Licenza di caccia revocata dopo lite familiare, TAR dà ragione al cacciatore

Durante il litigio, l'uomo aveva esploso un colpo di fucile in aria per placare gli animi. I giudici hanno deciso di sospendere la revoca.

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Porto d'armi

Licenza di caccia revocataCon la sentenza 620 del 2016 il Tribunale Amministrativo della Toscana ha esaminato il caso di una licenza di caccia sospesa molto particolare. Un cacciatore, infatti, è stato denunciato a piede libero per aver esploso un colpo di fucile durante una lite familiare, un comportamento che gli è costato appunto il divieto di detenere armi. I giudici amministrativi hanno però deciso di assolverlo perchè il fatto non sussiste.

In estrema sintesi, l’uomo stava litigando con la cognata, ma è emerso che con il colpo di fucile non voleva minacciarla, anzi l’intenzione era quella di placare gli animi. La Questura aveva revocato definitivamente la licenza e a quel punto è stato inevitabile il ricorso da parte del cacciatore.

Secondo quanto accertato dal TAR, i fatti sono stati travisati, visto che non esisteva la volontà di minacciare e non si è tenuto conto dell’assoluzione della sentenza penale. Quindi l’uomo potrà tornare in possesso del porto d’armi a uso caccia e questa sentenza diventerà un importante precedente. Nel caso si dovessero presentare situazioni simili, si può presentare lo stesso tipo di ricorso con buone probabilità che venga accolto per i medesimi motivi appena approfonditi.

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