Caccia allo Storno, In Toscana è Lucca a pagare il prezzo più caro dai danni causati dagli storni

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Emergenza STORNI: Un dato solo basta per capire l’entità del problema: i danni all’agricoltura causati dagli storni ammontano nel 2010 a quasi 35 mila euro solo nella provincia di Lucca e a ben 170 mila in tutta la Toscana.

L’anno precedente, il 2009, le cifre erano più basse (rispettivamente 20 mila euro circa e 54 mila euro su scala regionale) perché furono adottate specifiche misure di contenimento della specie che, insieme, al cinghiale e al capriolo, è tra quelle responsabili dei danni maggiori alle coltivazioni agricole in Toscana.

A sottolineare la gravità della situazione è l’assessore provinciale alle politiche agricole, alla caccia e alla pesca Diego Santi il quale, anche in virtù del documento illustrato in Consiglio regionale nei giorni scorsi, spiega che “attualmente l’Italia è l’unico stato della zona meridionale dell’areale europeo dove lo storno non è cacciabile.

Per questo dalla Regione sono state avanzate richieste ai ministeri competenti affinché la Commissione europea inserisca anche il nostro Paese nella lista di quelli dove la specie animale può essere contenuta, o comunque che si proceda per l’applicazione di deroghe”.

“La Provincia di Lucca – dichiara Santi – è attenta al problema ed è pronta a recepire le indicazioni che arriveranno dalla Regione Toscana. Per questo siamo in contatto sia con le associazioni degli agricoltori che coi cacciatori per monitorare la situazione”.

Lo stesso Santi ricorda, infine, che, nel 2009, la Regione Toscana riuscì ad approvare un provvedimento che ha permesso di rispondere alle esigenze degli agricoltori e dei cacciatori di salvaguardare le colture.

Nel 2010, quando non è stato possibile effettuare il contenimento, i danni all’agricoltura sono aumentati in maniera vertiginosa, soprattutto nelle province di Lucca, Pisa, Pistoia e Massa Carrara. Senza contare che i danni effettivi sono sicuramente maggiori di quelli citati perché i piccoli agricoltori o i privati spesso non li segnalano.

Fonte: La Gazzetta di Lucca

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