Una domanda ben precisa
Non c’è due senza tre. Prosegue la pubblicazione di video social di Francesca Mattioli che tramite appunto i suoi filmati e la sua pagina “Prime Armi” sta cercando di smontare le principali fake news che circolano sulla riforma della caccia attualmente in discussione. Nel terzo video si è partiti da una domanda ben precisa: questa riforma porrà fine alla caccia sociale?
Versione distopica
Questa la riflessione di Mattioli in merito: “Non so se la definirei una vera bufala, è più la versione distopica di un possibile futuro venatorio. Visto che però è uscita su una delle principali testate nazionali più sfacciatamente anticaccia la tratterò come tale. Così si fa business sulla vita degli animali urlano animalisti e detrattori che, tralasciando l’ovvia obiezione sull’esistenza degli allevamenti e del mercato della carne, questa polemica mi ha spinto a una riflessione: praticamente ogni attività umana incide sulla natura e sulla fauna selvatica, dalle più necessarie come la costruzione di case, strade, ospedali, scuole, acquedotti alle coltivazioni che producono cibo anche per i nostri amici vegani fino a quelle ricreative come i campi sportivi, gli impianti sciistici, gli stabilimenti balneari“.
Caccia in spiaggia
Il video si è poi concentrato su una delle fake news che vanno per la maggiore: “Avrete sentito tutti la fake news della caccia in spiaggia: l’immagine che si vuole costruire nella mente delle persone è quella del cacciatore che spara tra gli ombrelloni. Ecco, occorre dire che la spiaggia senza quegli ombrelloni, sdraio e bambini coi racchettoni si chiama costa ed è anch’essa una grossa porzione di territorio che viene sottratto alla natura e alla fauna. Così come lo sono i grandi impianti sciistici sulle nostre montagne e tante altre attività non strettamente necessarie alla sopravvivenza umana che impattano fortemente sull’ecosistema (gestite da privati a scopo di lucro). Queste attività consentono alle comunità montane e costiere di sfruttare una propria risorsa ambientale. Perché allora ci sembra assurdo e ci sconvolge l’idea di concedere il diritto d’impresa a chi ha tutto l’interesse a salvaguardare un territorio naturale garantendo la possibilità di un prelievo venatorio controllato, normato e sostenibile?“.
Caccia sociale in salvo
Nel filmato Francesca Mattioli approfondisce i possibili risvolti economici: “Questo prelievo permetterebbe a quelle comunità che vivono in zone periferiche con uno scarso valore agricolo, turistico e immobiliare di attingere a una risorsa economica: creare opportunità di lavoro e tutelare l’ambiente. Nella riforma è inoltre specificato che le concessioni per le riserve devono essere corredate da programmi di conservazione e ripristino ambientale utili a garantire gli obiettivi naturalistici. Fino a oggi le riserve che restano al massimo il 15% di tutto l’agrosilvopastorale – quindi anche stavolta la caccia sociale è salva – erano esclusiva dei più abbienti. Domani potrebbero diventate un investimento accessibile a tutti. Siamo quasi in estate, sono certa vi godrete serenamente il mare, la spiaggia, i fuochi d’artificio, i concerti, le fritture di pesce, le gite in barca senza sentirvi troppo in colpa. Noi faremo altrettanto“.



































