Federcaccia, a Martina Franca (TA) si è parlato di caccia nel meridione

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Federcaccia - Associazione VenatoriaFedercaccia, presso il Comune di Martina Franca, in provincia di Taranto, si è tenuto un convegno per parlare di caccia nell’Italia meridionale.

Nella Sala Consiliare del comune di Martina Franca (TA), gremita di cacciatori pugliesi e delle regioni limitrofe, si è svolto un convegno sulle problematiche legate alla caccia nel mezzogiorno d’Italia. A far gli onori di casa il presidente provinciale della Fidc di Taranto, Cosimo Colucci, e il vice presidente regionale della Puglia, Giovanni Ciccarese, che ha portato i saluti del presidente Saverio Pace, assente per motivi di salute.

Entrambi, nel ringraziare il Sindaco Franco Ancona e l’amministrazione per la disponibilità e la sensibilità dimostrate, hanno sottolineato lo stato di confusione e precarietà che vive il mondo venatorio sia per le pronunce dei Tar sui calendari, che per le limitazioni di territorio, che stanno sottraendo alla programmazione venatoria le aree più vocate, anche oltre i limiti fissati dalle normative. Il vice presidente nazionale Antonio D’Angelo nel suo intervento ha posto in evidenza come le attività dell’Ufficio Avifauna Migratoria possano offrire un valido contributo alle Regioni nella stesura dei calendari venatori, perché spetta a queste motivare adeguatamente le loro decisioni ogni qual volta esse si discostino dal parere Ispra.

Gli interventi successivi sono stati tutti rivolti a presentare proprio studi e ricerche su alcune specie di migratori di interesse venatorio. Michele Sorrenti, responsabile scientifico dell’ufficio avifauna migratoria, ha ricordato come la guida per la stesura dei calendari inviata dall’Ispra alle Regioni preveda forti limitazioni sui periodi e sui prelievi delle singole specie, in modo particolare per il tordo bottaccio e la beccaccia.

Nessuna variazione va fatta, ha sottolineato, che non sia in linea con quanto previsto dai Key Concepts, che fissano la decade d’inizio della migrazione prenuziale di ogni singola specie, avendo le Regioni nel fissarne i periodi di prelievo la facoltà di avvalersi della sovrapposizione di una decade prevista dalla Guida interpretativa della direttiva 79/409 e del documento “Ornis”.

Per il bottaccio in particolare, gli studi fatti sul territorio nelle stazioni di inanellamento presenti in Puglia, Calabria, Umbria e provincia di Salerno, ha continuato Sorrenti, dimostrano che l’inizio della migrazione prenuziale avviene ben oltre la 1^ decade di febbraio, il che ne consente legittimamente il prelievo fino al 31 gennaio, unitamente al sassello.

Sergio Scebba, ornitologo, nel suo intervento ha evidenziato come dalle ricerche derivanti dall’inanellamento e monitoraggio di allodole in provincia di Caserta e turdidi nella provincia di Latina e Lecce, i dati indicano come costanti i flussi di migrazione per le prime nelle aree della fascia tirrenica monitorata, mentre per i turdidi il picco di migrazione si riscontra a partire dalla 2^ decade di febbraio.

Alessandro Tedeschi ha presentato infine le ricerche sulla beccaccia promosse dall’Ufficio avifauna: dal progetto “Scolopax Overland” che si avvale del sistema radio tracking satellitare, ad “ali regali”, al progetto “Tempo reale” e a quello “lotta alla posta infame”. Studi e iniziative per difendere e conoscere meglio la specie beccaccia, la fenomenologia delle migrazioni, gli habitat di svernamento, le abitudini.

L’attenzione finale, ma non di minor rilievo, è stata rivolta alle problematiche dei territori che vengono sistematicamente e sempre più massicciamente sottratti alla caccia, intesa anche come gestione, alla “parcomania”, che soprattutto al Sud viene presentata come panacea di tutti i mali ambientali; alla mancanza di certezze, alla restrizione continua di spazi e territori che, come sottolineato dal vice presidente D’Angelo, stanno soffocando la nostra passione.

Di qui l’impegno comune, lo sforzo verso l’unificazione dell’associazionismo venatorio, per aprire uniti un confronto con le Istituzioni. “Il solo modo – ha concluso D’Angelo – per salvare la caccia e tutto ciò che essa rappresenta in termini di emozioni, passione, tradizione, cultura, economia”.

11 marzo 2013

Federcaccia

 

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