ANUU Migratoristi: “Per un Contributo alla Chiarezza”

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<img width="130" ANUU Migratoristi: La parola al Dirigente Marco Castellani

Non sarò breve e non sarò nemmeno tenero. Non sarò, però, nemmeno maleducato come qualcuno invece ha dimostrato di essere con i suoi “interventi” recentemente pubblicati sui vari siti WEB commentando la “notizia bomba” di queste ultime ore: le associazioni venatorie aderenti a FACE Italia, tra cui anche l’ANUUMigratoristi a cui appartengo, hanno deciso di non partecipare alla manifestazione prevista per il 9 marzo p.v. a Roma.

Voglio proprio tornare su questo argomento non solo per cercare di approfondirlo e per tentare di spiegare meglio le motivazioni di questa scelta, almeno per quanto riguarda la mia associazione, ma anche per cogliere l’occasione di dire la mia a titolo personale, da cacciatore appassionato che si mette gli stivali ed il fucile in spalla almeno 50 volte all’anno (di più – purtroppo – tra una cosa e l’altra non riesco a fare).

  Spero che così, parlando “fuori dai denti”, come si usa dire, riesca a farmi leggere da tutti in modo più diretto, come se fossi li di persona, a discuterne tra cacciatori con la stessa passione e le stesse speranze per il futuro.  Punto per punto, quindi, mi rivolgerò a tutti voi prima da dirigente dell’ANUUMigratoristi e poi da “collega” cacciatore anche se, naturalmente, il contenuto del mio pensiero e delle mie considerazioni non è mai cambiato e non cambierà certo per questo. Ci mancherebbe altro: io, nel bene e nel male, sono sempre io.

Quando agisco o parlo da dirigente ANUUMigratoristi l’unica cosa che cambia è il livello di responsabilità nell’affrontare i problemi: in questa veste, infatti, devo soffermarmi di più sulla valutazione delle possibili conseguenze delle mie scelte perché sono chiamato a “decidere” anche a nome di altre persone – i soci che mi hanno eletto – che poi, giustamente, dovranno giudicare il mio operato, soprattutto qualora la scelta compiuta si rivelasse quella sbagliata. Decidere deriva dal latino de-cidere, vuol dire tagliar via, mozzare. Vuol dire risolvere, definire una lite, una controversia, una questione, scegliere quale è la parte ritenuta giusta e separarla, con un taglio, dalla parte ritenuta sbagliata e che quindi si abbandona. Decidere vuol dire assumersi delle responsabilità. Credo che mi si possa accusare di tutto tranne di non essere coerente con me stesso e con gli altri e soprattutto di non assumermi la responsabilità delle scelte che compio a livello personale o come dirigente di una associazione venatoria, peraltro più abituato al confronto diretto e “fisico” con i soci che ai dialoghi a distanza resi possibili da Internet.

Ringrazio anticipatamente, quindi, quanti avranno la bontà e la pazienza di leggermi e poi di replicare, auspicabilmente in modo altrettanto educato, qualora lo ritenessero utile e necessario. Perché, dunque, i dirigenti dell’ANUUMigratoristi – pur partecipando al Coordinamento per la difesa e la promozione della cultura rurale –  hanno “deciso” di non partecipare alla manifestazione del 9 marzo indetta proprio per la difesa della cultura rurale e con essa della caccia?

Da dirigente ANUUMigratoristi vi dico che la risposta è semplice: lo abbiamo fatto solo perché, assumendocene la responsabilità, abbiamo ritenuto che tale iniziativa possa determinare più danni che benefici. Lo abbiamo fatto perché, assumendocene la responsabilità, abbiamo ritenuto  che tale iniziativa rappresenti, oggi, la strada sbagliata per raggiungere degli obiettivi dichiarati che, invece, sono da sempre da noi stessi dirigenti ritenuti assolutamente giusti e condivisi.

Secondo noi manifestare, oggi, è una strada sbagliata per diversi motivi che abbiamo già cercato di sintetizzare nel nostro comunicato stampa:

1)     non intendiamo fare campagna elettorale per nessuno, ma nemmeno farci trascinare in un controproducente gioco al massacro di cui intravediamo il serio rischio (e la vicenda della comunitaria avrebbe dovuto già evidenziarlo a tutti con chiarezza);

2)     manifestare risulterebbe controproducente perché, così facendo, si indebolirebbe solo la posizione di quanti stanno cercando con difficoltà di darci delle risposte, facendo quindi il gioco proprio di coloro ai quali, invece, la caccia non interessa per niente e, anzi, dietro l’alibi della “sostenibilità”, dell’equilibrio e del dialogo con gli anticaccia, vogliono solo ridurla al lumicino;

3)     siamo convinti del fatto che la cultura rurale (e con essa la caccia) non si difende pretendendone il rispetto dai politici in generale o dall’opinione pubblica, ma guadagnandosi questo rispetto, lavorando giorno per giorno sul territorio insieme al mondo agricolo e rendendo poi visibili all’opinione pubblica i vantaggi collettivi che ne derivano.

