Apre la caccia al cinghiale in Lessinia

La Provincia di Verona è stata autorizzata dalla Regione all’apertura straordinaria della caccia al cinghiale da appostamento a partire dal giorno di Ferragosto...

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Segugi da cinghiale
Segugi da cinghiale
In Lessinia apre la caccia al cinghiale

La Provincia di Verona è stata autorizzata dalla Regione all’apertura straordinaria della caccia al cinghiale da appostamento a partire dal giorno di Ferragosto. Come già anticipato dall’assessore Giuseppe Pan lo scorso giugno, il consigliere provinciale Stefano Marcolini, con delega alla caccia, ha confermato l’autorizzazione, ma solo per la Lessinia, mentre resta valido per il resto della provincia il piano di eradicazione previsto per il cinghiale, cioè l’apertura della caccia dal 1° novembre al 31 gennaio, oltre alla normale attività di controllo affidata alla Polizia provinciale e valida per tutto l’anno. Marcolini spiega l’anticipo per la Lessinia con il fatto che «la richiesta è partita dai sindaci del territorio, sollecitati dagli agricoltori della zona, in particolare della Valpolicella, dove la maturazione dell’uva, coltivata su impianti a guyot, facilita le devastazioni dei cinghiali e gravi danni al raccolto. La Provincia pertanto nei confronti del cinghiale sta mettendo in atto tutte le possibili strategie necessarie a limitarne l’espansione, ma nello stesso tempo a valorizzare il cinghiale quale risorsa e non solo quale problema».

L’obiettivo complessivo è quello di effettuare un prelievo massimo di 800 capi durante la caccia in Lessinia (la scorsa stagione venatoria furono 752) e di almeno 200 capi in controllo sull’intero territorio provinciale, per un totale di un migliaio di esemplari, così da consentire, almeno parzialmente, la sostenibilità dei danni. «AL PIANO sarà garantita la riuscita se ci sarà collaborazione e sinergia fra i diversi portatori di interesse, dagli agricoltori ai cacciatori, fino ai sindaci e ai cittadini comuni che possono subire danni da una presenza massiccia di questi ungulati anche in strada e nelle contrade. C’è bisogno, proprio per questo, della collaborazione dei Comprensori alpini, degli Ambiti territoriali di caccia (Atc) e delle associazioni venatorie», ribadisce il consigliere Marcolini, «e più in generale di quanti in questi anni sono stati abilitati dalla Provincia alla caccia al cinghiale. Per il contenimento dei danni arrecati dal cinghiale c’è infatti bisogno dell’aiuto di tutti, dai cacciatori, agli istituti venatori, alle organizzazioni professionali agricole e ambientaliste, e agli enti competenti, Regione, Provincia e Comuni.

Alla Provincia, in questo momento, spetta ancora il compito di coordinare tutte queste forze, dettando le procedure tecniche e amministrative per la razionale gestione di questa specie: procedure, però, che senza l’aiuto del mondo venatorio, e non solo, non sono sufficienti». Quest’anno, su parere dell’Ispra, l’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale, e l’autorizzazione regionale, è stata prevista la possibilità di posticipare l’orario di chiusura della caccia di selezione al cinghiale a due ore dopo il tramonto (previa comunicazione alla Polizia provinciale): questo dovrebbe portare ad una migliore resa degli interventi. Nello stesso tempo è stato innalzato da 600 a 800 il numero massimo di capi prelevabili.

Fonte: Arena.it

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