La caccia dall’altana agli ungulati: una descrizione della tecnica e delle regole basilari

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La tecnica della caccia dall’altana offre maggior chance di riuscita della giornata, anche se è necessario avere una buona mira e saper stare in silenzio

La caccia dall’altana agli ungulati comporta tempi e modalità totalmente diversi dalla caccia in battuta.
La caccia dall’altana si pratica in solitaria ed il silenzio, necessari per una buona riuscita della giornata. Gli ungulati come il daino ed il capriolo, nonostante  non abbiano il senso della vista molto sviluppato, fanno affidamento ad altri sensi come udito ed olfatto, i quali sono  straordinari, ragion per cui il mimetismo e l’assenza di rumori diventano fondamentali.

La postazione sopraelevata chiamata “altana” è posizionata a svariati metri da terra e consente di osservare l’ambiente circostante nei paraggi del nostro appostamento per alcune centinaia di metri, in attesa dell’arrivo di un capriolo o di un daino che all’alba oppure al tramonto escono allo scoperto per mangiare. Le ore maggiormente visitate spesso nelle vicinanze dei punti di avvistamento sono al crepuscolo, come la mattina e la sera, anche se non è raro avvistare gli animali durante le ore pomeridiane.

Gli animali generalmente cacciati con la tecnica della caccia dall’altana sono il cinghiale, il capriolo ed il daino. Affinché si possa essere conformi alle norme vigenti, colui che decide di cacciare con questo metodo necessita del tesserino di selecontrollore, oppure deve essere accompagnato da una persona provvista di tale autorizzazione. Il numero di prede abbattute sono soggette ad un piano di controllo per specie, sesso e classi di età.
Per la caccia dall’ altana l’attrezzatura fondamentale da portare con sé consiste in una carabina a colpo singolo (bolt-action o Kipplauf) con ottica, di un binocolo e di un ottica almeno a 70 ingrandimenti denominata lungo. Coloro che decidono di sperimentare per la prima volta questo tipo di caccia, devono avere una buona conoscenza venatoria in generale e . soprattutto, una specifica esperienza di frequentazione dei poligoni di tiro a segno con sagome intorno ai 100 metri. Tutto questo è finalizzato non solo ad una buona riuscita della caccia, ma principalmente alla sicurezza poiché in una posizione così rialzata è necessario saper distinguere le forme di tutto ciò che si muove intorno per non incappare in incidenti spiacevoli.
Ad ogni modo, la parte più emozionante di questa azione di caccia è nel momento in cui viene avvistato il selvatico e si deve valutare se rientra o no nel piano di abbattimento stabilito dalle norme, ossia capire se concretamente quel capriolo o daino sono il nostro possibile capo di abbattimento. Prendere la mira e abbattere la preda sono emozioni che non si possono facilmente descrivere, quindi le lasciamo alla vostra immaginazione.

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Meloni Pierfilippo
Giornalista pubblicista e fondatore di Caccia Passione. Correva l'anno 2002 quando diedi vita al portale internet, mettendo a frutto tre grandi passioni, quella in lettere moderne, l'altra per l'informatica e altresì per l'attività venatoria. Negli anni Caccia Passione è divenuto Testata giornalistica ove oggi scrivono le migliori "Penne" giornalistiche d'Italia.

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