Cacciatori biellesi sotto accusa per i pochi capi abbattuti e i danni in aumento

La Provincia non ha gradito i numeri del 2017: si torna a parlare del coinvolgimento di squadre esterne.

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Caccia al cinghiale

Cacciatori biellesiIl 2017 si è concluso da meno di due settimane e si può già fare un bilancio per quel che riguarda la stagione venatoria in provincia di Biella. Secondo quanto riferito dal numero uno dell’ente locale, Emanuele Ramella Pralungo, i risultati non sono stati affatto soddisfacenti, soprattutto nell’ambito del contenimento dei cinghiali. Se nel 2016 erano stati abbattuti 539 esemplari, lo scorso anno si è scesi a quota 310, quasi la metà (il 43% in meno per la precisione).

Inoltre, i danni alle colture sarebbero aumentati, arrivando fino a più di 300mila euro di risarcimenti (quasi il doppio rispetto al 2016). I numeri sono stati ottenuti dai verbali messi a referto dall’Asl, di conseguenza i provvedimenti provinciali dovrebbero essere scontati. L’ipotesi che va per la maggiore è che una parte dei cacciatori biellesi sia contraria alle nuove regole, con le aree vocate che sono passate da 5 a 7.

Non manca però la ricostruzione secondo cui il mondo venatorio avrebbe omesso volontariamente la tracciatura dei capi abbatuti. Ramella Pralungo ha spiegato come i cacciatori dovrebbero capire che il territorio non è una loro zona, ora bisogna assumersi le responsabilità perchè i conti non tornano. Si torna a parlare, infine, del possibile coinvolgimento di squadre di cacciatori provenienti da fuori Biella, nello specifico da Torino.

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