Al contrario riteniamo che la strada giusta, anzi la strada obbligata,  in questa fase sia quella di continuare a dare sostegno – morale e tecnico – a quanti stanno lavorando a livello politico e parlamentare per portare avanti più compiutamente il disegno di riforma che anche la stragrande maggioranza del mondo venatorio ha unitariamente contribuito a realizzare.

Nello stesso tempo riteniamo che il neonato Coordinamento per la difesa e la promozione della cultura rurale debba essere più utilmente utilizzato per trasformare in azioni pratiche e concrete i suoi intendimenti verbali, ossia per far convergere tutte le forze, le competenze e le risorse che vi sono rappresentate nell’attuazione reale di iniziative unitarie nel campo della ruralità: per la gestione del territorio ai fini faunistici, per la salvaguardia della biodiversità, per la difesa della nostra agricoltura e delle sue insostituibili produzioni di qualità, ecc., ecc..

Iniziative partecipate attivamente dai cacciatori e da rendere visibili a tutti per dimostrane così l’utilità reale ad una politica e ad una opinione pubblica che ne sono distanti ed inconsapevoli. Queste sono le vere e uniche motivazioni delle nostre scelte, delle nostre decisioni, di cui certamente ci assumeremo la responsabilità qualora si rivelassero sbagliate. Così come, altrettanto certamente, non mancheremo di chiamare ad assumersi le loro responsabilità quanti, invece, hanno fatto o stanno facendo delle scelte diverse in caso che, pur se legittime, come fortemente temiamo finiscano solo per produrre nuovi danni.

Spiace però constatare che, nel rimarcare queste diversità, ci sia chi, con evidenti cadute di stile, non si sia limitato ad esercitare il proprio legittimo diritto di critica, ma si sia permesso di sostenere che alla base delle nostre scelte vi siano altre ragioni e di diversa natura, fatte anche di “mancanza di coraggio”, “miserie” e di “convenienze personali”. Ci vuole proprio una bella faccia tosta considerato il pulpito da dove arriva tale predica. Ho detto che sarò educato e voglio mantenere la promessa. Per questo mi limito ad evidenziare che noi dirigenti dell’ANUUMigratoristi non abbiamo nessun interesse economico, nessun ruolo o ambizione politica da coltivare e difendere, né personale né di particolari “numi tutelari”. A noi non interessa fare demagogia, non interessa guadagnare facili consensi cavalcando una inutile e controproducente protesta per dar sfogo al pur giustificato malcontento dei cacciatori, a noi interessa arrivare a risolvere i problemi seguendo la strada che riteniamo migliore e assumendoci la responsabilità se la sbagliamo.

Difficile vedere dei politici, anche cacciatori, che fanno altrettanto: tanti buoni propositi, tante belle proposte, ma poi – quando le cose vanno storte e i risultati non arrivano – la colpa è sempre di qualcun altro, fedeli all’utile e facile motto “che volete, io ci ho provato, io vi voglio bene, sono gli altri che non vogliono, che sono cattivi”. Troppo comodo, troppo facile. Noi, come già specificato nel nostro comunicato, coltiviamo e difendiamo solo l’interesse della caccia e dei cacciatori italiani ed agiamo di conseguenza, in piena libertà ed autonomia, non perdonando quelli che sbagliano sapendo benissimo di farlo, ma attenti a “non buttar via il bambino con l’acqua sporca”. Aggiungo poi che, almeno per quanto riguarda la mia associazione, essere dirigenti a qualsiasi livello (comunale, provinciale, regionale o nazionale) comporta solo “rubare” tempo al proprio lavoro, mettere in conto di rinunciare a qualche giorno di ferie che si sarebbe potuto spendere di più a caccia, rinunciare a qualche domenica a spasso con i cani o a pescare o a funghi (a seconda delle passioni) e rinunciare a tante serate tranquille in famiglia o con gli amici.

Non ci sono, però, solo grattacapi: io ne ricavo la grande soddisfazione di provare concretamente a difendere in prima persona la mia grande passione e il piacere di aver conosciuto e di conoscere continuamente moltissimi nuovi amici che, altrimenti, non avrei mai avuto l’occasione di conoscere. Cose non da poco e che io apprezzo molto. Ed ora provo ad esprimermi da collega cacciatore: sulla questione della difesa della cultura rurale e della caccia vi rimando alla lettura sul sito di Big Hunter del mio specifico editoriale, inviato a titolo personale. Invito a rileggerlo anche chi lo aveva commentato positivamente prima della “notizia bomba” e poi dopo ha cambiato parere. Quanto alle associazioni venatorie e ai loro dirigenti vi dico: se non vi vanno bene i vostri dirigenti – di qualunque associazione si tratti – cambiateli, magari proponendovi al loro posto invece di limitarvi a continuare a brontolare al bar o sul WEB come purtroppo fate in molti (grazie a Dio non tutti).

