Nata Libera Perugia: “I cacciatori sono i primi ecologisti d’Italia”

Le specie invasive provocano ogni anno in Europa 12 miliardi di danni al patrimonio naturale (la nutria è un esempio eloquente).

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Nata LiberaRiconoscere il ruolo chiave della caccia a tutela dell’ambiente, bene comune di tutti. Claudio Tortoioli, dell’Associazione ambientale venatoria Nata Libera Perugia interviene sul tema, molto dibattuto ora in Umbria e non solo, della gestione degli animali selvatici. Tortoioli ricorda che in tempi non lontani i dati Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) indicavano l’Italia come “lo scrigno d’Europa” per numero di specie e quantità di animali selvatici presenti nel proprio territorio. “Ma non tutto – spiega – è positivo. La ricerca evidenzia un forte squilibrio faunistico, prevalgono predatori e ungulati, animali anche di grossa mole, cinghiali, a danno di specie miti e nobili.

Pesanti anche i danni verso coltivazioni, e pericoli per la viabilità, anche urbana“. Le specie invasive provocano ogni anno in Europa 12 miliardi di danni al patrimonio naturale (la nutria è un esempio eloquente). Tantissime emergenze alle quali manca una risposta univoca, omogenea e risolutiva. Stime nazionali danno numeri da capogiro per i risarcimenti dei danni a coltivazioni e allevamenti. Milioni di euro che potrebbero essere spesi in prevenzione e valorizzazione di ambiente e biodiversità e sostegno di pratiche agroambientali che favoriscano tali obbiettivi. “La caccia quindi – afferma Tortoioli – è molto di più di un’attività tradizionale e fatto sociale. E’ uno snodo principale su cui costruire una efficace protezione della fauna selvatica e degli ambienti.

Bisogna puntare con intelligenza sulla cultura del mondo venatorio per portare avanti una rete di gestione, partendo dalla tutela delle coltivazioni agricole, dai danni della fauna selvatica, autorizzando il prelievo di animali dannosi, anche al di fuori dei periodi di caccia“. Per Tortoioli lo squilibrio faunistico è la conseguenza di norme “inquinate da faziose tesi animaliste, che vietano un serio ed equilibrato contenimento e salvaguardia della biodiversità“. E propone una rigenerazione della gestione di habitat e specie nobili fragili, che vanno tutelate e protette “dalla sapiente e capace mano dei cacciatori“, come avveniva fino a qualche decennio. “Noi – rivendica – siamo i primi ecologisti d’Italia, per sapienza, frutto di esperienza tramandata da generazioni, conoscenza del territorio e amore per la natura, fondamentali basilari per candidarsi seriamente alla gestione di fauna e ambiente“.

E cita l’esempio della Svizzera, dove da decenni viene consentita la caccia nei parchi naturali. “La motivazione – commenta – è molto semplice ed anche logica: l’ area interessata è molto ricca di selvaggina e la caccia in queste zone è un’antica e radicatissima tradizione. Inoltre con la creazione dei parco si teme che ungulati, cinghiali, cervi, caprioli e camosci possano aumentare a dismisura e arrecare danni alle foreste“. “Un dato di fatto – prosegue Tortoioli – che solo nel nostro paese si cerca di negare. Ad esempio nei Parchi delle Foreste Casentinesi e d’Abruzzo l’eccessiva presenza di cinghiali già danneggia foreste, allevamenti e coltivazioni. E quindi i difficili bilanci famigliari di chi, con tanti sacrifici, presidia ancora le tante aree marginali montane e collinari del nostro paese“.

Ed esempi simili si hanno nei parchi Usa, sulla Loira in Francia, dove i visitatori trovano cartelli che li invitano a non disturbare i cacciatori. Germania, Austria, Ungheria hanno da anni autorizzato il contenimento di animali selvatici, dannosi, pericolosi, e predatori ininterrottamente tutto l’anno. Un esempio che per Tortoioli andrebbe attuato rapidamente anche in Umbria, che potrebbe così diventare un giardino preso ad esempio. “Auspichiamo l’unita dei cacciatori – l’appello di Nata Libera Perugia – senza speculazioni e ostacoli all’emancipazione del mondo venatorio italiano, responsabilmente attento verso tutte le problematiche causate dalla fauna selvatica”. “Nessuna ulteriore saldatura – avverte Tortoioli – con l’animalismo ideologico, che da sempre ha prodotto danni verso le attività economiche, venatorie e rurali. Sono maturi i tempi – conclude – per l’esclusione anche dai Comitati di gestione degli Ambiti territoriali di caccia“ (Tuttoggi).

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