Cacciatore spara e colpisce un autovettura in transito a Molina di Malo, in provincia di Vicenza; l’Associazione Cacciatori Veneti presenta un esposto per fare chiarezza sulla vicenda dopo i fatti denunciati dalla signorina Giada De Zen.
Maria Cristina Caretta, in qualità di Presidente regionale dell’Associazione Cacciatori Veneti-CONFAVI ha presentato un esposto in Procura della Repubblica di Vicenza per chiedere agli organi inquirenti che venga fatta piena luce sui fatti denunciati dalla signorina Giada De Zen che afferma di essere stata vittima di un colpo di fucile dacaccia che avrebbe provocato un foro sulla portiera della sua automobile mentre, a suo dire, transitava lungo via Vittorio Veneto a Molina di Malo. Noi riteniamo che la versione dei fatti esposti dalla signorina Giada De Zen e riportati con grande risalto sulla stampa locale, meriti una attenta indagine da parte delle autorità inquirenti – ha affermato la Presidente Maria Cristina Caretta. Abbiamo da subito affermato che solo una persona ignorante o una persona in mala fede può accusare deliberatamente i cacciatori di un atto così esecrabile come quello di cui asserisce di essere stata vittima la signorina Giada De Zen.
Tali nostre convinzioni vengono rafforzate dall’esame della foto riportata dai mezzi di informazione locali, dal quale risulta matematicamente impossibile che il foro riscontrabile sulla portiera della sua auto possa essere stato causato da un pallino sparato da un cacciatore durante l’esercizio dell’attività venatoria. Risulta facilmente riscontrabile da chiunque abbia un minimo di conoscenze balistiche e quindi anche dalle autorità inquirenti che un pallino sparato da un fucile con canna ad anima liscia (unico tipo di arma usata dai cacciatori in quei luoghi) non può provocare un foro di quelle dimensioni e che, se è stata un’arma da fuoco che ha provocato quel foro (cosa di cui dubitiamo molto se non è stato rinvenuto il proiettile all’interno dell’automobile) non può che essere stata un’arma a canna rigata da difesa personale.
Dal momento che, dalle dichiarazioni riportate dai mezzi di informazione locali, la categoria dei cacciatori parrebbe essere dipinta come un’associazione per delinquere, abitualmente portata ad atti che possono minacciare l’incolumità delle persone, abbiamo ritenuto doveroso presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Vicenza per chiedere venga fatta piena luce sull’accaduto. Ci riserviamo il diritto di costituirci come parte civile nel procedimento penale che si dovrà aprire a carico dei responsabili dell’atto denunciato dalla De Zen, non scartando a priori l’ipotesi che qualcuno abbia voluto allestire una meschina messa in scena con il preciso scopo di infangare deliberatamente e gratuitamente l’immagine dei cacciatori.
Sia pure nel rispetto dell’autonomia del lavoro degli inquirenti – ha concluso la Presidente dell’Associazione Cacciatori Veneti-CONFAVI – ribadiamo l’invito rivolto alla Procura della Repubblica di non limitarsi ad indagare solo nei confronti dei cacciatori, incolpati dalla De Zen di essere i responsabili del gesto di cui lei sostiene di essere stata vittima, ma di indagare anche in altre direzioni per verificare se lo spiacevole episodio di cui asserisce di essere stata vittima non sia riconducibile ad una deliberata azione da parte di qualche malintenzionato che nulla ha a che fare con la categoria dei cacciatori.
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