Specie cacciabili in diminuzione
Condividiamo volentieri questa riflessione di Stefano Castellani, cacciatore romano molto presente sui social dove condivide spesso spunti di questo tipo: “Habitat, parola importante e ricca di significato, sempre più presente nella teoria e molto, molto meno, nella pratica dei nostri giorni. Dove voglio arrivare con questa affermazione? Nonno mi ha sempre raccontato che quando falciando si imbattevano in una cova di fagiano, quaglia o starna, lasciavano il grano alto nel raggio di dieci metri per permettergli di portare avanti la covata. Oggi tutto questo non è più possibile! Altri ritmi, altre colture, altri metodi e… altre richieste! Non c’è più voglia di aspettare o meglio, per stare dietro alla domanda bisogna correre ed inevitabilmente qualcuno deve subirne le conseguenze. E a subire le conseguenze peggiori, oggi, è proprio la fauna selvatica. Quando si parla della diminuzione di specie cacciabili, la tentazione di molti è quella di puntare subito il dito contro la Caccia“.
Un’altra realtà
“Ma la realtà che chi vive la natura conosce bene è un’altra: gli animali stanno scomparendo perché abbiamo cancellato la loro casa, il loro Habitat. Uno dei nemici della biodiversità nelle nostre campagne è l’agricoltura intensiva e industrializzata. Siamo davvero consapevoli che gran parte dei volatili che si stanno estinguendo sono insettivori e non sono affatto specie cacciabili? Uccelli come le rondini, i balestrucci o i pigliamosche non sono oggetto di prelievo venatorio, eppure il loro stato di conservazione è in pericolo. Il motivo principale? Mancano gli insetti, uccisi dalla chimica e dalla rimozione di ogni angolo di biodiversità nei campi. Chi spiegherà ad alcune persone che la loro richiesta e il loro “cibo ecologico” hanno probabilmente un impatto ancor più pesante sullo stato di conservazione di alcune specie rispetto alla caccia? Per soddisfare la domanda di massa di prodotti considerati sani, puliti o a base vegetale, l’agricoltura ha dovuto industrializzarsi. Grandi appezzamenti di terra vengono rasati al suolo, le siepi eliminate per far passare macchinari enormi, i terreni uniformati“.
Il fucile fa rumore, il veleno no
“Quell’insalata perfetta o quel cereale bio acquistato al supermercato, spesso, porta con sé il prezzo invisibile di un habitat completamente azzerato. Un impatto silenzioso, continuo e devastante, che incide sulla sopravvivenza delle specie infinitamente di più di quanto faccia il prelievo venatorio regolamentato. Non sto dicendo di tornare indietro, sarebbe impossibile e probabilmente ingiusto, tuttavia due domande è giusto farsele, soprattutto nei confronti di chi continua a difendere l’ambiente puntando il dito contro una categoria, la nostra, che probabilmente è l’unica che ancora riesce realmente a capirlo e a difenderlo. E’ proprio vero, ed allo stesso tempo molto triste ma… il fucile fa rumore, il veleno no“.




































