Aquila reale contaminata dal piombo a Bergamo, il chiarimento della Federcaccia

L'esemplare è stato trovato privo di vita e un articolo giornalistico ha fatto riferimento a dei pallini senza alcuna prova.

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Aquila reale contaminata

Aquila reale contaminata Flavio Galizzi, numero due della Federcaccia di Bergamo e appassionato naturalisti della Val Brembana, è intervenuto per parlare di un articolo pubblicato una settimana fa da L’Eco di Bergamo. Il pezzo era dedicato al ritrovamento di un’aquila abbattuta e nel cui corpo era presente tanto piombo. Nel titolo, inoltre, si faceva riferimento a dei pallini, un termine che è a dir poco fuorviante, anche perchè non ne è stato trovato neanche uno.

In poche parole, il grave inquinamento da piombo è stato accostato alla caccia senza alcuna prova, un sostegno indiretto a chi è ostile al mondo venatorio. Galizzi ha ricordato come gli studi sugli avvelenamento da piombo di alcuni rapaci siano ancora in corso. Nel corso della stagione invernale, l’aquila reale si trova in difficoltà per quel che riguarda la ricerca del cibo in Valle Brembana. Preferisce le prede cacciate, ma non disdegna i resti di animali morti.

I cacciatori hanno dato sempre la priorità all’equilibrio ambientale e all’ecosistema alpino: il vicepresidente di Federcaccia Bergamo ha sottolineato il contributo determinante del mondo venatorio per quel che riguarda il ritorno dell’aquila in questa valle lombarda. I cacciatori alpini, poi, sono sempre più maturi dal punto di vista ambientale, come ben dimostrato dalla scelta, sempre più frequente, di palle atossiche per l’attività venatoria.

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