L’ennesimo parco
Non sono sufficienti un Parco Nazionale, 4 Parchi Regionali, 75 Aree Naturali protette, 245 Siti inclusi nella rete Natura 2000, adesso cala dall’alto un altro parco, il Parco Nazionale degli Iblei e poi cos’altro penseranno di imporre ai cittadini siciliani? Da notare che si tratta di un “regalo” a scoppio ritardato del II Governo Prodi e del Ministro dell’ambiente in carica nel 2007, Alfonso Pecoraro Scanio (L. 222 del 29.11.2007, Art. 26, c.4-septies). Possibile che oggi con governi, nazionale e regionale, di tutt’altro orientamento politico si intenda ancora portare avanti il disegno politico di Pecoraro Scanio? Ad oggi, in Sicilia, il territorio destinato a protezione della fauna selvatica è già al 36,92 %, quindi ben al di là della quota fissata per Legge del 30%. Se a questa sommiamo una grossa parte dei 146.735 ettari che toccano ben 27 Comuni delle Province di Siracusa, Ragusa e Catania arriveremo a circa il 43% e se ancora pensiamo di istituire i Parchi Regionali dell’Alcantara e dei Monti Sicani a che percentuale abnorme arriveremo?
Istituire è semplice ma poi chi gestisce?
Politicamente, allorquando si vuole dare vita a un Parco non ci si pone il problema che istituire è relativamente molto semplice, ma nessuno si pone il problema delle difficoltà di gestione e dei vincoli permanenti che s’impongono alle popolazioni residenti in quel territorio. La cattiva gestione dei Parchi in Italia è ben nota, ed è stata asseverata dalla Corte dei Conti (Det. n. 84/2021) e denunciata dall’ISPRA: solo per redigere i Piani di gestione dei singoli parchi nazionali si registra “un ritardo medio di 21 anni sui tempi di approvazione” e la maggior parte ne è ancora sprovvista persino dopo oltre 35 anni dall’istituzione. Questa è la realtà che incombe sui cittadini siciliani e soprattutto nei territori interessati direttamente dal Parco degli Iblei. Ma, politicamente, l’importante è chiudere, non volendo vedere le tante esperienze negative precedenti, e mummificare ancor di più il territorio arrecando futuri danni all’economia locale, a flora, fauna e conseguentemente allo stesso ambiente, che è stato modellato sapientemente dall’uomo nel corso dei secoli.
L’allarme dei cacciatori conta meno?
Se l’allarme viene da una Associazione Venatoria, apriti cielo. Ormai noi cittadini cacciatori, in quanto tali, sembra che abbiamo il divieto di dire la nostra poiché siamo stati demonizzati da una parte di società ambientalista integralista che si può permettere il lusso di dire ciò che vuole e raccontare falsità, ad esempio, nei commenti alla modifica della Legge 157/92 ed avere sempre ragione. Da notare però che è ben diverso l’approccio delle popolazioni direttamente colpite da tali politiche, rispetto a quello dei cittadini che vivono altrove, spesso nelle realtà urbane, lontane dai problemi della gestione degli ambienti agricoli, dalle esigenze di sviluppo e dalle tradizioni delle aree rurali, che includono la caccia, la pesca, la raccolta dei funghi e in generale lo sfruttamento sostenibile delle risorse. Come nel caso dell’istituzione del Parco degli Iblei, ma anche in materia di scelte di previsione di gestione e/o modifiche ambientali (istituzione aree protette, regolamentazione Siti Natura 2000, etc.) crediamo fortemente che ogni decisione si debba realizzare insieme ai vari portatori d’interesse, comprese le Associazioni Venatorie, per garantire democraticamente il coinvolgimento della collettività e la necessaria trasparenza.
Corretto equilibrio
Per noi è di basilare importanza garantire la gestione faunistica assieme ad un corretto equilibrio tra la tutela ambientale e le attività tradizionali dei territori. Non si può penalizzare chi ha sempre vissuto, lavorato e custodito quelle zone attraverso le proprie attività di allevatori, agricoltori, cacciatori, pescatori e raccoglitori di risorse naturali. Federcaccia fa presente, ancora una volta, che la chiave per la conservazione degli ecosistemi non è la protezione e l’imposizione di vincoli, bensì l’uso sostenibile delle risorse e il coinvolgimento delle popolazioni locali. Ciò significa trovare equilibrio fra lo sviluppo e la biodiversità, attraverso la concertazione e il coinvolgimento dei portatori d’interesse. Una strategia regionale per la conservazione degli ecosistemi è la strada più corretta, realizzata attraverso tavoli tecnici in cui siedano tutti gli interessati, dagli imprenditori ai conservatori. È necessario quindi fermare questa perdurante parcomania che arreca solo danni ai territori e vieta ai residenti ogni libera attività agricola, imprenditoriale, di movimento, di tradizione e di cultura rurale affermata nei secoli.
Piano Faunistico Venatorio
È necessario che anche il prossimo Piano Faunistico Venatorio Regionale sia rispettoso di questi aspetti ambientali e sociali e che non assecondi ancora una volta dei vincoli e dei divieti assurdi. L’ormai vecchio decreto 442/12 si deve superare e dare la possibilità con nuove disposizioni di esercitare l’attività venatoria regolamentata all’interno dei Siti Natura 2000, come lo si fa in tutta l’Italia. Per quanto riguarda l’imposizione tardiva del Parco degli Iblei esprimiamo il nostro forte dissenso invitando, al momento, le Istituzioni ad attivare tutte le procedure di coinvolgimento delle tre Province, dei 27 Comuni e delle popolazioni interessate, perché è indispensabile far comprendere le conseguenze a lungo termine di un Parco nazionale e consentire a tutti di esprimere democraticamente la propria volontà su questo mega Parco. Come Associazione chiediamo di essere convocati e ascoltati, come portatori di interessi, ogniqualvolta si tratteranno argomenti che incidono sull’ambiente, sulla fauna selvatica e sui quali anche noi possiamo portare la nostra esperienza (Il Presidente Regionale FIdC Sicilia – Giuseppe La Russa).



































