Un copione già visto
Ci risiamo! Dopo il Parco del Matese, che ha visto la luce nonostante le motivate critiche e l’opposizione delle comunità locali, stavolta è la Sicilia, con il Parco degli Iblei, a voler dimostrare lo strapotere incontrastato di alcuni politici spalleggiati da amministratori e burocrati di lungo corso, tutti impegnati nel cercare altri fondi per garantire poltrone e lauti compensi a presidenti, direttori generali e comitati di gestione. E stipendi a qualche altra decina (o centinaia) di ranger che scorrazzano a bordo di costosi fuoristrada per controllare che non vengano raccolti funghi, more, lumache, tartufi e che non vengano costruiti pollai, stalle e casali che deturpano il panorama rurale sfregiandolo ben più gravemente dei mastodontici e immobili parchi eolici che hanno ingrassato le ecomafie per anni. Purtroppo, è questa la realtà che si nasconde dietro la mania di creare nuovi parchi, anche se le motivazioni ufficiali sono sempre le stesse, fatte di paroloni quasi sempre vuoti che hanno lo scopo di convincere più persone possibili creando false aspettative: “L’istituzione del Parco potrà garantire una tutela unitaria e favorire uno sviluppo locale fondato sulla valorizzazione del patrimonio culturale e naturale, sull’agricoltura di qualità e sul turismo sostenibile”.
Un record poco invidiabile
In questo modo, la meravigliosa Sicilia che con la sua preziosa autonomia di Regione a Statuto Speciale ha già conquistato il non invidiabile record di operai forestali stagionali, si appresta a scalare il 4° posto fra i Parchi nazionali italiani con la maggiore superficie. Il futuro Parco Nazionale degli Iblei, infatti, dovrebbe estendersi per circa 146.735 ettari tra le province di Siracusa, Ragusa e Catania, interessando 27 comuni nei quali vivono e lavorano 4.770.232 abitanti e si posizionerebbe sotto il Parco regionale dell’Etna e in mezzo a un gruppetto di 5 aree protette spuntate come funghi: Riserva di Pantalica e Valle dell’Anapo; Riserva naturale orientata Cavagrande del Cassibile; Riserva naturale orientata Sugherata di Niscemi; Riserva naturale orientata Bosco di San Pietro; Riserva naturale Oasi faunistica di Vendicario.
Escalation parcofila
Tutto bello? No, perché di paradossi, in questa ennesima escalation parcofila, ce ne sono in grande quantità. Vediamoli. Di aree comunque protette l’isola ne ha già 80 (ottanta): 1 Parco Nazionale, 4 Parchi Regionali, 75 Riserve Naturali Regionali e la costituzione di un nuovo enorme Parco regionale appare ridondate. Non tutti sanno, infatti, che la Sicilia, con i suoi 25.832 Km3 è la regione più estesa d’Italia, ma è anche quella con la superficie boscata più striminzita (quasi penosa) perché appena l’8% del territorio siciliano è effettivamente boscato, contro una media nazionale del 38%. Per essere più chiari, i boschi in Sicilia occupano solo 34.267 ettari su 2,58 milioni di ettari di superficie. Eppure, nonostante ciò, e nonostante l’esercito di operai stagionali – e a dirlo è il WWF – “l’Isola guida la triste classifica italiana per superfici percorse dal fuoco offrendo un quadro drammatico fatto di boschi ridotti all’osso da incendi sempre più frequenti (il 77% ha origine dolosa) e un sistema regionale che investe più nello spegnere che nel piantare”.
Situazione drammatica
Secondo i nostri “saggi” amministratori, per porre rimedio a questa drammatica situazione ambientale non c’è niente di meglio, quindi, che istituire un altro bel Parco nel quale spendere una consistente fetta di risorse pubbliche, spacciandolo per un grande business futuro di carattere sociale, economico, turistico, ambientale, mentre il business vero è rappresentato solo dalla costituzione di un altro carrozzone burocratico che sarà un altro fallimento ecologico. Bene ha fatto, quindi, Marisa Calafiura, presidente regionale della Libera Caccia a diramare un puntuale e dettagliato comunicato (riportato sul sito) sottolineando l’assurdità di un provvedimento che, oltre a erigere nuovi e sempre più stringenti vincoli, aggraverà ulteriormente la già problematica proliferazione dei cinghiali nell’intero territorio (Paolo Sparvoli, presidente dell’Associazione Nazionale Libera Caccia).


































