Specie simbolo
La starna è una specie simbolo della nostra campagna, legata a un’agricoltura e a una caccia che appartengono ormai al passato. Un tempo diffusa anche in Maremma, dove la sua presenza è ben documentata fino agli anni Settanta del secolo scorso, è progressivamente scomparsa dal nostro territorio. Per molti anni si è ritenuto che un suo ritorno fosse difficilmente realizzabile, soprattutto a causa delle profonde trasformazioni dell’agricoltura e della conseguente perdita di ambienti favorevoli alla specie. Negli ultimi tempi, tuttavia, alcuni segnali sembrano indicare un possibile miglioramento delle condizioni ambientali. Anche le disposizioni della Politica Agricola Comune (PAC), con particolare riferimento alla rotazione delle colture, possono contribuire a ricreare una maggiore diversità negli ambienti agricoli. Un segnale incoraggiante, pur con tutte le cautele del caso, arriva anche dalla lepre, le cui popolazioni risultano in ripresa in diverse aree di pianura.
Percorso complesso
È in questo contesto che l’Ambito Territoriale di Caccia Grosseto 6 ha deciso di avviare un progetto di recupero della starna, nella consapevolezza che si tratta di un percorso complesso, i cui risultati non possono essere dati per scontati. Sono state individuate due aree di intervento, con superfici comprese fra 3.000 e 5.000 ettari: una tra i comuni di Gavorrano e Roccastrada, l’altra tra Gavorrano e Castiglione della Pescaia. Entrambe comprendono diverse Zone di Rispetto Venatorio (ZRV), già dotate di recinti di ambientamento, che costituiscono un’importante base operativa per il progetto. Per le immissioni sono stati scelti soggetti appartenenti al ceppo di starna italica, allevati presso il CPPS di Scarlino.
Miglioramenti ambientali
Particolare attenzione viene riservata ai miglioramenti ambientali, indispensabili per offrire alle starne condizioni favorevoli all’alimentazione, al rifugio e alla riproduzione. Grazie anche alla collaborazione con un’importante azienda agricola del territorio, sono stati incrementati gli interventi di gestione degli habitat. Fra questi, il mantenimento di strisce di cereali non raccolti, soprattutto lungo i margini degli appezzamenti, e la coltivazione di superfici con miscugli di leguminose da prato, gestite con trinciature effettuate al di fuori del periodo di nidificazione.
È inoltre previsto il controllo della predazione, nel rispetto dei piani approvati dalla Regione Toscana.
Utilizzo per la cinofilia
Nella fase iniziale del progetto la caccia alla starna sarà vietata, per consentire alla popolazione di insediarsi e, possibilmente, di raggiungere una consistenza adeguata. Potranno invece essere valutate forme di utilizzo per la cinofilia, compatibili con gli obiettivi di conservazione e utili anche alle attività di monitoraggio. L’obiettivo, qualora le condizioni lo consentano, è arrivare in futuro a una gestione venatoria sostenibile, attraverso piani di prelievo conservativi, riservati ai cacciatori che parteciperanno attivamente alle iniziative di gestione. Non si tratta, dunque, di un semplice programma di immissioni, ma del tentativo di ricostituire una popolazione selvatica capace, nel tempo, di riprodursi e mantenersi sul territorio. La strada sarà lunga e non mancheranno le difficoltà. A quelle tecniche e ambientali si aggiunge talvolta lo scetticismo, quando non il vero e proprio disfattismo, di una parte dello stesso mondo venatorio. Eppure, tentare di restituire alla nostra campagna una specie che ne ha fatto parte per secoli rappresenta una sfida che vale la pena affrontare. E, per il mondo venatorio, anche una responsabilità: dimostrare concretamente che la caccia può contribuire non soltanto alla gestione della fauna, ma anche al recupero di ciò che abbiamo perduto (fonte: FIDC).



