I dirigenti non sono li per opera dello Spirito Santo, ma perché ce li eleggiamo proprio noi cacciatori e se non ci vanno più bene, per Bacco, cambiamoli con lo stesso metodo democratico. Troppo comodo fare i qualunquisti e generalizzare, brontolare e  criticare pensando che sono sempre gli altri a doverti cavare le castagne da fuoco: le associazioni siamo noi cacciatori e non altri stipendiati per farlo (anche se a mio avviso servirebbero).

E – per favore – smettiamola anche con le menate sulle associazioni a cui interessano solo le tessere: ma vi siete chiesti come diavolo fanno a combattere questa guerra per le tessere se queste “benedette” associazioni non fanno niente per i cacciatori come molti di noi sostengono?

Ma cosa diavolo propongono le associazioni per differenziarsi e strapparsi a vicenda i soci se non fanno niente?

Eppure se le associazioni venatorie non fanno niente ma riescono a darsi battaglia per le tessere qualche motivo ci sarà.

Vuoi vedere che forse la colpa è anche nostra che – in gran parte – ci comportiamo come le anatre sul gioco, i tordi sulle gabbiette o le allodole sulla civetta (finta)?

Mi spiace ma ho detto che stavolta parlo fuori dai denti, da cacciatore: anche su questo dobbiamo prenderci le nostre responsabilità e per “nostre”, intendo di singoli cacciatori.

Facciamo, da cacciatori, il mea culpa e riconosciamo che – purtroppo – molti di noi continuano a scegliere la propria associazione non sulla base della valutazione della qualità, della serietà, della coerenza, del reale disinteresse economico o politico dei suoi rappresentanti e della bontà e percorribilità reale del programma di attività che svolge e propone, ma attirati come Ulisse dalle sirene o come gli uccelli migratori dai richiami: scelgo “questa qua” perché mi garantisce il cappellino giallo invece che verde, il distintivo a tema, il portachiavi o il fodero per il fucile più bello, oppure scelgo “quella la” perché mette in palio un fucile in più tra i soci o perché lancia più fagiani, ecc., ecc.. . Poi sempre pronti a saltare da una all’altra inseguendo questi ed altri futili motivi a seconda della “convenienza”.

Molti, soprattutto quelli che abitano nelle grandi città, per comodità fanno la tessera che gli propone l’armeria dell’amico o quella più vicina e spesso la mettono in tasca senza neanche sapere di quale associazione sia. E non gliene importa. Certi, invece, restano associati a “certe associazioni” per partito preso, ma nel vero senso della parola, solo perché certe associazioni non sono altro che appendici di precisi apparati partitici e questi certi cacciatori preferiscono anteporre la loro fede politica alla loro passione, restando dove sono anche ciò significa l’opposto di quello che gli dovrebbe gridare il loro cuore di cacciatori.

Se non fosse così certe associazioni sarebbero già estinte, almeno a mio modo di vedere che, forse sbagliando, invece antepongo la mia passione a tutto il resto, sovente subendone non pochi problemi anche a livello di rapporti familiari. Rispetto di più, anche se non ne condivido la scelta, quanti hanno deciso di non associarsi a nessuna associazione e sistemare gli obblighi di legge in materia assicurativa privatamente. Per me è uno sbaglio, ma almeno queste persone sono coerenti con il loro pensiero su tutte le associazioni.

Altri ancora puntano decisi verso un “Partito dei cacciatori”: errore gravissimo che, anche nel caso del più ottimistico consenso elettorale, servirebbe solo a costituire la “riserva indiana” della categoria, snobbata ed ostacolata da tutti gli altri e ben più rappresentativi partiti dove, invece dovremmo essere più presenti, in modo trasversale, nel rispetto delle idee politiche di ognuno, con nostri uomini dal livello comunale a quello europeo per cercare di avere più efficacia nel contrastare quella cultura urbana che tanto ci danneggia.

E adesso, avanti, ho vuotato il sacco e fate di me ciò che volete.

Da dirigente ANUUMigratoristi ricordo ai miei soci che questa primavera avremo l’assemblea per il rinnovo delle cariche sociali. Io sarò li, tra i più di 500 di voi che parteciperanno in rappresentanza di tutti, pronto ad assumermi le mie responsabilità. Da “collega cacciatore” invito tutti i lettori ad esprimersi, se vogliono oltre che sul WEB anche direttamente al mio indirizzo di posta elettronica castellani.anuu@libero.it . Nell’ambito del possibile cercherò di rispondere a tutti.

Cordiali saluti e in bocca al lupo. 

Marco Castellani

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