Odio anti-caccia, CCT chiede l’intervento del sindaco di Lucca

La Confederazione Cacciatori Toscani, invita tutti i cittadini ed i Lucchesi a riflettere su tutto questo ed a mettere in campo una “resistenza culturale”.

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CCT

CCTQuesta mattina a seguito dell’incresciosa vicenda avvenuta nel comune di Lucca la scorsa settimana, di cui riportiamo di seguito il nostro comunicato ufficiale, abbiamo scritto una PEC al Sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, chiedendo all’amministrazione comunale di dissociarsi pubblicamente da tale efferato gesto.

Mentre i nostri legali stanno passando al vaglio le possibili azioni da intraprendere nei confronti di chi ha ideato ed attuato questa campagna denigratoria nei confronti della nostra categoria, auspichiamo vivamente che l’amministrazione comunale della Città di Lucca prenda provvedimenti a tutela dei diritti non solo dei suoi cacciatori, ma di tutti i cacciatori toscani che hanno visto quel increscioso manifesto rimbalzare sui Social Media. Noi, come onesti cittadini cacciatori rispettosi della legge, chiediamo alle istituzioni non solo che i nostri diritti vengano rispettati, ma anche che vengano presi seri provvedimenti affinché eventi del genere non si possano ripetere.

Di seguito il nostro comunicato sulla vicenda: “CCT: L’ODIO DEGLI ANTICACCIA! La campagna di odio contro la caccia ed i cacciatori, riaffiora ciclicamente nelle sue molteplici forme e versioni. Una sorta di radicalismo estremista che talvolta sfocia in azioni estreme, lontane anni luce da quelli che per noi cacciatori, rimangono e rimarranno alcuni dei principi portanti della nostra esistenza come la tolleranza, il rispetto e l’amore assoluto per il confronto democratico tra culture ed esperienze diverse. I radicalismi e l’intolleranza, si sa, non hanno mai portato in dote niente di buono nella lunga e travagliata storia del genere umano. Il fanatismo e l’odio, neppure!

I manifesti che da ieri campeggiano in alcune zone della città di LUCCA, non solo trasmettono un messaggio fuorviante e inaccettabile, sulla legittimità di una attività prevista e rigidamente regolata dalla legge. Essi, trasudano disprezzo verso coloro che agiscono e pensano fuori dai perversi schemi di chi si sente pervaso da una sorta giudizio assoluto ed inappellabile nei confronti degli altri. Le vere “mani insanguinate”, non sono quelle dei cacciatori, ma di coloro che hanno partorito ed affisso, quegli inqualificabili manifesti. Il sangue è quello del diritto, della democrazia e del rispetto che ancora una volta viene oltraggiato sull’altare di un animalismo fanatico ed autoreferenziale. La Confederazione Cacciatori Toscani, invita tutti i cittadini ed i Lucchesi a riflettere su tutto questo ed a mettere in campo una “resistenza culturale” unendosi non tanto ai cacciatori ma alle ragioni fondamentali del vivere civile.”

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