Caccia: Brescia, limitazioni per la caccia al cinghiale, protestano i cacciatori

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Cinghiale - Sus ScrofaCaccia: Brescia, la comunità montana di Gargnano vuole il territorio del Parco dell’Alto  Garda non idoneo alla presenza di cinghiali, limitandone implicitamente il prelievo; insorgono i cacciatori.

Il presidente della Comunità montana di Gargnano sul Garda, Davide Pace, ha di recente chiesto alla Regione Lombardia che tutto il territorio del Parco dell’Alto Garda sia dichiarato non idoneo alla presenza dei cinghiali; questa richiesta limita implicitamente il prelievo dei cinghiali con la tecnica della “braccata” provocando così il malcontento dei cacciatori della zona che vedono disattesa la bozza dell’accordo con l’Ente Parco e con l’Ersaf predisposta lo scorso 14 febbraio nel corso di un incontro per trovare una soluzione al problema cinghiali in Alto Garda.

Contrario alla decisione della Comunità Montana, dalla parte dei cacciatori, anche il neo consigliere regionale Fabio Rolfi che in una nota ufficiale ha affermato, “Trovo totalmente sbagliata e anche controproducente la delibera del presidente Pace. Credo che i problemi vadano affrontati soppesando ogni singola scelta. Dichiarare il territorio del Parco non idoneo alla presenza dei cinghiali, significherebbe penalizzare in maniera del tutto sproporzionata i cacciatori e non consentirebbe il “prelievo” col sistema della braccata. Se analizziamo il dato relativo agli abbattimenti del 2012 in Alto Garda, vediamo che su 450 animali prelevati, più di 400 sono stati abbattuti in quel modo”.

Proseguendo con l’ipotesi dell’eliminazione di questa forma di caccia, con in mano i numeri della passata Stagione Venatori, Rolfi ha spiegato, “Ci saremmo ritrovati 1200 animali in più, con conseguenze che non oso immaginare per il mondo agricolo. Il numero eccessivo di cinghiali è un problema che va invece risolto incoraggiando le operazioni di contenimento e immaginando un percorso legislativo che possa valorizzare la produzione di carne di cinghiale dell’alto Garda. Non si risolve un problema causandone un altro e la totale contrarietà espressa dalle associazioni venatorie e dalle amministrazioni locali dimostra quanto questa non sia la via da percorrere”.

Già alcuni anni fa, a seguito dell’approvazione della legge che istituiva il divieto di caccia nelle riserve naturali, ci furono proteste e disordini pertanto ci fu una riperimetrazione del territorio del Parco al fine di individuare un’area ove poter praticare la caccia. Nella giornata di oggi è previsto l’arrivo del presidente della Provincia, Daniele Molgora, presso la comunità montana di Gargnano per discutere una eventuale soluzione alla questione.

12 marzo 2013

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