Cacciatori trovano le auto bruciate sulle rive del Po

Due cacciatori, padre e figlio, trovano le auto loro bruciate dopo una battuta di caccia agli acquatici sulle rive del Po nella zona di Cornale e Bastida (PV); probabile origine dolosa ad opera di anticaccia.

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Vigili del Fuoco - Auto incendiata
Vigili del Fuoco – Auto incendiata

Quando sono rientrati dalla battuta di caccia sul Po, nella zona di Cornale e Bastida (PV), due cacciatori, padre e figlio, hanno avuto la brutta sorpresa di scoprire che le loro due auto erano state semidistrutte da un incendio: un rogo quasi certamente di origine dolosa.

Il resto è un giallo: bisogna capire chi è stato ad appiccare il fuoco, e perché. Forse si è trattato di una vendetta fra cacciatori: in altre zone dell’Oltrepo, soprattutto quelle collinari, gli sfregi alle carrozzerie o le gomme tagliate sono all’ordine del giorno. E’ possibile che l’incendio sia stato appiccato da qualcuno che non ama chi pratica l’arte venatoria.

Non è escluso neppure che ad agire sia stato qualcuno che non digerisce gli sconfinamenti territoriali, visto che i due cacciatori presi di mira vengono dal Basso Piemonte. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Voghera e i carabinieri di Casei Gerola, competenti sul territorio comunale di Cornale e Bastida.

L’episodio si è verificato l’altra mattina, poco prima delle 9, sulla riva del Po: per la precisione in uno spiazzo che si può raggiungere con una stradina in terra battuta che si stacca da via Pogliani e Barbieri, il nome che prende la Sp 206 Voghera-Novara nel comune di Cornale. Padre e figlio, che abitano ad Alzano Scrivia, arrivano prima dell’alba a Cornale e si dirigono nel luogo che hanno scelto per cacciare, lungo il Po. Non è la prima volta.

Padre e figlio sono habitué del fiume, tanto che hanno una barca in secca sulla riva. La loro specialità, infatti, è la caccia dal fiume. “La legge lo consente – spiega la Forestale – Nei periodi previsti si può sparare sulla selvaggina a terra e in volo direttamente da una barca sul fiume. Sempre previa autorizzazione, è anche possibile costruire capanni di appostamento sulle rive o addirittura sull’acqua, come quelli realizzati in mezzo ai canneti”.

Quando rientrano dalla battuta, poco prima delle 9, padre e figlio scoprono che le loro auto, una Fiat Panda e una Nissan, sono state date alle fiamme. Le macchine non erano parcheggiate vicine, quindi è impossibile che una abbia preso fuoco per cause accidentali come un corto circuito, appiccando poi le fiamme all’altra.

I due cacciatori piemontesi chiamano subito il 112, che invia sul posto una squadra dei vigili del fuoco di Voghera e una pattuglia dei carabinieri. I pompieri spengono le fiamme, ma ormai i danni riportati dalle due auto sono notevoli. Dopo essere stati sentiti dai carabinieri, i due cacciatori non hanno potuto fare altro che telefonare ad un’officina del loro paese per far recuperare con il carro attrezzi ciò che restava delle loro due auto. Nei prossimi giorni torneranno a Casei per presentare una denuncia contro ignoti.

Nel frattempo non viene esclusa nessuna ipotesi. Gli attriti tra cacciatori venuti da altre località e agricoltori residenti (che vedono i propri fondi invasi e calpestati dagli appassionati dell’arte venatoria) sono un fenomeno comune in tutta Italia. Ma ancora più comuni sono i dispetti e le ripicche tra cacciatori che si contendono con tutti i mezzi i posti migliori per cacciare.

( 23 novembre 2015 )

Fonte: LaProvinciaPavese

 

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