I cacciatori dell’Alto Adige scrivono a Il Giornale sull’aquila di Gais

I cacciatori altoatesini rispettano le regole, chi ha compiuto un gesto tanto riprovevole non può definirsi cacciatore.

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Alto Adige

Alto AdigeGünther Rabensteiner, presidente provinciale dell’ACAA – Associazione Cacciatori Alto Adige, associazione federata alla Federcaccia, ha inviato qualche girono fa al direttore de “il Giornale” Alessandro Sallusti una presa di posizione dell’Associazione relativamente all’articolo sull’uccisione dell’aquila a Gais pubblicato dal quotidiano. Questo il testo:

“Egregio Dott. Sallusti,
in riferimento all’articolo di Tiziana Paolucci pubblicato su il Giornale del 09.06.2020 sulla triste vicenda dell’aquila uccisa in Val Pusteria, come Associazione Cacciatori Alto Adige ci teniamo a puntualizzare alcuni aspetti che sono stati ignorati e che invece dovrebbero essere considerati per non dare una narrazione distorta o sbilanciata dell’intera vicenda.
Innanzitutto ci preme sottolineare che la nostra comunità venatoria (oltre 6.000 soci) per prima ha tutto l’interesse a collaborare nell’indagine in corso per cercare di individuare – e non certo di coprire – il responsabile dell’ignobile gesto che, nonostante nel titolo del succitato articolo venga definito come “cacciatore”, nulla ha a che spartire con lo spirito che anima la caccia in Alto Adige, dove la regolamentazione è molto stretta e la gestione trasparente.

Lo sfruttamento sostenibile della fauna cacciabile, nel senso di un prelievo mirato che consenta uno sviluppo sano ed equilibrato delle specie, e la conservazione degli habitat e della biodiversità delle nostre montagne sono i principi cui tradizionalmente si ispira l’attività venatoria in Alto Adige. Numerosi sono gli interventi e le attività messe in campo dai cacciatori altoatesini a favore anche delle specie non cacciabili. Anche per quanto riguarda le specie protette, come in questo caso l’aquila, ci teniamo a sottolineare che la nostra normativa provinciale è sempre stata particolarmente restrittiva e ha posto l’aquila sotto tutela già nel 1956, ovvero vent’anni prima che questa fosse prevista dalla legge nazionale del 1977.

I controlli sul corretto comportamento della nostra comunità venatoria sono serrati, tant’è che l’episodio dell’aquila uccisa è stato portato alla luce da un nostro guardiacaccia, Markus Kaiser (e non Günther Rabensteiner, come erroneamente riportato nell’articolo), dato che la nostra associazione si occupa insieme all’Autorità forestale provinciale anche di vigilanza venatoria. I cacciatori altoatesini rispettano le regole, chi ha compiuto un gesto tanto riprovevole non può definirsi cacciatore (e se lo è – e questo è ancora tutto da dimostrare – sicuramente non lo sarà più in futuro), né si può permettere che possa discreditare un’intera categoria che da noi opera in armonia con l’ambiente e nel rispetto delle regole”. Ricordiamo che come già dichiarato dal presidente nazionale Massimo Buconi, Federazione Italiana della Caccia sta preparando attraverso i propri legali l’atto di costituzione di parte civile contro l’autore di questo inqualificabile gesto di bracconaggio che, come ben sottolineato dal presidente ACAA, niente ha a che spartire con il mondo della caccia e i suoi praticanti.

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