Rapporto Eurispes 2016: in calo gli italiani contrari alla caccia

La percentuali di persone che si oppongono all'attività venatoria è sceso di 10 punti percentuali, fermandosi al 68,5%.

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Rapporto Eurispes 2016

Rapporto Eurispes 2016Nel corso della giornata di ieri, giovedì 28 gennaio 2016, l’Eurispes ha presentato il Rapporto Italia relativo all’anno appena cominciato. Si tratta della pubblicazione che da 28 anni viene diffusa dall’ente che si occupa di studi politici, economici e sociali (nato nel 1982 come Ispes, la sede si trova a Roma): tra i dati e le percentuali più interessanti che sono emersi figurano senza dubbio quelli relativi alla caccia. Secondo il Rapporto, infatti, il 68,5% dei cittadini è contrario al prelievo venatorio, un dato in calo rispetto a quello dello scorso anno (78,5% per la precisione). Un calo molto simile è stato quello registrato dai contrari alla produzione di pellicce, visto che si è scesi dal 90 all’86,3%.

Come ha sottolineato Federcaccia, il rapporto si limita a riportare le percentuale sui contrari alla caccia, ma il calo rispetto a un anno fa significa che le critiche e le strumentalizzazioni di chi si oppone all’attività venatoria non sono cambiate nel corso del tempo, però gli italiani stanno cominciando a rendersi conto che la realtà della caccia e di chi la pratica è molto diversa. Nel Rapporto Italia 2016 si fa riferimento anche agli animali: in particolare, è aumentata la percentuale di chi vorrebbe abolire la pratica del loro utilizzo nei circhi e negli zoo, mentre sono in calo le persone contrarie ai delfinari.

Sono cresciuti anche coloro che vorrebbero accogliere gli animali da compagnia nelle strutture alberghiere e che sono d’accordo sul loro accesso nei luoghi pubblici. Tornando a parlare di caccia, si possono integrare i numeri citati in precedenza con quelli emersi da una ricerca di qualche anno fa che venne svolta da AstraRicerche per il Comitato Nazionale Caccia e Natura. Quasi la metà degli intervistati (48%) spiegò di essere in qualche modo vicina all’attività venatoria, sia perché la praticava sia perché aveva famigliari o amici cacciatori.

Soltanto il 13% del campione preso in esame affermò di non conoscere assolutamente nulla della caccia e dei cacciatori, in primis le donne, gli anziani e giovani tra i 18 e i 24 anni. Vanno citati anche i numeri relativi agli ex cacciatori di quel periodo (circa il 5%) e alle persone che vanno a caccia senza sparare (3%, specialmente uomini tra i 45 e i 64 anni). A distanza di anni sono cambiate molte cose e sono intervenute anche novità legislative: i dieci punti percentuali in meno di “oppositori” è un dato che fa riflettere e che potrebbe consentire un dialogo più diretto e senza pregiudizi tra le parti in causa.

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