Arci Caccia Piemonte: “A Torino è iniziata la battaglia contro la legge regionale”

L'associazione ha voluto ricordare quello che è successo in questi ultimi giorni, tra manifestazione e nuova legge.

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Cacciatori italiani

Arci Caccia PiemonteArci Caccia Piemonte ha diffuso un comunicato sulla recente protesta dei cacciatori e sulla nuova legge regionale. Ecco le parole della nota: All’evento hanno partecipato circa 6000 seguaci di Diana in rappresentanza di tutte le associazioni riconosciute e non, il lungo corteo si è snodato, partendo da piazza Vittorio Veneto lungo la bellissima via Po, per terminare sotto il palazzo della Regione in piazza Castello, lì una delegazione e stata ricevuta dal Presidente Sergio Chiamparino e dal Assessore Giorgio Ferrero.

Come Arci Caccia abbiamo ribadito durante l’incontro la nostra contrarietà alla legge, in particolar modo ad alcuni articoli, come l’art. 2 ove si sancisce la chiusura di 15 specie cacciabili, e l’art.21 dove si chiude la caccia nelle domeniche di settembre, riteniamo che questi articoli e altri, siano frutto di posizioni ideologiche e di scarso senso istituzionale. Noi fino all’ultimo abbiamo cercato di dare un apporto tecnico scientifico nella stesura del testo, con un’impostazione per la tutela di una caccia sociale al servizio di quella gestione faunistica indispensabile per difesa dell’economia rurale, del paesaggio, delle tradizioni.

In risposta abbiamo trovato una giunta che non ha saputo prendersi le responsabilità dovute, lasciando spazio al suo interno ad una minoranza ideologica, oggi siamo qui a constatare l’approvazione del testo con tutti i danni che lo stesso provocherà all’ambiente al mondo agricolo e alla nostra passione. La manifestazione di Torino non sarà sicuramente il punto di partenza della nostra protesta, ma l’inizio di una lunga battaglia, contro una legge ingiusta e socialmente iniqua, che va a penalizzare in primis i lavoratori che hanno nella domenica unico giorno libero da dedicare alla loro passione. Come Arci Caccia non possiamo più tollerare atteggiamenti vessatori e discriminanti verso chi rappresentiamo.

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