La Provincia di Belluno ha abilitato 1400 controlli per risolvere l’emergenza cinghiali

Secondo l'ente locale è impossibile fare una stima della popolazione di cinghiali presente nel territorio bellunese.

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Belluno

BellunoUna task force per contrastare l’invasione di cinghiali. L’ha messa in campo palazzo Piloni, che in questo modo intende dare il suo contributo alla lotta degli agricoltori alla fauna selvatica, che ogni anno crea sempre più danni e problemi in provincia. . «È impossibile fare una stima della popolazione di cinghiali presente nel territorio bellunese», precisa il consigliere provinciale con delega alla caccia e pesca Franco De Bon, sindaco di San Vito. «Oltre a procedere con l’abbattimento controllato 365 giorni l’anno e 24 ore su 24, abbiamo abilitato in questi ultimi anni 1405 controllori (cacciatori o proprietari di fondi) per aiutarci ad eliminare il cinghiale, un’operazione divenuta necessaria nel nostro territorio».

Grazie a questa schiera di 1405 controllori-abbattitori, la Provincia di Belluno va incontro alle richieste degli agricoltori, sempre più esasperati nel vedere raccolti distrutti per colpa di questi animali. «Con l’istituzione del Tavolo verde abbiamo cominciato un rapporto di collaborazione stretta con gli agricoltori», prosegue De Bon. «In altre zone d’Italia si stanno cercando gli strumenti per contrastare i danni provocati dalla fauna selvatica. A Belluno siamo un passo avanti. E potremmo spendere la nostra realtà come esempio di buone pratiche esportabili anche altrove».

Ogni anno si registrano nel Bellunese diversi danni provocati alle colture e ai pascoli di montagna da fauna selvatica, in particolare dai cinghiali. Nel 2018, ad esempio, ci sono stati oltre 164 mila euro di danni stimati e quasi 80 mila euro di danni liquidati, per 53 domande di risarcimento. Numeri che testimoniano l’impatto di questo animale sull’agricoltura bellunese. «Abbiamo il dovere di tutelare le produzioni locali. Gli allevatori e gli agricoltori costituiscono un presidio dei territori montani». Intanto la fauna selvatica è ancora in azione malgrado il maltempo. «Sui campi ci sono ancora colture di mais e soia che probabilmente sarà impossibile raccogliere e che diventeranno facile pasto di cinghiali e di cervi», dicono da Coldiretti (Corriere delle Alpi).

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