Chi è intervenuto
Enpa ha partecipato oggi alla Camera dei Deputati al convegno “Tutela delle aree protette: una nuova legge a 35 anni dalla prima legge quadro”, promosso dal vicepresidente della Camera Sergio Costa e presidente del gruppo Movimento 5 Stelle alla Camera per presentare una proposta di riforma della legge 394/1991 sui parchi e le aree protette. All’incontro hanno partecipato, oltre a Sergio Costa, anche Ilaria Fontana, vicepresidente del gruppo Movimento 5 Stelle alla Camera e cofirmataria della proposta di legge, insieme ai rappresentanti delle principali associazioni ambientaliste e animaliste: Ilaria Scarpetta (WWF), Giorgia Gaibani (Lipu), Riccardo Picciafuoco (Italia Nostra), Antonio Nicoletti (Legambiente), Alessandro Giannì (Greenpeace), Antonio Vecchione (Marevivo), Annamaria Procacci (Enpa) e Massimo Vitturi (Lav). A introdurre e moderare i lavori è stato Tullio Berlenghi Capo Ufficio legislativo del vicepresidente della Camera.
Tutela della biodiversità
Nel corso dell’incontro, Procacci ha affrontato – tra gli altri – il tema delle aree protette italiane: “Le aree complementari e il coinvolgimento di nuovi soggetti rappresentano una grande conquista ambientale e culturale. Occorre ampliare la platea dei responsabili della tutela della biodiversità, coinvolgendo maggiormente anche il settore privato e le comunità locali in una sfida che riguarda il futuro di tutti”.
I presunti rischi del Ddl
Enpa ha poi sferrato il suo inevitabile attacco anticaccia: “Nel pessimo ddl 1552 contro cui lavoriamo da oltre un anno, i parchi vengono colpiti almeno in due modi”, ha denunciato Procacci. “Da una parte si cerca di costringere le Regioni a ridurre le superfici protette per aprirle ulteriormente alla caccia. Dall’altra si introduce un sistema sanzionatorio estremamente indebolito e in contrasto con quanto l’Europa ci chiede attraverso la nuova direttiva sulla tutela penale dell’ambiente. Con gli emendamenti approvati si passa dalla previsione di ‘arresto e ammenda’ a quella di ‘arresto o ammenda’. La nuova formulazione prevede l’arresto fino a sei mesi oppure un’ammenda da 900 a 3mila euro per chi esercita la caccia nei parchi nazionali, nei parchi naturali regionali, nelle riserve naturali, nelle oasi di protezione, nelle zone di ripopolamento e cattura, nei parchi e giardini urbani e perfino nei terreni adibiti ad attività sportive. Questo significa che il reato diventa oblazionabile: in pratica, chi spara illegalmente anche dentro un parco nazionale o un giardino urbano rischia di cavarsela pagando poche centinaia di euro”.


































