Franchi Affinity..perfetta relazione tra caccia e cacciatori..

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FRANCHI FUCILI: Il Nome Affinity è una parola inglese che si traduce letteralmente con “affinità”, ovvero un termine utilizzato in molte occasioni e situazioni per indicare una forma di preferenza, una “relazione” o una vicinanza potenziale o in essere tra due entità.

Nel rinnovamento della sua gamma di semiautomatici, Franchi ha scelto il nome “Affinity” quando ha posato la prima pietra della nuova costruzione. L’ha fatto perché Franchi si sente “affine” al cacciatore e perché la caccia è indissolubilmente legata al marchio Franchi. Franchi è un marchio orgogliosamente italiano ed è legittimo chiedersi perché per il primo semiautomatico del nuovo corso si sia scelto un nome anglosassone.

La risposta è semplice: Franchi vuole essere un player a livello mondiale e la scelta del nome è quindi caduta su una parola della lingua che costituisce l’esperanto di oggi e del futuro. La scelta di Affinity è stata quindi dettata anche dal voler riaffermare il fatto che Franchi guarda al futuro, non solo in termini di tecnologia, ma anche pensando alla comunicazione e, ovviamente, ai successi di mercato.  E poi Affinity è comunque un termine che un italiano, un tedesco, un francese o uno spagnolo non hanno difficoltà a tradurre, pure se sono digiuni di quella lingua sempre più nota sotto tutte le latitudini.

L’ Affinity 12 è un semiautomatico con chiusura stabile a svincolo inerziale che può sparare tutte le cartucce 12 e 12 magnum con cariche di piombi comprese tra 28 e 56 grammi. Si tratta di un fucile ottimizzato per le cariche normali e pesanti in modo da ottenere il miglior compromesso tra caratteristiche dinamiche, contenimento di rinculo ed impennamento, il tutto tenendo ben presente l’interfaccia tra cacciatore e fucile, ovvero la facilità e la naturalezza dell’uso, che concorrono a rendere l’impiego del fucile quanto più “produttivo” possibile, cosa che si traduce anche nella rapidità di imbracciata, nella naturalezza della messa in mira, nella facilità con la quale si segue un bersaglio in movimento e nella rapidità con la quale si possono sparare più colpi restando in mira. Chi ha occasione di provare l’Affinity 12 si rende subito conto di come, alla resa balistica, siano state abbinate elevate caratteristiche dinamiche, di quanto sia facile sparare più colpi mantenendo la mira e pure di tutti gli interventi effettuati per rendere il fucile più godibile, non solo “lavorando” su rinculo e rilevamento, ma anche smorzando ed eliminando vibrazioni ed urti.

L’ Affinity 12 è un fucile leggero. Si sarebbe anche potuto scendere ulteriormente di peso, ma non è stato fatto perché si tratta comunque di un fucile camerato magnum e nella progettazione oltre alla resa balistica e alla maneggevolezza sono stati privilegiati la controllabilità, il piacere di uso dell’arma e la possibilità che la stessa sia impiegata proficuamente da chiunque. Si tratta quindi di un fucile per tutti che, “specializzato” per le cartucce di maggior diffusione, può dare ottimi risultati pure quando lo si utilizza con i più robusti caricamenti magnum. Tutti i fucili semiautomatici che non hanno la canna stabilmente fissata alla carcassa o alla scatola di otturazione possono avere una tendenza più o meno marcata allo spostamento del centro di mira smontando e rimontando la canna come pure sparando tanti colpi di seguito, spostamento che, nel caso di spari continuati che surriscaldano la canna, può andare a sommarsi con lo spostamento derivante dall’interferenza della bindella con la dilatazione della canna susseguente al riscaldamento.

