Cinghiale: La Provincia di Savona “allunga” la stagione di caccia
Le doppiette savonesi non sono riuscite a raggiungere l’obiettivo previsto di abbattere 8509 cinghiali (questa la quota in eccesso secondo i censimenti estivi) e così ieri mattina l’assessore provinciale alla caccia Livio Bracco ha firmato il documento che per animalisti e associazioni anti-caccia è l’ennesimo affronto: l’estensione della stagione di caccia al cinghiale ancora per tutto il mese di gennaio.
Una proroga di un mese rispetto ai programmi (la stagione si conclude al 31 dicembre) che concede alle doppiette una dozzina di giornate di caccia in più (circa 3 giorni a settimana) per «completare il lavoro».
«I numeri precisi dei capi abbattuti non li conosco ma gli uffici mi hanno detto che non abbiamo raggiunto la quota indicata dagli studi e quindi dobbiamo proseguire – spiega l’assessore Bracco – ovviamente non va letta come una concessione supplementare ai cacciatori ma semplicemente come un’azione a favore del territorio perchè avere troppi ungulati in circolazione significa non tutelare il territorio e le campagne gravemente danneggiate dalle loro scorribande». Quella di prorogare di un mese la stagione è peraltro un’abitudine ormai consolidata (sono anni che la Provincia è costretta a firmare per l’allungamento) che però ogni volta provoca tensione tra favorevoli e contrari alla caccia.
«Era già scritto a inizio stagione che tanto avrebbero regalato ai cacciatori anche il mese di gennaio – accusa l’Enpa – È l’ennesima prova di una sudditanza di Palazzo Nervi nei confronti delle doppiette. I numeri dei capi che sbandierano sono solo un pretesto, in un modo o nell’altro avrebbero comunque trovato il modo per consentire ai cacciatori di alimentare il loro sport preferito, uccidere gli animali, per un periodo più lungo».
«Ovviamente la motivazione della proroga riguarda solo i capi che mancano al raggiungimento della quota necessaria per mettere in sicurezza il territorio – riprende Livio Bracco – teniamo conto che oltre ad essere ancora indietro sui numeri fissati alla vigilia, ho personalmente ricevuto da parte di tanti Comuni dell’entroterra notizie allarmanti riguardo alle popolazioni di ungulati presenti nei rispettivi territori che mettono in crisi l’economia rurale e le coltivazioni. Quindi la richiesta di proseguire gli abbattimenti arriva direttamente dagli amministratori di tanti paesi prim’ancora che dai numeri. Tutte le altre sono polemiche inutili, negare i danni dei cinghiali non si può, basta andare a verificarli».
Quantitativamente il piano di abbattimenti della stagione 2009-2010 prevede appunto 8509 uccisioni che significano una media di quasi tre cinghiali per ogni cacciatore (2,8). Nella stagione scorsa i capi in eccesso, poi abbattuti, erano stati circa mille di meno (7529), una media di poco più di 2 (2,4) per cacciatore.
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