La Provincia di Belluno approva il nuovo piano di prelievo del cervo

È stato presentato nella mattinata di due giorni fa, martedì 14 luglio, a Palazzo Piloni a Belluno, il nuovo calendario venatorio, approvato dall’amministrazione provinciale.

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Veneto

BellunoÈ stato presentato nella mattinata di due giorni fa, martedì 14 luglio, a Palazzo Piloni a Belluno, il nuovo calendario venatorio, approvato dall’amministrazione provinciale. Si tratta del principale strumento della gestione autonoma della funzione di caccia e pesca assicurata alla Provincia di Belluno in accordo con la Regione Veneto. Il calendario è stato stilato di concerto con i portatori di interesse, a seguito di incontri con cacciatori, agricoltori e ambientalisti. Come già avvenuto lo scorso anno, viene avviato il prelievo del cervo in pre-apertura. «Sono confermati i piani approvati negli anni scorsi», ha spiegato il consigliere provinciale delegato, Franco De Bon.

«Questo è il secondo anno di sperimentazione per l’abbattimento di femmine e piccoli di cervo, cominciando subito dopo Ferragosto per andare incontro a quella che sta diventando una vera e propria emergenza per l’agricoltura e non solo: la densità eccessivamente elevata di ungulati costituisce un forte danno per le colture e anche per l’intero ecosistema. Quest’anno, con il parere favorevole di Ispra che rappresenta l’ente di riferimento per la gestione faunistica, abbiamo aumentato del 20% il piano di abbattimento». Nel 2019 sono stati prelevati 2.673 cervi, parimenti divisi tra maschi, femmine e piccoli. Un numero che sfiora il 91% dei capi consentiti dal piano di abbattimento. Per il 2020, con il nuovo incremento autorizzato da Ispra, il totale autorizzato arriva a 3.234 capi. «Un numero funzionale a una gestione scientificamente corretta della popolazione di ungulati, in costante crescita», ha sottolineato il consigliere De Bon.

«Le stime dello scorso anno ci dicono che avevamo all’incirca 40mila capi in provincia, escluso il territorio del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi: 10.400 cervi (erano poco più di 900 nel 1990, ndr), 13.600 caprioli, 2.400 mufloni, 7.250 camosci, a cui dobbiamo aggiungere un numero imprecisato di cinghiali, in fortissima crescita. Proprio il cinghiale costituisce un problema per i danni che produce alle attività agricole e assieme al tavolo verde è stata disposta l’eradicazione. Il prelievo anche in questo caso è in crescita: 400 capi abbattuti nel 2018, 705 nel 2019». Alla presentazione del calendario venatorio hanno preso parte anche due anime del tavolo verde, agricoltori e mondo venatorio. Da parte degli agricoltori si è sollevato il grido d’allarme per le difficoltà legate agli ingenti danni provocati da cervi e cinghiali.

«Ringraziamo la Provincia per il continuo ascolto delle problematiche relative alla fauna selvatica», ha detto Michele Nenz (Coldiretti Belluno). «Per gli agricoltori questo è un momento difficile: nella parte alta della provincia i maggiori danni derivano dal cervo; nella parte bassa invece abbiamo contemporaneamente cervi e cinghiali. La presenza del lupo ha sicuramente colpito la fauna selvatica, ma ne ha anche cambiato i comportamenti facendola arrivare anche d’estate fino a fondovalle». «Il futuro della caccia è quello di andare sempre più verso una gestione sostenibile dell’ambiente e della fauna», ha aggiunto Alberto Colleselli, rappresentante del mondo venatorio. «Il cacciatore deve essere colui che aiuta a riequilibrare la demografia della fauna selvatica, anche controllando alcune specie che stanno aumentando in modo problematico e tutelando quelle specie che proprio per la crescita delle altre potrebbero entrare in difficoltà di sopravvivenza».

Soddisfatto per il nuovo calendario venatorio anche il presidente della Provincia, Roberto Padrin: «Questo è il frutto di un lavoro concertato con tutte le parti coinvolte, che ha portato a un ottimo risultato. Ringraziamo la Regione Veneto per la disponibilità che ci ha dato di gestire in forma autonoma la funzione di caccia e pesca. È un atto richiesto sin da subito nel percorso della nostra autonomia. Grazie alla struttura provinciale e a Franco De Bon per l’impegno profuso. Quando il nostro territorio collabora, riusciamo sempre a ottenere grandi risultati. Lo stiamo vedendo anche nel tavolo verde, a beneficio non solo delle attività agricole, ma di tutto l’ambiente bellunese» (Amicodelpopolo.it).

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