Fucile Automatico, Sovrapposto o Doppietta?

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L’interrogativo ha tre risposte e tutte egualmente valide. Di sicuro oggi i diversi tipi di fucile hanno raggiunto un notevole grado di qualità e quindi la scelta è condizionata dal particolare tipo di caccia. I costruttori di  semiautomatici hanno alcuni problemi in meno dei fabbricanti di doppiette e sovrapposti ed in particolare non devono preoccuparsi della convergenza, cioè fare in modo che le due canne sparino “esattamente” nel medesimo punto. Lo si ottiene quando l’arma a due canne colloca le due rosate  a 35 metri ad una distanza di non più di 7 cm l’una dall’altra. In qualsiasi fucile a due canne si nota subito che la distanza fra i centri di culatta è maggiore rispetto a quella fra le due bocche e si crea quindi una convergenza fra gli assi delle due canne: prolungate si incontrerebbero a 192 centimetri dalla bocca. Se le canne fossero perfettamente parallele le  rosate di ciascuna giungerebbero, a 35 metri, ad una distanza di 40 cm. Quando si spara, per effetto del rinculo e della piegatura del calcio il fucile tende ad alzarsi e la canna, alla bocca, ha una flessione di mm. 4 e quindi i proiettili, uscendo, si trovano in posizione inferiore a quella mirata. Il fenomeno, conosciuto come abbassamento, è proporzionale alla carica, al peso ed alla velocità del proiettile. L’angolo di mira corregge quindi questo particolare fenomeno e puntando il fucile sul bersaglio si indirizzano i proiettili in un punto leggermente superiore.

 

Fucili da caccia

Cani esterni. Ritenuto da Ferdinando Courally, gran costruttore di fucili e da Gianoberto Lupi, uno dei migliori tecnici italiani,  un’arma “perfetta”, il fucile a cani esterni sa di nostalgia. Nacque nel 1620 quando fu costruito un meccanismo che, premendo il  grilletto, faceva girare il cane (il nome deriva da una forma che ricordava vagamente una testa di cane ed inoltre perché il meccanismo “mordeva” la pietra focaia)  su una superficie ruvida provocando una scintilla che incendiava la polvere.  Nel 1807 John Forsyt, un geniale pastore anglicano, inventò il sistema a percussione allora  già efficace ma di certo primitivo e ingombrante. Le successive modifiche hanno fatto del cani esterni un’arma elegante e funzionale ed in più, il tempo trascorso le ha soffuso una patina di “antico”. Il fucile a cani esterni si smonta facilmente, consente un accesso a tutti i suoi meccanismi ed ha un prezzo contenuto.

Doppietta. Considerato un tempo il fucile classico, superato  nelle vendite negli anni Ottanta dal sovrapposto, sta oggi riconquistando, sia pure lentamente, un pubblico di appassionati tradizionalisti. La produzione italiana risulta particolarmente qualificata ed oggi si indirizza in gran parte verso armi di grande qualità.

Sovrapposto. Sembra il fucile più moderno proprio per l’estetica aggressiva ed anche considerando che in quasi tutti i dipinti fino al secolo scorso  compaiono cacciatori con fucili che hanno canne giustapposte. Si tratta invece di armi che furono costruite per la prima volta proprio nel Seicento. Gli “archibugiari” però, proprio per la difficoltà di alloggiare i diversi meccanismi preferirono sviluppare la doppietta a canne giustapposte. Il successo di questo particolare tipo di arma cominciò nel dopoguerra per merito dei fabbricanti bresciani che riuscirono a produrla a costi competitivi.  

Automatico”. Il nome corretto è semiautomatico perché gli automatici sono fucili predisposti per sparare a raffica ma la dizione abbreviata è oramai entrata nell’uso.I principi su cui si basa sono diversi. Uno cosiddetto a presa di gas, fu costruito la prima volta dai fratelli Claire di St. Etienne nel 1880 : fabbricarono un’arma che sfruttava parzialmente il gas prodotto dalla cartuccia per azionari i meccanismi di ricarica. Geniali nell’invenzione non la pubblicizzarono e così il principio di sottrazione di gas trovò applicazione in pochi fucili e molte mitragliatrici. Allo sparo i pallini sono spinti verso la bocca. A circa metà canna un minuscolo foro preleva una parte di gas che attraversa l’anima della canna ed agisce su un pistone che mette in moto un’asta ( in gergo d’armamento”) che blocca l’otturatore costringendolo ad indietreggiare con il bossolo. A fine corsa un dente fa uscire il bossolo mentre l’otturatore, spinto da una molla di recupero torna al suo alloggiamento inserendo un’altra cartuccia nella camera di scoppio.  Nel 1900 l’americano John Moses Browning  costruì un’arma affidabile e capace di sparare cinque colpi in rapida successione. Propose il suo brevetto alla Winchester, fabbrica in cui lavorava, ma gli venne negata una partecipazione agli utili e si rivolse alla Remington che comprese il valore dell’invenzione  e nel 1905 presentò il Modello 11. Attualmente i fucili “automatici” si basano sui seguenti principi.

A lungo rinculo della canna e dell’otturatore ad essa bloccato . Entrambi rinculano insieme poi  la canna di blocca e l’otturatore  continua fino a quando un minuscolo dente fa uscire la cartuccia vuota. Nel frattempo l’otturatore è giunto a fin e corsa e la canna compressa da una molla è tornata nel suo alloggiamento naturale. Un’altra molla spinge l’otturatore che durante la corsa di ritorno aggancia una cartuccia e la porta nella camera di scoppio.

Il fucile tipo Benelli  funziona ad otturatore mobile e massa battente e ricalca le orme del “Belardinelli” del dopoguerra e dello svedese Sjogren costruito negli anni venti del secolo scorso. Allo sparo, per reazione  al rinculo l’otturatore fa un avanzamento che è proporzionale alla potenza della cartuccia e schiaccia, cioè carica una molla  che si comprime e quindi distendendosi subito dopo blocca le chiusure e fa arretrare tutto il gruppo otturatore  che estrae il bossolo e al ritorno mette in camera di scoppio un’altra cartuccia . Il Benelli ha una cinquantina di pezzi mentre gli altri “automatici” ne hanno poco meno di cento.  Fucile unico nel suo genere è il Cosmi . Costruito da Rodolfo Cosmi negli anni Trenta rappresenta il massimo dei fucili proprio per il sistema di costruzione e la meccanica.

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