Un volano d’immagine potenzialmente positivo
La recente tragedia che ha coinvolto i Setter Inglesi morti durante il viaggio verso la Lapponia deve dare origine a un serio momento di riflessione e presa di coscienza su un tema nevralgico: la percezione che la comunità ha maturato sul modo in cui i cacciatori si relazionano con i propri cani. Il benessere del cane rappresenta un valore universale nella società odierna ed è una delle tematiche che può rappresentare un volano d’immagine positivo per tutto il mondo della caccia, favorendo la comunicazione costruttiva con le comunità non venatorie. È quindi fondamentale innescare un processo di sensibilizzazione delle anime “meno cinofile” della nostra categoria, rivendicando alcuni principi fondamentali.
Una relazione impegnativa
Il primato della qualità sulla quantità. Avere un cane significa impegnarsi nella costruzione di una relazione, comprendere i suoi bisogni psico-fisici, dedicarsi al suo addestramento con i tempi e le modalità giuste, integrarlo nella nostra vita assicurandogli una salute eccellente e una vita agiata. Tutto questo implica un significativo impegno economico e di tempo, che non tutti hanno la possibilità (o la volontà) di garantire. Ascoltare notizie che raccontano di box pieni di cani tenuti in condizioni non idonee (per utilizzare un eufemismo) non è più accettabile. Sia per il benessere dei cani, che per l’immagine della categoria.
Un fine, non un mezzo
Il cane è un fine, non un mezzo. In un periodo storico in cui la caccia non è più la principale fonte di sostentamento per l’uomo, è fondamentale mettere da parte l’egoismo “predatorio” che affligge alcuni di noi e imparare ad andare a caccia per i nostri cani. Andare a caccia per i nostri cani significa interrompere la giornata di caccia quando li vediamo stanchi, concedergli i giusti periodi di riposo, mantenerli attivi e motivati anche in periodo di caccia chiusa, rinunciare all’abbattimento di un capo non correttamente lavorato. Significa devolvere la nostra passione a un fine principale: l’appagamento fisico e mentale dei nostri compagni di vita.
Elemento centrale
Rivendicare il benessere del cane come elemento centrale della nostra cultura è indispensabile per difendere decenni di selezione zootecnica e l’esistenza di razze che altrimenti sarebbero destinate a scomparire. Un patrimonio genetico inestimabile, che nessun movimento “anti-caccia” si incaricherà mai di tutelare quando non saremo più noi a farlo. La Caccia, per sopravvivere, ha bisogno di alleati e il cane è il più grande di tutti. Prendiamocene cura. Non c’è più margine di errore. (Gian Maria Diano – Federcaccia Modena)

































