Cinghiali, Parco del Po e dell’Orba: “Mancano dati scientifici e programmazione nei piani di abbattimento”

La scorsa settimana Coldiretti Alessandria ha lanciato l’ennesimo allarme sul proliferare degli ungulati.

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Parco del Po

Parco del PoPer contenere i cinghiali servono dati e programmazione. Lo sostiene Dario Zocco, direttore del Parco del Po e dell’Orba. La scorsa settimana Coldiretti Alessandria ha lanciato l’ennesimo allarme sul proliferare degli ungulati, chiedendo persino di far intervenire i carabinieri forestali e l’esercito nei piani di abbattimento. “La situazione del territorio alessandrino – sostiene Coldiretti – è insostenibile sotto tutti i punti di vista ed è giunta a saturazione. È un problema di sicurezza ma anche sanitario poiché i cinghiali veicolano la peste suina africana e altre malattie infettive per l’uomo”.

L’associazione annuncia la presentazione di un documento alle autorità territoriali e chiede l’intervento dei sindaci. Mauro Bianco e Roberto Rampazzo, presidente e direttore di Coldiretti Alessandria, ricordano che è già stato chiesto un incontro al prefetto e al presidente della Provincia: “Occorre andare oltre le modalità adottate fino a oggi, considerando che in oltre trent’anni di denunce non è stato possibile raggiungere i risultati attesi”. A detta dei due dirigenti, servono “interventi straordinari anche attraverso deroghe che consentano l’utilizzo, visto lo stato di emergenza, il coinvolgimento delle forze dell’ordine, come i carabinieri forestali e l’esercito”.

Secondo Zocco, invece, “la mancanza di un monitoraggio sui danni per un confronto nel tempo è un problema. Nelle aree di nostra competenza i piani di abbattimento vengano attuati ma riguardano superfici ridotte rispetto al resto del territorio. Oltretutto, i risultati dei nostri piani risentono di quanto avviene all’esterno. Il fatto – prosegue il dirigente – è che si abbatte senza sosta ma la situazione non cambia, a mio avviso perché ci vuole coordinamento regionale, come avveniva un tempo quando era operativo l’Osservatorio faunistico della Regione. Sarebbe infatti molto utile – conclude Zocco – raccogliere dati scientifici sulla quantità e la localizzazione dei danni e sul numero di esemplari presenti in modo da poter intervenire con azioni mirate. L’Osservatorio però è stato cancellato” (Giornale7).

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