Valle d’Aosta, 200 cacciatori in rivolta contro la Regione

Una delle circoscrizioni locali lamenta una disparità di trattamento, impossibilità di sconfinamento e pochi capi da abbattere.

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Valle d'AostaSono più di duecento i cacciatori valdostani che hanno deciso di contestare in maniera aperta le decisioni della Regione. Come raccontato da Aostacronaca.it, il gruppo è confinato nel proprio territorio e può abbattere soltanto un numero limitato di capi senza sconfinare in altre zone: i cacciatori fanno parte della Plaine d’Aoste, Fenis, Quart e Nus, per la precisione gli iscritti della quarta circoscrizione venatoria della regione settentrionale. La “rivolta” ha dunque dei motivi ben precisi, anche perché queste persone non accettano più il diverso trattamento riservato dal Comitato Regionale di Gestione Venatoria. Il fatto che non si possa accedere ad altre aree costringe i cacciatori a puntare su un numero ristretto di animali, letteralmente contesi e con un costo economico molto alto da sostenere.

Tra l’altro, secondo quanto riportato dallo stesso portale valdostano, tutti i presidenti delle sezioni comunali coinvolte hanno rassegnato le loro dimissioni, un gesto eclatante e significativo della criticità del caso. In base a quanto spiegato dai rappresentati della Circoscrizione, l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Autonoma della Valle d’Aosta non ha alcuna intenzione di applicare in modo corretto il piano faunistico che è in vigore in questa parte d’Italia.

Volendo essere ancora più precisi, questo piano prevede la suddivisione equa dei capi che possono essere prelevati in ambito venatorio a seconda dei comprensori alpini in cui è consentita la caccia: si tratta di comprensori di alta, media o bassa valle, mentre attualmente i cacciatori sono obbligati a rispettare i limiti delle circoscrizioni territoriali, molto più ristretti. La Quarta Circoscrizione ha poi citato come esempio chiarificatore quello della Circoscrizione 8: in essa sono ricompresi 48 cacciatori, i quali hanno a disposizione lo stesso numero di capi da abbattere che è riservato ai 200 in rivolta, nonostante una differenza notevole.

Questa è soltanto una delle disparità lamentate, ma non l’unica. In un passato non troppo lontano, infatti, il prelievo venatorio era libero in determinate zone con pochi animali e molti iscritti, anche se lo “sconfinamento” era ammesso, in particolare per quel che riguarda le circoscrizioni considerate più “ricche”. Le sezioni si sono progressivamente chiuse e attualmente la situazione fa storcere il naso a più di una persona a causa delle restrizioni imposte ai cacciatori esterni. La Regione deve valutare una proposta di modifica del regolamento che è nei programmi da diverso tempo e che include novità rilevanti: ad esempio, il prelievo venatorio potrebbe essere diversificato in base a elementi economici, per il momento la “rivolta” non sembra destinata a terminare.

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