Caccia: Varate a Perugia le nuove linee guida del Calendario Venatorio 2010-2011

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PERUGIA: Apertura unica della caccia, più spazio ai tipi di caccia tradizionali, ripopolamenti di qualità e nascita della consulta provinciale sulla caccia

“Siamo pronti a varare un’altra piccola rivoluzione per la Provincia e per i cittadini: quella delle linee programmatiche al Nuovo Calendario Venatorio”. Con queste parole il presidente della terza commissione Luca Baldelli ha aperto i lavori, a cui ha partecipato anche il Presidente Marco Vinicio Guasticchi, sul nuovo testo che l’Ente ha studiato a fondo per ridare slancio e forza al settore venatorio dopo anni di polemiche e di emorragia di cacciatori (tornati sotto la soglia dei 35mila).

Le linee programmatiche prevedono tre grandi novità: un forte contenimento delle specie nocive o che possano arrecare gravi danni all’agricoltura (corvi, nutrie, volpi e cinghiale), il rilancio della caccia a più specie per consentire a tutti i cacciatori di poter praticare la propria disciplina preferita e l’istituzione di una Consulta provinciale della caccia. “Tra le novità che la Provincia vuole fortemente apportare al calendario venatorio – ha spiegato Franco Granocchia, consigliere delegato in tema di caccia, difesa ambientale e valorizzazione turistica del territorio – c’è quella dell’apertura unica dopo che per diversi anni invece è stata adottata la formula della preapertura.

In questa maniera da una parte si rispettano i desideri dei cacciatori e dall’altra si tutelano le specie non cacciabili – perché in quel periodo magari sono ancora in fase di crescita – che possono essere preda di cacciatori non corretti”. Sull’apertura unica della caccia si sono espressi a favore anche Massimiliano Capitani (pd) e Enrico Bastioli (Sel). Quest’ultimo capogruppo di Sinistra e Libertà ha spiegato lo spirito delle linee programmatiche della Provincia. “Armonizzare la caccia – Ha detto Bastioli – con il rispetto dell’ambiente e di chi vive di agricoltura. E costituire delle zone di ripopolamento e cattura che realmente possano produrre animali di qualità per il ripopolamento”.

Questi punti qualificanti del Piano: 1) stabilire una consulta provinciale della caccia e proporre in questo contesto la vendita di alcuni capi abbattuti nella caccia di selezione. Con il ricavato della vendita costituire un fondo per le spese venatorie; 2) impegno della Provincia per la caccia in deroga al fringuello così come è stato già fatto per la caccia allo storno; 3) in merito a questo la Provincia sta provvedendo a fare un monitoraggio richiesto dall’Istituto di Ispra di Bologna; 4) ridurre i danni provocati dai cinghiali attraverso gli abbattimenti selettivi e obbligatori sia nelle zone di ripopolamento e cattura che in tutte le zone faunistiche e venatorie; 5) impegnarsi per la revisione dei settori della caccia al cinghiale e risolvere i problemi che riguardano le altre specialità venatorie, in particolare, dandogli maggior spazio con l’aumento delle zone bianche; 6) opposizione al decreto della Regione che contempla, in caso di scarse risorse, la possibilità che siano le stesse squadre di cinghialari dei territori a dover risarcire i danni provocati dagli animali; 7) l’apertura unica della caccia come già richiesto dalla Provincia di Terni.

Fonte: TuttOggi.info

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