Digiscoping. La scelta del lungo: angolare o diritto?

La spontaneità operativa del telescopio diritto Swarovski Optik sembra favorevole alle valutazioni e al Digiscoping; ma un numero ben maggiore è di cacciatori e/o digiscopers usano l’angolare. Vediamone le ragioni, alla luce degli attuali modelli.

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Un formidabile primo piano di un capriolo in velluto ripreso (a 260 mt. di distanza) con un telescopio SwarovskiOptik ATX 95 Angolare portato a 70x.
capriolo maschio
Un formidabile primo piano di un capriolo in velluto ripreso (a 260 mt. di distanza) con un telescopio SwarovskiOptik ATX 95 Angolare portato a 70x.

DIGISCOPING – E’ meglio il lungo diritto o quello angolare? Questa è sicuramente la domanda più ricorrente che – oggi come e più di ieri – ci rivolgono cacciatori e digiscopers. Iniziamo dicendo che la sigla che contraddistingue i lunghi prodotti dalla SwarovskiOptik già evidenzia la differenza “morfologica” fra ATX e STX, o fra ATS e STS : la lettera “A” significa appunto “angolare”, mentre la sigla iniziale “S” richiama la forma a S, o diritta, dell’STX e la visione comunque rettilinea. Ma le differenze non si fermano qui. A livello strutturale, naturalmente nulla cambia per quanto riguarda lenti, schema ottico, ingrandimenti, ghiere e quant’altro, tanto più nel sistema modulare (ATX e STX), in cui il modulo obiettivo (65-85-95) resta comunque identico a prescindere dalla forma dell’oculare. Ciò che cambia, quindi, è appunto la forma del modulo oculare; all’interno del lungo, ciò si traduce in uno specchio in più (che serve per trasmettere la visione all’occhio) nel modello a “S”. In ogni modo questo specchio in più non condiziona in alcun modo la luminosità generale.

Ricordiamo, comunque che, la presenza – a prescindere – di specchi interni, presenti in tutti i telescopi moderni da osservazione terrestre, risponde alla precisa esigenza di limitare le dimensioni del telescopio. Solo per esemplificare il modello allungabile (CTC 30×75) misura 49 cm, mentre l’ATX65 ha una lunghezza di 33,9 cm. Fermo restando, quindi, l’indiscussa e alta qualità generale – uguale per tutti – degli attuali lunghi da osservazione e Digiscoping, la valutazione che conta riguarda l’uso squisitamente pratico di questi prestigiosi strumenti ottici. E’ proprio in questo tipo di test che emerge la differenza fra diritti e angolari. Perché la stragrande maggioranza di cacciatori, selecontrollori e digiscopers preferisce gli angolari?

digiscoper
Anche con soggetti che stazionano più in alto o più in basso rispetto al digiscoper, i telescopi angolari consentono di stare ben paralleli al terreno, senza contorsioni inutili.

Con i modelli diritti, l’occhio è chiaramente in linea con il soggetto. Senza curve o angoli. Benissimo, quindi, quando il soggetto inquadrato è davanti a noi, alla stessa altezza. Non dobbiamo fare contorsioni o altro: la visione è immediata, intuitiva.

Quando, tuttavia, la situazione non è così “classica” (soggetto più alto, più basso, più avanti, più indietro, a grande angolo di sito ecc.) le cose cambiano. Radicalmente. In questi casi, che sono la stragrande maggioranza, la visione rettilinea non è più possibile, saremmo costretti a spostarci, muoverci con il corpo, contorcerci e tanto altro per inquadrare il soggetto, tanto più quando esso si muove più o meno velocemente. Ecco, allora, che i modelli angolari si dimostrano assai più performanti e, soprattutto, sfruttano alla grande la possibilità di ruotare sul proprio asse di 360°. Potremo stare fermi dove siamo, senza alcuna contorsione del corpo ed avendo a disposizione una visuale sopra, sotto, davanti, dietro, destra, sinistra e a più di 180°. Non solo: potremo anche avere osservazioni usando il lungo a mo’ di periscopio, o viceversa, sempre senza muoverci dalla nostra posizione. E’ come se dovessimo fare incursione in una camera restando nascosti in corridoio e usando un fucile a canne ad angolo. Certo: occorrerà un (breve) periodo per familiarizzare con questa visione a “L”: all’inizio può apparire innaturale, ma poche “ore di volo” sono più che sufficienti.

capriolo al digiscoping
Il monitor aggiuntivo ad alta risoluzione permette una perfetta MAF Manuale, una grande profondità di campo grazie al fatto di poter tener bassa la fotocamera e, soprattutto, si adatta perfettamente ad ogni posizione impostata sui telescopi angolari.

Un esempio fra tanti: siamo in una cengia montana, o in auto, o comunque non vogliamo/possiamo spostarci e/o affacciarci. Con il lungo angolare, e con la possibilità di ruotarlo alto/basso/destra/sinistra, senza muovere un dito e senza contorsioni, abbiamo un campo estremamente ampio. E se vogliamo osservare un uccello su un ramo, o un camoscio in basso, o con angoli di sito estremi, possiamo farlo senza contorsioni e/o colpi della strega. In una parola, non dobbiamo modulare la nostra posizione e il brandeggio del lungo a seconda della posizione del soggetto. Sarà invece il lungo ad adeguarsi alla nostra posizione statica, qualunque essa sia. Molto utile provare tutto ciò sul campo, nella pratica. Invitiamo chi vuole provare prima di scegliere ai nostri workshop di Digiscoping e di Osservazione o alla nostra postazione attrezzata. I vantaggi dei telescopi angolari sono qui evidenziati sul campo, anche grazie ai moderni monitor aggiuntivi ad alta risoluzione (riccardo.camusso@alice.it ).

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