Battuta di caccia

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Un sabato sera con mio fratello decidemmo di fare una battuta di caccia alla grande a coturnici in alta montagna, sapevamo che ce n’era un gruppetto. L’indomani, domenica, partimmo da casa molto presto calcolando di poter fare almeno due ore di cammino prima che facesse giorno. Arrivati sul posto prendemmo il necessario da portar dietro dalla macchina e ci avviammo con l’aiuto di una piccola pila. Riuscimmo a trovare un sentiero che ci facilitò il cammino. A questo punto desidero fare una precisazione. A differenza di mio fratello, prima di iniziare il cammino, inoltrandoci per boschi e sterpaglie, per mia abitudine caricavo sempre il fucile con cartucce a pallettoni, per difesa. Quando poi faceva giorno e iniziava la battuta di caccia conservavo queste tre cartucce nel taschino del mio giubbotto, in alto a sinistra, sempre a portata di mano. Mi capitava spesso, e anche volutamente, di incontrare mandrie di vacche.

La mia passione era vedere vacche con vitellini, vitelli più grandi, manzette. Tutto questo per me era un grande piacere, ma contemporaneamente mi mettevo alla ricerca del toro. Questo si piazzava in alto per avere sempre le vacche sotto controllo. Appariva maestoso come un monumento sia per la grandezza sia per la lunghezza delle corna essendo di razza romagnola adatta per la montagna. Tutto questo per dire che anche in queste circostanze mi piaceva poter cambiare cartucce …non si sa mai la reazione di un toro geloso delle vacche…
Amore e timore. Dopo un lungo cammino fatto in assoluto silenzio, mio fratello ed io decidemmo di dividerci in modo da controllare meglio il richiamo delle coturnici che normalmente avviene poco prima dell’alba e poi ci saremmo ritrovati per fare il punto della situazione. Era notte fonda quando ci separammo, io presi a sinistra e mio fratello a destra. Mi ritrovai così solo con il mio cane e con l’aiuto di un sentiero camminai abbastanza. Vidi in lontananza apparire i primi bagliori dell’aurora, splendore di luci e di colori meravigliosi. Seguì l’alba e lentamente si fece giorno. Il richiamo delle coturnici mi giunse molto confusamene, anche per un leggero venticello, e quindi non riuscii a focalizzare il punto esatto. Ripresi il mio cammino, stava facendo giorno, quando in un grosso cespuglio apparve un’ombra. Pensai subito, come altre volte era capitato, che si trattasse di un vitello mangiato dai lupi. Con una mano mi feci un po’ di largo per vedere meglio. Mi trovai davanti mezzo sdraiato un grosso orso marsicano che stava riposando. Ci guardammo per cinque sei interminabili secondi, non ebbi il tempo di aver paura. L’unica cosa che feci istintivamente fu di portare la mano sul fucile e mi confortava sapere che avevo le cartucce buone in canna. L’orso nel vedere la mia fermezza era diventato di ghiaccio, ma pronto a tutto. Scivolò leggermente indietro e alzandosi uscì allo scoperto. Ci trovammo così a poca distanza. Grosso come un vitello, con le zampe davanti un po’ arcuate e pelose, iniziò a camminare. Fece pochi passi e si girò a guardarmi per assicurarsi del mio comportamento. Camminò ancora per una cinquantina di metri e si girò e riassicuratosi proseguì lentamente per la sua strada. Finalmente mi sciolsi dalla paura e iniziai a camminare nella direzione opposta. In tutta questa scena, che poi non durò molto, non seppi mai il ruolo svolto dal mio cane che avevo appena liberato. Si riavvicinò quasi mortificato con la coda tra le gambe come fanno generalmente i lupi. Ripresi a camminare, ma mi si misero a tremare le gambe, mi sedetti e presi dallo zaino un po’ di vino e dopo un sorsetto mi riavviai. Dopo molto tempo mi ritrovai con mio fratello e gli raccontai l’accaduto, ma per me la battuta alla grande che volevamo fare si era ormai chiusa prima ancora di iniziare. La giornata non fu completamente persa perché riposandoci, e prima di ridiscendere a valle, studiammo bene la montagna e calcolammo dove le coturnici potessero trovarsi. La domenica successiva fu tutto più facile, non bisognava più arrivare così presto, sapevamo già abbastanza. Arrivammo con comodo alla levata del sole poiché, per chi non lo sapesse, le coturnici non amano essere disturbate nelle prime ore del giorno per dedicarsi tranquillamente a pasturare. A metà mattina è l’ora buona perché, dopo la pastura, si lasciano facilmente fermare dal cane dando così più possibilità al cacciatore di portare a segno il tiro. Così avvenne per noi. Senza eccessiva fatica riuscimmo a prenderne tre molto belle.Fummo così ripagati delle fatiche della domenica precedente.

Racconto di Aldo Palma

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Meloni Pierfilippo
Giornalista pubblicista e fondatore di Caccia Passione. Correva l'anno 2002 quando diedi vita al portale internet, mettendo a frutto tre grandi passioni, quella in lettere moderne, l'altra per l'informatica e altresì per l'attività venatoria. Negli anni Caccia Passione è divenuto Testata giornalistica ove oggi scrivono le migliori "Penne" giornalistiche d'Italia.

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