Lombardia, l’incendio sul Monte Ladino non è stato causato da un cacciatore

L'autore del rogo non era titolare di licenza di caccia e nemmeno proprietario del fondo in cui è presente un appostamento dismesso.

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LadinoÈ arrivata la smentita ufficiale: il 46enne di Lumezzane che ha violato le restrizioni e, bruciando dei residui di pulizia del bosco, ha provocato accidentalmente un incendio sul Monte Ladino NON ERA UN CACCIATORE. I Carabinieri Forestali, sul cui comunicato stampa il Giornale di Brescia aveva fondato il titolo della notizia, hanno rettificato precisando che l’autore della violazione non era titolare di licenza di caccia e nemmeno proprietario del fondo dove si trova peraltro un vecchio appostamento dismesso. Francamente la misura è colma.

Il comunicato delle Forze dell’Ordine ha dato adito alla criminalizzazione di una intera categoria per un fatto che peraltro con la caccia non c’entra, e purtroppo ne traspare un atteggiamento di “caccia al cacciatore” che non dovrebbe mai essere sospettabile in capo all’espressione dell’Autorità. Se la smentita ufficiale rende parzialmente giustizia (le rettifiche non hanno mai purtroppo l’efficacia comunicativa della prima versione della notizia), d’altro canto ci rimane l’amara sensazione che siano i Carabinieri Forestali di Brescia a voler subito trovare “un cacciatore” anche in un episodio di incendio colposo, salvo solo poi appurare che il soggetto non avesse la licenza di caccia; ci dovremmo stupire se l’avessero dato per certo sulla base di loro preconcetto, ma saremmo stupiti anche se i C.F., prima di dare la notizia, si fossero sentiti in obbligo di verificare che il reo fosse cacciatore, per sottolinearlo nel comunicato inerente alla notizia.

A che pro? Rileva il fatto che chi viola un’ordinanza sulla bruciatura delle sterpaglie sia un cacciatore, un ciclista o un agricoltore? D’altra parte se possiamo comprendere che una testata giornalistica dia per corretti i comunicati provenienti dai Carabinieri Forestali, del pari non possiamo che stigmatizzare la decisione di voler dare subito risalto al fatto che l’autore della violazione fosse “un cacciatore”, con l’effetto di restituire un’immagine negativa della categoria. Quando peraltro la pratica di bruciare i residui di ripulitura degli incolti è pratica diffusa in ambito rurale: sol si dovrebbe prestare osservanza alle ordinanze regionali e comunali che ne disciplinano i tempi e le condizioni. E non si dimentichi che proprio tra i volontari intervenuti per domare le fiamme c’erano cacciatori. Ci auguriamo che in futuro si presti maggior attenzione e rispetto sia da parte delle Forze dell’Ordine che da parte degli organi di stampa, ai quali chiediamo una maggior consapevolezza sul – pacifico – potere della “carta stampata” di colpevolizzare un’intera categoria (I Presidenti Regionali delle AAVV LOMBARDE).

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