Federcaccia Piemonte: Alcuni giorni fa è giunta agli Ambiti Territoriali di Caccia e ai Comprensori Alpini della Provincia di Cuneo una lettera proveniente dalla Federazione Provinciale Coldiretti di Cuneo.
Questo documento, che definire incompleto e gravemente offensivo sarebbe già puro eufemismo, lamenta la mancata adesione dei medesimi alla caccia di selezione per la specie cinghiale, facendo altresì intendere come sia novità dell’anno, dimentichi…forse, i nostri solerti dirigenti agricoli, come questa già si potesse effettuare nelle passate stagioni venatorie, per lo meno nei comprensori alpini. Non contenti di questa prima imperfezione gli stessi continuano rimarcando, quasi fosse merito loro, l’azzeramento del costo dei capi di capriolo per la caccia di selezione.
Federcaccia Piemonte: Ebbene, qui va fatta chiarezza. Il mondo agricolo elegge ben sei componenti nei vari Comitati di Gestione di ATC e CA, esattamente quanti ne spettano ai cacciatori, e giunge dunque spontanea una domanda: e dov’erano questi nostri amici quando venivano assunte certe decisioni? Non basta: come mai le Associazioni Agricole non hanno assunto nessun provvedimento quando pochi mesi fa la Regione ha nuovamente vietato (l.r.32/82) i percorsi su strade forestali, in certi casi persino asfaltate, ai cacciatori? Impedire il transito per l’esercizio della caccia, sia di selezione o meno, renderà impossibile, o quasi, il raggiungere certe zone ove gli animali possono proliferare indisturbati, e da lì irraggiarsi per creare quei danni che tutti ben conosciamo (colture agricole, incidenti stradali), e sono richiamati nella lettera Coldiretti; ma poi…come farebbero i cacciatori a portare via le spoglie degli animali abbattuti? Forse caricandoli a spalle e portandoli a valle? Ci chiediamo inoltre quale conoscenza abbiano i dirigenti agricoli in merito alle abitudini del cinghiale, animale uso a muoversi e cibarsi preferibilmente di notte, e dunque difficilmente abbattibile attraverso la “caccia di selezione” durante giorno, quando si è ormai ritirato nel folto. Non sarebbe meglio, crediamo noi, operare con altre misure di contenimento? E come dimenticare l’ancor fresca lungimiranza della Regione che approvando il calendario venatorio 2015/16 ha ridotto la stagione di caccia al cinghiale di…ben tre giornate? Hanno idea i nostri dirigenti agricoli di quanti animali si abbattano in tre uscite di caccia, ad inizio stagione e con squadre e cani in azione sul territorio? Noi crediamo di no, diversamente sarebbero stati i primi a chiedere la modifica del calendario!
Quanto poi alla considerazione relativa all’azzeramento dei prezzi di singoli capi per la caccia di selezione al capriolo, tutto ciò sembra piuttosto pretestuoso e propagandistico, giacché la caccia di selezione si effettua a seguito di preciso piano di prelievo approvato dalla Regione, venendo questi capi ad essere generalmente assegnati in breve tempo; nemmeno il costo ha determinato ostacoli alla richiesta di caprioli da parte dei cacciatori. Semmai, e qui ancora emerge il pressapochismo con cui s’è redatto il documento, le difficoltà di completamento dei piani sono dovute a problemi tecnici (nebbia, mal tempo, disturbi vari) e talvolta anche a causa di normative esistenti, indipendenti dalla volontà dei cacciatori; nemmeno sarebbe possibile pensare, come taluni nel mondo agricolo vorrebbero, all’eradicazione della specie capriolo. Bisogna altresì considerare come gli incassi per le quote capriolo siano utilizzati per la gestione economica di molti ATC e CA, nonché per l’anticipo dei danni a favore del mondo agricolo; denari ancor più determinanti in un momento in cui il ritardo cronico della Regione nel trasferire fondi s’è fatto insostenibile. Dovessero mancare questi soldi non si riesce a capire come potranno proseguire nella loro attività di prevenzione danni, miglioramenti del territorio e gestione dell’attività venatoria, gli ATC e i CA ora sotto accusa!
Pertanto in virtù di tali considerazioni si ritiene opportuno invitare tale Associazione ad impiegare in maniera più produttiva il tempo dedicato al rapporto danni agricoli/caccia, preoccupandosi viceversa di elaborare proposte risolutive alle molteplici e serie problematiche del mondo agricolo; il tutto, ci permettiamo ancor di consigliare, senza spingersi a considerazioni fuori luogo su un’attività cui si dimostra conoscere molto poco. Ultimo, ma non meno importante, giusto ricordare come i cacciatori per esercitare questa legittima passione, prevista ed autorizzata da legge nazionale, paghino…non siano pagati!
Ad ognuno il suo mestiere, anche perché fretta e impreparazione spesso offuscano la vista.
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