Caccia al cinghiale a Pavia: Il rito e le regole della braccata.

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Caccia al cinghiale. Il rito dela Braccata è la più diffusa tecnica di caccia al cinghiale, ecco come funziona.

LA CACCIA A PAVIA. Quasi 700 cinghialisti divisi in 20 squadre (16 nell’ambito territorile caccia di Varzi, 4 in quello di Casteggio) da circa 30 cacciatori l’una. Circa 1.800 animali abbattuti nella scorsa stagione in circa 700 battute, due la settimana per ogni squadra dal primo ottobre al 31 dicembre. Sono i numeri della caccia al cinghiale in Oltrepo che, tradizionalmente e per regolamento, si pratica in braccata o, per usare il termine più diffuso, in battuta.

Ma come funziona una battuta? E’ una tecnica di caccia “collettiva”, basata sulla collaborazione tra i cacciatori della squadra e i cosiddetti “canettieri” ovvero i conduttori dei cani che hanno il compito di spingere i cinghiali verso i cacciatori all’aspetto. La battuta è una forma di caccia collettiva al punto che, normalmente i cinghiali abbattuti si contano “per squadre” e non per singolo cacciatore. Ogni squadra è composta in media da 20-30 cacciatori anche se il numero minimo ammesso dal regolamento provinciale è di 15.

Un rito antico, con regole ferree. All’alba il caposquadra scrive su un modulo i nomi dei partecipanti e deposita il foglio in una cassetta dove le guardie venatorie possono controllare dall’inizio alla fine di ogni battuta il nome dei partecipanti. E’ sempre il caposquadra ad attribuite le “poste”: ad ogni cacciatore (che deve indossare un giubbotto rosso fosforescente per essere ben visibile da tutti i partecipanti alla battuta) viene assegnata una postazione e indicato l’angolo di tiro. Si può sparare, semplificando, solo in un determinato settore in modo che sulla traiettoria dei proiettili che non vanno a bersaglio non ci sia nessuna posta e quindi nessun altro cacciatore.

La battuta è detta “braccata” perchè i cani spingono i cinghiali verso le poste. L’inizio e la fine di ogni fase della battuta viene comunicato a tutti i partecipanti via radio: si carica il fucile dopo il via libera del caposquadra, si scarica quando la battuta si conclude.

Il fucile: fino a pochi anni fa la stragrande maggioranza dei cinghialisti usava un calibro 12 a canna liscia (il normale fucile da caccia, per chiarezza) caricato a palla asciutta, un pallettone unico con una gittata utile di circa 80 metri. Ora, invece, l’arma più diffusa è la carabina a canna rigata (di solito in calibro 30.06) che è molto più potente ed ha un tiro utile di diverse centinaia di metri. La battuta non è l’unica tecnica utilizzata per la caccia al cinghiale.

Esistono anche la “girata” e la caccia di selezione. Entrambe queste tecniche in provincia di Pavia si possono praticare solo nelle aziende faunistiche (le cosiddette riserve) e non in terreni liberi. Nella girata i cacciatori (di solito da 3 a 5) hanno un solo cane che segue la pista del cinghiale e lo fa “girare” verso i cacciatori. Nella caccia di selezione, invece, il cacciatore aspetta da un’altana il cinghiale attirato di solito con esche di cibo. Per tutte le tecniche di caccia al cinghiale, in ogni caso, non basta avere il porto d’armi e la licenza di caccia: è necessario superare un corso provinciale nel quale si insegnano tutte le tecniche di sicurezza. Per le prime battute, poi, il neofita viene affiancato da un tutor.

di Stefano Romano
https://laprovinciapavese.gelocal.it

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