Caccia: FACE Italia e CNCN scrivono ai parlamentari, basta speculare sugli incidenti

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FACE Italia - CNCNLa caccia è impegnata per la sicurezza e per dare i numeri reali degli incidenti contro ogni speculazione. Lettera di Face Italia e CNCN ai parlamentari.

Le associazioni venatorie riunite in Face Italia (Liberacaccia, AnuuMigratoristi, Enalcaccia, Federazione italiana della Caccia) e il Cncn (Comitato Nazionale Caccia e Natura) si sono rivolti ancora una volta agli organi istituzionali per sensibilizzarli in maniera corretta sul tema della caccia e sulle problematiche legate agli incidenti venatori, recentemente oggetto di una campagna volta a creare attorno al tema allarme sociale con argomentazioni pretestuose e forzate strumentalizzazioni.

In allegato il testo integrale della lettera inviata ieri mattina, 10 dicembre 2012:

Ai Segretari di Partiti

Ai Capigruppo di Camera e Senato

Ai Presidenti di Commissione di Camera e Senato
                                                               
LORO SEDI

E, p.c.

Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali

Ministro dell’Interno

                                                             LORO SEDI

Preg.mo Onorevole/Senatore,
in qualità di rappresentanti a vario titolo dell’attività venatoria e dei cacciatori italiani ci sentiamo in dovere di scriverle per sottoporre alla sua attenzione alcuni semplici fatti in merito ad una attività prevista e strettamente regolamentata dalle legislazioni nazionale ed europea, costantemente fatta oggetto di attacchi perlopiù ideologici e pretestuosi.

Siamo a conoscenza, perché da loro stessi resa pubblica, che Lei ha recentemente ricevuto altra comunicazione dall’Associazione Vittime della Caccia, finalizzata a conoscere la sua posizione in merito a questo tema e i suoi impegni futuri contro la caccia. Noi non le chiediamo di farci conoscere la sua posizione né i suoi impegni futuri “a favore” della caccia, ma più semplicemente di impiegare alcuni minuti del suo tempo per poterle illustrare non la nostra opinione, ma dati oggettivi sull’argomento.

Partiamo da un tema scottante e di attualità, su cui si vuole far leva, sfruttandone l’indubbio effetto emotivo per dimostrare che la caccia è una attività socialmente pericolosa. Il numero degli incidenti di caccia sarà sempre troppo “alto” e anche una sola vittima è una sconfitta. Tuttavia se si vuole fare un’analisi oggettiva, onesta e concreta di un determinato argomento è necessario inquadrarlo nel contesto generale e fornire dati precisi e specifici.

Sarebbe poi da evitare qualsiasi forma di sensazionalismo quando si parla di vittime, con lo strascico di dolore che questo comporta. Purtroppo da anni siamo abituati a vedere analisi dedicate agli incidenti di caccia che non rispondono a NESSUNO di questi tre criteri, spesso basate su dati eterogenei, prive di comparazione generale e fornite invece di un principio speculativo sulla morte inaccettabile per qualsiasi coscienza.

I DATI ? Dopo anni di lavoro in termini di comunicazione e informazione siamo riusciti a far eliminare dai conteggi delle associazioni (quasi tutte almeno) contrarie alla caccia le vittime di episodi non ascrivibili direttamente all’esercizio della pratica venatoria come infarti, cadute o – nei casi più assurdi – incidenti stradali di persone che “si recavano a caccia”. Questo non è bastato però a ripristinare la correttezza di queste informazioni: attualmente si è passati infatti a considerare i “morti per armi da caccia” in questo macabro conteggio, realizzando un artificio linguistico per poter chiamare in causa l’attività venatoria in fatti che nulla hanno a che vedere con la caccia.

Nella stagione venatoria 2012?2013 possiamo contare ad oggi per VERI incidenti venatori 18 morti, un numero ben al di sotto dei 37 elencati dalla Lega Abolizione Caccia o dei 22 della Associazione Vittime della Caccia. Sempre troppi ovviamente e in controtendenza, dopo un calo costante registrato negli ultimi quattro anni, che dimostra in ogni caso l’impegno nostro e di tutto il mondo venatorio per innalzare i livelli di sicurezza portato avanti con campagne di sensibilizzazione e corsi pratici. Eppure è bene sapere che non è la caccia a fare più vittime ogni anno. Nella scorsa stagione ad esempio, si contano 27 morti per la raccolta dei funghi, 85 morti nell’escursionismo e alpinismo, 26 nel volo sportivo, 23 per la subacquea e oltre 140 nel nuoto e balneazione (dati 2011). Incidenti che hanno un costo sociale elevatissimo anche perché tra l’altro non prevedono assicurazioni obbligatorie come succede invece nella caccia.

LA CACCIA moderna e responsabile, come è quella che si esercita in Italia è una pratica lontanissima dall’immagine di assoluta libertà e illegalità che se ne vuole dare. È una pratica rigidamente normata per quanto riguarda i periodi, le zone dove è possibile esercitarla e le popolazioni di fauna selvatica prelevabili. Queste tre condizioni vengono sempre rispettate per Legge, sono supportate da dati scientifici e, quando conosciute da una società correttamente informata, sono anche il presupposto che fa considerare la caccia stessa agli italiani in maniera ben diversa da quello che si vorrebbe far credere.

Sull’indice di gradimento dell’attività venatoria si è fatta molta disinformazione, noi crediamo nella scientificità dei dati e anche in questo caso il senso comune e le forzature ideologiche dovrebbero lasciare il campo ai documenti. L’indagine sociologica che abbiamo commissionato ad una società indipendente ed affermata come ASTRA RICERCHE del sociologo Enrico Finzi, la più ampia e approfondita mai svolta in Italia, ha restituito un quadro complessivo di accettazione della caccia sostenibile per più della metà degli italiani. Potremmo approfondire ulteriormente la segmentazione, che evidenzia come proprio la non conoscenza dei limiti e delle regole imposte alla caccia in Italia sono alla base del giudizio negativo dei nostri connazionali. Come sempre quindi è l’ignoranza quella che dovrebbe far paura, non la caccia.

Anche perché essa è ormai un fattore fondamentale di gestione di un territorio fortemente antropizzato, inquinato e coltivato. In un contesto del genere lasciare la fauna selvatica senza controllo significa aumentare in maniera sproporzionata i danni all’agricoltura di pregio (vino, olio ecc), aumentare i rischi di epidemie tra le popolazioni selvatiche con la diffusione di specie alloctone e, infine, aumentare i rischi per gli esseri umani per gli incidenti stradali e la presenza di specie pericolose in zone abitate (cinghiali nei parchi e nutrie sugli argini dei fiumi).

A differenza di altri, noi non chiuderemo la nostra lettera con la – per altro poco – velata minaccia di esporre il suo nome in una assurda lista di buoni e di cattivi, così come non chiediamo alcun impegno da parte sua a nostro favore che non sia quello di riflettere bene e con la serenità che il suo ruolo istituzionale richiede, su un argomento serio che riguarda direttamente non solo oltre un milione di appassionati, ma che crea un giro economico pari a circa 8 miliardi di euro annui, rappresenta lo 0.51 del PIL nazionale e dà occupazione a oltre 94.000 lavoratori, in un momento in cui la crisi colpisce duramente tutti i settori produttivi del nostro Paese.

Distinti Saluti.

Avv. Giovanni B. Ghini                                                     Dott. Gianluca Dall’Olio
   Presidente CNCN                                                       Coordinatore FACE ITALIA
                                                               (Federcaccia, Liberacaccia, Enalcaccia, AnuuMigratoristi)

11 dicembre 2012

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