Ma i pesci, sono o non sono fauna selvatica? Parrebbe di no secondo un recente lodevole accordo stilato tra l’azienda Balton Group che pesca il tonno per conto del ben noto marchio “Rio Mare” ed il WWF-Italia allo scopo di rendere la pesca “più sostenibile”. Ma allora, come non chiedersi, per quale ragione la stessa associazione pone un veto quasi assoluto ad una “caccia sostenibile” ed in particolare a cervi, caprioli e cinghiali, specie oggi addirittura invasive (per non dire del lupo), per le quali un controllo selettivo e riduttivo delle popolazioni dovrebbe rientrare anche in una logica di “sostenibilità”, peraltro anche per la preservazione di specie competitive o soccombenti di fauna e flora? Eticamente parlando, quale è la diversità tra l’animale Tonno e gli animali Cinghiale, Capriolo, Cervo e Lupo?
Per quale ragione il Tonno lo si può pescare “sostenibilmente” per fini alimentari e non già altrettanto “sostenibilmente” la selvaggina? Non è che il tutto si spiega col fatto che dietro a queste scelte c’è, come spesso pare, un business a giustificare il tutto? Rio Mare non pesca forse i tonni per legittimi scopi commerciali e di lucro? Che cosa distingue questo gruppo dai cacciatori di balene giapponesi, nel momento che essi dovessero (e forse già lo fanno!) cacciarle in modo “sostenibile”, ovvero a quote stabilite affinché le popolazioni non si estinguano? O a giustificare il tutto è sufficiente il business?
Giornalista. Nato a Roma nel 1982. Tante passioni, tra cui quella per l'ambiente, il territorio e la ruralità, maturata grazie alle vacanze nell'Appennino Umbro-Marchigiano e ai racconti dei cacciatori del posto. Ha dedicato parte dei suoi studi all'agricoltura e all'economia "green".
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