprattutto appenniniche, ma anche in collina e in fondovalle risale agli anni Settanta. 

13 marzo 2014

Fonte: IlGiornaledellaProtezioneCivile

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