Sull’Affinity si è operato in modo da contrastare al massimo grado i possibili spostamenti del centro di mira (e quindi le variazioni della giustezza) dotando le canne di un prolungamento posteriore (culattina), 130 mm, particolarmente sviluppato che, in unione con la flangia di appoggio sulla carcassa (le superfici a contatto sono rettificate) contribuisce a fare in modo che la canna non si “sposti” sparando molto, e a darle esattamente la stessa posizione rispetto alla carcassa ogni volta che viene rimontata sul fucile. L’organizzazione meccanica dell’Affinity 12 è identica a quella dell’Affinity 20 e non poteva essere diversamente perché si tratta di fucili ideati fin dall’inizio come membri di una stessa famiglia. Sono naturalmente salve tutte le differenze che derivano dal fatto che uno è stato disegnato intorno alla cartuccia del 20 e l’altro intorno a quella del 12.  Come su tutti gli inerziali di attuale generazione, il codolo dell’otturatore è alloggiato entro una cavità del porta otturatore, cavità sul cui fondo troviamo un robusto mollone interposto tra codolo e parete della cavità. Il porta otturatore, che funge da massa inerziale, è collegato, attraverso un gruppo di rinvio con doppia asta di connessione, a un manicotto investito sul tubo serbatoio e caricato elasticamente da una molla anch’essa coassiale col tubo serbatoio.

Come sul fratello minore manca quindi la molla di recupero alloggiata nel calcio e si è invece scelta una soluzione che è tipicamente Franchi: Front Inertia.
Quanto al ciclo di funzionamento, questo è tipico delle chiusure con svincolo inerziale e otturatore rotante. Ad arma in quiete l’otturatore impegna con le sue alette le relative sedi nel prolungamento della canna e il porta otturatore (non vincolato geometricamente all’arma) viene trattenuto in posizione dal contrasto del mollone quello nella cavità del porta otturatore) e della molla di recupero. Allo sparo il fucile inizia a rinculare ma il porta otturatore, che non è vincolato, tende a rimanere in quiete ed assume quindi un moto di avanzamento relativo rispetto all’arma. L’avanzamento del porta otturatore provoca la compressione del mollone che, quando il fucile è quasi alla fine del rinculo, si distende violentemente “sparando” indietro il porta otturatore che, retrocedendo oltre la sua posizione di quiete provoca la rotazione dell’otturatore poiché il codolo dello stesso è attraversato da un piolo la cui testa scorre dentro una pista a camme sul cielo del porta otturatore. L’arretramento del porta otturatore porta all’interazione tra piolo e pista a camme e quindi alla rotazione con conseguente sblocco dell’otturatore.

Una volta che il vincolo meccanico è stato interrotto, il gruppo di otturazione continua la sua corsa retrograda estraendo ed espellendo il bossolo e comprimendo la molla di recupero coassiale al tubo serbatoio. Quando il gruppo di otturazione giunge al punto morto posteriore la molla di recupero inizia a distendersi e lo riporta in avanti. Col movimento avanzante del porta otturatore si ha lo sblocco della prima cartuccia nel tubo serbatoio e il suo passaggio sulla cucchiaia di alimentazione che, dopo aver ricevuto la cartuccia, si solleva posizionandosi in modo che l’otturatore possa impegnarne il fondello e spingere la munizione nella camera di cartuccia. Una volta che la cartuccia è completamente camerata l’otturatore, sotto la spinta del porta otturatore, si dispone in chiusura e l’arma, avendo il cane armato, è pronta per lo sparo del colpo successivo. Da osservare che fino a quando il porta otturatore non è del tutto avanzato fino alla posizione di quiete (che coincide con l’otturatore in completa chiusura) anche se il cane viene sganciato il colpo non può partire perché la testa del percussore rimane schermata rispetto alla faccia del cane e può essere da questa raggiunta solo e soltanto ad arma completamente in chiusura. Da ricordare inoltre che la sola manovra manuale dell’otturatore non provoca il passaggio della cartuccia dal serbatoio alla cucchiaia di alimentazione, questo si verifica sempre sparando ma con le manovre “in bianco” può verificarsi solo se prima di arretrare l’otturatore premiamo la leva discesa cartucce che si trova sul fianco destro sopra alla radice anteriore della guardia paragrilletto. Tale leva funge anche da avviso di cane armato, permette di sostituire rapidamente e agevolmente la cartuccia in canna, consente di estrarre la cartuccia camerata senza “interferire” con quelle nel serbatoio e fa in modo che anche in seguito a cadute o a forti urti la cartuccia nel serbatoio non possa andare a finire sulla cucchiaia.

