La serpe in seno..

Il mondo della caccia e i suoi nemici, più vicini di quanto si possa immaginare..

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L'autrice durante un'uscita di caccia al camoscio
L’autrice durante un’uscita di caccia al camoscio

Tutti i cacciatori uccidono. Chi uccide è un crudele assassino. Tutti i cacciatori sono dei crudeli assassini. Tale schema di ragionamento si chiama “sillogismo aristotelico” e descrive, in maniera schematica, i processi mentali su cui si basano molti giudizi e, soprattutto, pregiudizi. Questo modo di ragionare è fortemente criticabile ma, se ci guardiamo intorno, sarà facile constatare che l’opinione pubblica, i media e i social networks, sono permeati da questa mentalità. I cacciatori hanno sempre più “nemici”, in famiglia, sul lavoro, nelle scuole, in TV, e ciò è da imputare a due principali cause: l’ignoranza e la perdita del senso di appartenenza.

Caccia alla regina del bosco
Caccia alla regina del bosco

La prima è una “malattia” diffusa tra tutti coloro che, annoverandosi tra le fila degli ambientalisti e difensori della natura ignorano, per l’appunto, il ruolo fondamentale e decisamente “ecosostenibile” del cacciatore. Vivendo un profondo e ancestrale legame con la natura, e dovendo carpirne ogni sfumatura per meglio conoscere la preda e l’ambiente in cui vive, il cacciatore moderno è sempre più biologo, zoologo, tecnico faunistico. Chi considera i cacciatori nemici e assassini si trova, ahimè, in una posizione di profonda ignoranza nel letterale significato di ignorare quanta cultura e attenzione occorra per praticare l’ars venandi.

La seconda “malattia” da cui è affetta oggi la figura del cacciatore, che ne mina l’integrità e la difendibilità è, come dicevo, l’assenza di un senso di appartenenza alla categoria del cacciatore tou cour e la mancanza di unità e fratellanza tra persone accomunate dalla stessa passione, sebbene in forme tanto differenti. “Migratoristi”, “selecontrollori”, “beccacciai”, “cinghialai” e via dicendo, sono appellativi che spesso e volentieri vengono pronunciati con un sottile ghigno di disprezzo da chi appartiene alle categorie diverse da quella di cui si sta parlando.

I cacciatori spesso hanno come nemici più agguerriti, tenaci e pericolosi proprio… gli altri cacciatori.

La caccia al cinghiale rappresenta una tra le forme più praticate ai giorni d'oggi
La caccia al cinghiale rappresenta una tra le forme più praticate ai giorni d’oggi

Il territorio non sempre è gestito nella maniera più equa e adeguata dai diversi enti, la selvaggina in alcune aree del Paese scarseggia, le tradizioni antiche vengono soppiantate dalle forme di caccia più alla moda o più soddisfacenti e questo, invece che diffondere nuove ventate di cultura nel confronto tra cacciatori con “talenti” diversi, crea delle vere e proprie faide, tra fazioni della stessa famiglia. La divisione che impera oggi nel mondo della caccia, avallata anche da alcune associazioni venatorie è, forse, il vero nemico dei cacciatori. Un nemico tanto più pericoloso quanto più vicino al cuore della caccia, una serpe covata nel seno dei piccoli egoismi e della miopia di persone poco illuminate e poco aperte al cambiamento. La vera minaccia per il nostro mondo siamo dunque noi e siamo noi, con la nostra capacità di crescita e di confronto costruttivo, che possiamo salvarlo. Foto di Vincenzo Frascino 

È fondamentale rispettare chi esercita una forma di caccia diversa dalla nostra
È fondamentale rispettare chi esercita una forma di caccia diversa dalla nostra

1 COMMENTO

  1. Salve mi chiamo Enzo, da 8 anni abito in Polonia e da pochi mesi ho la licenza di caccia. Qui stiamo ruscendo a far capire che il cacciatore fa parte dell ecosistema e che siamo gli unici veri ambientalisti, abbiamo varie associazioni per ripopolare o reintrodurre alcuni gatunchi “che funzionano d avvero” e organizzando varie iniziative come “nutriamo il terreno” coinvolgendo scuole e famiglie, nn mi sembra che in Italia si faccia qualcosa in quel senso.

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