Intervista a Renata Briano, neo presidente del Comitato Scientifico Fondazione UNA

ESCLUSIVA - Abbiamo raggiunto Renata Briano, il neo presidente del Comitato Scientifico di Fondazione Una onlus (uomo, natura, ambiente), e dopo le congratulazioni per il suo nuovo incarico, le abbiamo posto alcune domande in merito al futuro della caccia.

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Renata Briano
L’Ex Europarlamentare Renata Briano ora neo presidente del Comitato Scientifico Fondazione UNA onlus.

Presidente Briano, anzitutto congratulazioni per il suo nuovo incarico. Come intende impostare il lavoro all’interno del nuovo Comitato Scientifico di Fondazione UNA?

Grazie mille sono davvero felice di questo traguardo. Il Comitato è formato da personalità di gran rilievo; ogni componente è stato scelto perché esperto di un determinato settore e si occuperà di un progetto specifico. Per questo motivo intendo creare una modalità di lavoro basata sul confronto continuo soprattutto per i temi di maggiore rilevanza, anche perché la Fondazione ritiene necessario dare ad ogni sua iniziativa dei fondamenti scientifici. Sostanzialmente, mi piacerebbe applicare la filosofia generale della Fondazione ovvero coinvolgere tutti gli stakeholders per assicurare un lavoro professionale e sinergico.

Purtroppo, il Covid non semplifica le cose, quanto inciderà nei suoi programmi? 

Spero il meno possibile. L’emergenza Covid ha inciso e potrebbe incidere sui progetti in presenza che vedono una partecipazione numerosa, penso ad esempio ad “Operazione Paladini del Territorio”, la giornata dedicata al ripristino ambientale da parte delle sezioni territoriali dei cacciatori, che abbiamo dovuto necessariamente spostare alla primavera 2022. È importante, in ogni caso, che il nostro lavoro scientifico vada avanti anche perché nel momento in cui tutto era fermo gli equilibri tra fauna, agricoltura e ambiente non sono stati garantiti.

Quali sono le tre priorità nella sua agenda di neo presidente? Come vi muovete per raggiungere gli obiettivi prefissati?

Rafforzare la comunicazione, concretizzare i nostri progetti e coinvolgere la politica. Vogliamo parlare del rapporto tra uomo, natura e ambiente a tutti e non soltanto al settore interessato, con particole attenzione ai giovani che secondo i dati sono quelli più estranei a questi temi. La Fondazione già da tempo ha un programma di comunicazione molto importante e si sta impegnando ancora di più per raggiugere l’obiettivo di coinvolgere anche le nuove generazioni soprattutto tramite i social media.

Portare avanti dei progetti concreti che dimostrano che il cacciatore è veramente un paladino del territorio, rendendoli sempre più capillari e diffusi in tutto il territorio. Ad esempio, stiamo lavorando per estendere il progetto Biodiversità è UNA, nato nelle scuole di Forlì, in altre città e Selvatici e Buoni che sostiene una filiera controllata di carne di selvaggina.  Come terza priorità, considerata la mia esperienza, mi piacerebbe tanto coinvolgere di più il mondo politico su questi temi che spesso è riluttante perché distratta da altre priorità o perché considera tematiche troppo sensibili e controverse.

Fondazione UNA è una solida realtà e nel contempo una grande certezza a salvaguardia della biodiversità e del mondo venatorio. Come sono andati i primi mesi 2021 e cosa si prevede per il comparto in termini di chiusura d’anno?

fondazione una
fondazione una

I primi mesi del 2021 sono stati molto difficili perché alla base delle attività di Fondazione UNA risiede il lavoro sul campo e con le restrizioni in atto per l’emergenza sanitaria non è stato possibile. Per limitare il problema in questi mesi abbiamo lavorato molto sul digital consolidando la community di 45mila fan sulla nostra pagina Facebook, collaborando con Torcha per raggiungere un target molto importante per il futuro della Fondazione e del mondo venatorio: i giovani. Inoltre, in questi ultimi mesi abbiamo iniziato nuove collaborazioni come quella con URCA Macerata per riuscire ad allargare i confini del progetto Selvatici e Buoni che ha lo scopo di creare una filiera certificata e tracciata della carne di selvaggina.

Il comparto, come del resto ogni cittadino e ogni impresa italiana, ha passato mesi terribili nel 2020 a causa dell’emergenza sanitaria. Quello che ho registrato nei primi mesi del 2021 è una ripresa concreta, sia dal punto di vista delle attività economiche che nella volontà di tutti gli operatori del settore e questo lascia ben sperare per la chiusura dell’anno e in particolare con la prospettiva di un ritorno auspicato alla normalità nel 2022.

Presidente Briano, in una vostra nota riferisce che desidera garantire al mondo venatorio un ruolo centrale nelle politiche di gestione del territorio. Quali sono i suoi progetti?

Il nostro progetto primario è quello di comunicare gli obiettivi di sostenibilità di Fondazione UNA e di far conoscere la figura positiva e il ruolo da protagonista nella gestione del territorio del cacciatore moderno. I progetti sono tanti, ma innanzitutto è necessario svolgere un importante lavoro scientifico per sradicare tutti i pregiudizi e ristabilire una visione ecosistemica di questo mondo. Il mondo venatorio ha un ruolo centrale nelle politiche di gestione del territorio e noi di Fondazione UNA ci stiamo impegnando per diffondere questo messaggio attraverso i nostri progetti.

Il nuovo Comitato Scientifico Fondazione UNA guarda al comune obiettivo di affermare la figura del cacciatore come “Paladino del Territorio”, valorizzando il contributo dello stesso a salvaguardia della biodiversità. In che modo e che tipo di azioni intende intraprendere per raggiungere questo obiettivo?

La nostra priorità è di diffondere la figura  e le iniziative del “ paladino del Territorio” e di superare tutti i pregiudizi e gli stereotipi. Sono più di 350 mila i cacciatori che condividono i principi della Fondazione e si impegnano a garantire un giusto equilibrio ambientale. Il paladino del territorio agisce attraverso l’organizzazione di iniziative specifiche che hanno come obiettivo la salvaguardia della biodiversità e la lotta al bracconaggio, la tutela della specie protette, gli equilibri della fauna e cerca di essere parte attiva nella risoluzione dei problemi di inquinamento territoriale, al pari degli altri stakeholders provenienti dal mondo ambientalista e agricolo.

Per la prima volta una donna alla guida del Comitato Scientifico Fondazione UNA. Ritiene siano ancora poche quelle ai vertici del mondo venatorio, agricolo, ecologista?

Parto dal presupposto che le donne sono sempre troppo poche ovunque, soprattutto nei ruoli di potere. Rispetto al mondo venatorio, dove la presenza delle donne è ancora limitata, riscontriamo invece una numerosa presenza femminile ai vertici di realtà che si interessano di ecologismo e ambientalismo. Si tratta comunque di un processo che sta cambiando, infatti anche nel nuovo Comitato Scientifico, c’è un consigliere donna. Come Presidente mi piacerebbe portare punti di vista diversi e credo sia importante comunicare in maniera più femminile così da poter avvicinare anche le donne a questo settore.

Riproduzione riservata.

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