In definitiva, questa meccanismo aumenta la sicurezza del fucile.  Il parametro “sicurezza” è proprio uno di quelli che ha ricevuto la maggiore attenzione, sia per quello che riguarda la prevenzione degli spari accidentali, sia per ciò che concerne “situazioni” nelle quali all’interno della canna possano verificarsi “inaspettate” ed elevate sovrappressioni, come ad esempio nel caso di sparo con canna parzialmente ostruita o tirando un cartuccia che sviluppa pressioni superiori a quelle ammesse per il calibro.

Eliminando la molla di recupero nel calcio e la relativa biella si elimina una forza verticale che incrementa l’impennamento e che deriva dall’azione della biella sulla molla di recupero. Inoltre, con la molla di recupero investita sul tubo serbatoio il centro di gravità dell’intero gruppo di otturazione (otturatore, porta otturatore, aste di rinvio) viene ad essere spostato in avanti e leggermente abbassato, mentre gli spostamenti del centro di gravità conseguenti al movimento del gruppo di otturazione avvengono su un’escursione più ridotta. Ne conseguono minore impennamento e maggiore stabilità del fucile durante il ciclo di fuoco. La molla di recupero investita sul tubo serbatoio porta ad un maggiore ingombro dell’asta che diventa quindi peggio gestibile dalla mano che la sorregge e la impugna. Inoltre, diventano critici non solo lo spessore dell’asta ma anche le quote delle aste del sistema di rinvio, il loro accoppiamento al porta otturatore e al cilindro anteriore di collegamento tra le aste stesse investito sul tubo serbatoio. Utilizzando gli opportuni materiali si è ridotto lo spessore delle aste, che sono in pratica costituite da un singolo elemento ad “U” saldato anteriormente all’anello che scorre sul tubo serbatoio. Questa configurazione regge benissimo, senza problemi e senza interferire con l’asta anche con uso pesante e prolungato. Quanto all’asta non è stato possibile renderla sottilissima ma essa è comunque dotata di ingombri ridotti che facilitano la presa e, contrariamente a quanto avviene anche su fucili di grandi nomi, non si muove e non vibra allo sparo, cosa questa che rimane inalterata anche nel tempo e con un uso pesante.

L’asta e il calcio sono realizzati in noce europeo grado 2 e portano uno zigrino di nuovo disegno, studiato non solo per essere più bello ma anche per facilitare il riassetto della mano pur restando adeguatamente grippante in tutte le situazioni. Calcio ed asta sono finiti ad olio e il calcio è completato con un calcioloTSA in schiuma poliuretanica che riduce il rinculo e allo stesso tempo non si impunta sugli abiti quando il fucile viene imbracciato rapidamente. Sul calcio dell’Affinity è ovviamente possibile variare piega e vantaggio, con valori della piagatura pari a 45, 50, 55, 60, 65. Sempre come optionals sono disponibili calcioli di differenti lunghezze in modo da consentire la personalizzazione non solo della piega ma anche della lunghezza del calcio.

Il family feeling tra l’ Affinity 12 ed il suo fratello minore è di tutta evidenza e anche il “12” si riconosce a colpo d’occhio come un Franchi: linee svelte e leggere, con la carcassa “segnata” da due linee che congiungono canna e calciatura esattamente come sul modello camerato per il calibro cadetto. Il fucile viene proposto con canne da cm 66, 71 e 76, con finitura opaca, bindella con o senza rampa da mm 7 e mirino con inserto in fibra ottica, gli strozzatori sono da cm 7 per ridurre le deformazioni a carico dei pallini periferici ed avere così rosate più folte, guarnite e regolari. Il fucile viene consegnato con tre strozzatori: *, *** e Cyl; gli strozzatori *** o più larghi sono abilitati per lo steel shot.

 

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